Il Tirreno

Livorno

Ci facciamo un giro in bici? Certo, sono solo 1600 km...

di Eva Bertolacci
Ci facciamo un giro in bici? Certo, sono solo 1600 km...

L’avventura di Andrea Fava e Mirko Becherini lungo le strade dell’Europa «Abbiamo dormito in tenda nei boschi, solo un fornellino e tanto entusiasmo»

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LIVORNO. «Ma se facessimo il giro del mondo in bici?» un paio d'anni fa ai due amici Mirko e Andrea venne in mente di compiere un viaggio epico e l'idea venne alla reception del campeggio la Riva degli Etruschi, dove entrambi lavoravano come guide di mountain bike. Tra una camera d'aria da riparare e una catena da oliare salta fuori la pensata di fare un pazzo giro del mondo sulle due ruote. Un sogno che muore di lì a poco, troppo tempo, troppi soldi, troppo proibitiva l'impresa..

Però per Andrea Fava e Mirko Becherini la voglia di andare lontano e superarsi pedalando non muore, rimane lì come un chiodo fisso e nel giro di un paio d'anni i due amici prendono la decisione: partire per fare un viaggetto sulle due ruote di 1600 km, dormendo all'addiaccio nei boschi, scaldandosi il cibo sul fornellino, facendo la doccia la sera con le salviette profumate.

E così a inizio aprile la folle partenza, destinazione l'Europa: «All'inizio volevamo andare a Londra - spiega Andrea - perché Mirko ha una cugina che abita là, poi però abbiamo rinunciato per via della neve che avrebbe reso impossibile il percorso, poi il ritorno in aereo non sarebbe stato proprio ecologico come volevamo noi. Siamo partiti da Livorno grazie all'aiuto di alcuni sponsor che ci hanno dato le biciclette e abbiamo risalito la costa. Per dormire ci accampavamo nei boschi con la tenda, niente campeggi per non spendere troppo. Facevamo la spesa e con il fornellino ci preparavamo la cena, ma il fornellino ci serviva anche per scaldarci la notte in tenda, quando era più freddo».

Andrea è un omone livornese di 39 anni, mentre Mirko è originario di S. Vincenzo, di anni ne ha 23 e ha trascorsi da ciclista semi-professionista «Ho corso fino all'anno scorso - spiega - facendo sia mountain bike che ciclismo su strada per un squadra fiorentina. Dopo un po' ho smesso perché non era la mia strada». Da lì il lavoro nel camping, il mestiere di aiuto-cuoco e la fissa per la bici che non se ne è mai andata.

«Ero abituato a correre un centinaio di km durante le gare quindi ero ben allenato». Un centinaio di km al giorno non sono pochi, specie se porti un bagaglio di 35 chili con tutta l'attrezzatura appresso e se ti capitano salite con pendenza fino al 24%. Sul caschetto Andrea montava un carica batterie a energia solare per poter usare cellulare e gps «Non ci ha impedito di perderci verso le Cinque Terre ovviamente - ci scherza su Andrea - dopo qualche salita di troppo siamo riusciti ad arrivare in Francia e abbiamo fatto tutta la bellissima costa fino a Marsiglia, i nostri primi 500 chilometri. Ogni giorno che passava era sempre più freddo, la sera si toccavano anche i meno 5 gradi, ma noi volevamo vedere anche la Svizzera sicché ci siamo diretti verso Losanna. Lì è stata la parte più bella del viaggio, il paesaggio svizzero, soprattutto i laghi sono mozzafiato. Poi lì le piste ciclabili sono fatte benissimo: ogni volta che costruiscono una strada accanto ci fanno la pista ciclabile, non come qui che le piste sono cortissime e inservibili. La gente nei vari posti che abbiamo visitato è gentilissima: bussavamo alle porte per chiedere l'acqua e ce la davano senza problemi, parlavano benissimo l'italiano e tutti ci davano indicazioni. Abbiamo tanto da imparare da loro, Se riuscissimo a portare qui un po' del loro spirito vivremmo tutti meglio: non c'è una persona sovrappeso perché vanno tutti in bicicletta, fanno una vita salutare».

Purtroppo in Svizzera è arrivata anche una brutta congestione che ha accompagnato Andrea e Mirko nelle battute finali del viaggio. Per ripararsi dalla pioggia i due sono stati costretti a dormire una notte in albergo per riprendersi e tornare a casa. «Mi è passata pedalando - ci scherza su Mirko - immaginatevi cosa vuol dire stare male quando si è in tenda spersi nei boschi, sotto la pioggia, è stato orribile e dovevamo riprenderci in qualche modo. A Chiasso abbiamo preso il treno fino a Viareggio, poi da lì abbiamo inforcato di nuovo la bici per tornare a Livorno pedalando».

Missione compiuta e dopo quest'impresa rimane la voglia di spingersi ancora più lontano, perché una volta inforcata la bici è davvero difficile scendere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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