Il Tirreno

Livorno

Addio tiki taka: tenere la palla non fa più felici

Giorgio Billeri
Diego Pablo Simeone
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Diego Pablo Simeone

Calcio: Simeone e l’Atletico archiviano il "guardiolismo". Ciao Barça e Bayern, tornano difesa e contropiede

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Possesso palla, tiki taka, falso nueve, tagli, attacco «liquido»: chissà, magari adesso anche il glossario del calcio andrà rivisitato e certi termini, filosofia applicata alla tattica, magari andranno in soffitta. Cicli della vita e dello sport, sic transit gloria mundi, mettetela come volete: fatto sta che un ruvido ex centrocampista argentino (nato professionalmente a Pisa, tra l’altro). Diego Pablo Simeone, per gli amici il Cholo, potrebbe aver messo una robusta pietra tombale sul un modello di calcio che ha sbancato negli ultimi dieci anni. Quel tiki taka (neologismo spagnolo) che indica il prolungato possesso palla, ossessivo e ripetitivo fino al parossismo, un logoramento ai fianchi che alla fine, grazie anche alla qualità tecnica degli interpreti, portava l’avversario ad aprirsi, ad allargarsi fino alla letale«imbucata» centrale.

VIDEO Il primo gol in Italia di Simeone: è con la maglia del Pisa

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Eccoli, i precetti del guardiolismo, mutuati anche da Luis Enrique, che hanno fatto la fortuna di Barcellona prima e Bayern poi. Schema filosoficamente vincente, ma fatalmente destinato ad essere capito, disinnescato, anestetizzato. Lo aveva fatto Allegri, cui però nella finale di Champions è mancata la qualità degli interpreti e un pizzico di fortuna. Lo ha fatto, e benissimo, il Cholo che ha catechizzato i marines del suo Atletico Madrid con una missione ben precisa: difendere alti, armati di randello quando serve, e poi pronti al caro, vecchio contropiede. I puristi lo chiamino pure ripartenza, ma questo è: in sostanza è stato sufficiente bloccare il trequartista, rampa di lancio per l’unica punta (Messi nel Barcellona, Muller nel Bayern) e togliere l’ossigeno a registi non più nel fiore degli anni come Iniesta e Xabi Alonso per vedersi aprire davanti il Mar rosso del contropiede: e giocatori come Griezmann e Torres, che hanno piedi caldi e testa fredda hanno girato il coltello nella piaga del declinante giochetto della «palla è mia e la gestisco io». La rivincita della strategia sui soldi, sulle squadre infarcite di grandi assi: tutti celebrano Messi, Suarez e Neymar, alzi la mano chi conosceva Koke, Gabi, Saul Niguez, nuovi profeti del Cholismo. Basti un dato per spiegare tutto: il Bayern ha controllato palla per il 67% del tempo, ha tirato 35 volte contro 7, 12 in porta, ha collezionato 12 angoli. Eppure va a casa.

Insomma: i nipotini di Nereo Rocco e dell’italianissimo catenaccio volano alla finalissima di San Siro, blaugrana e panzerdivisionen la guarderanno in tv.

Simeone, dunque, capeggia la rivoluzione europea del difensivismo 2.0. Ma che dire di Ranieri? il ritorno al più vecchio precetto calcistico del mondo, muro difensivo, recupero palla e scatenatevi in velocità, ha fatto saltare il banco anche in Inghilterra. Dove, per fortuna dello spettacolo, il tiki taka non ha mai attecchito, se non in qualche momento dell’Arsenal di Arsene Wenger: il Leicester ha edificato la sua favola su un atteggiamento attendista, su due cerberi di centrocampo davanti al muro dei quattro dietro, e su un pacchetto di attaccanti velocissimi, su tutti Jamie Vardy che è capace di toccare i 35 orari, roba ad altezza Bolt. E Allegri? La Juve pentacampeon non si vergogna di stare «bassa» anche contro Frosinone e Carpi: ha preso 18 gol in tutta la stagione, Buffon ha trascorso quasi mille minuti senza inchinarsi mai. Poi, è chiaro, una volta recuperata palla il giardino delle delizie (Pogba, Dybala, Morata, Cuadrado) fa la differenza. L’Europa, insomma, sembra cambiare verso. Barcellona e Bayern (con Ancelotti) dovranno rivedere i piani tattici per tornare a sorridere. E in Italia la Fiorentina, la più guardiolista delle nostre squadre, e il Napoli, stanno valutando il domani: con Sousa e Sarri si andrà avanti con il possesso palla, la punta unica, il tanto ruminare calcio ma senza vincere, anche se il piazzamento Champions degli azzurri è comunque un bel traguardo. L’impressione però è che il Cholo, Sir Claudio, il Conte Max ma anche tanti altri abbiano capito come anche nel calcio tradizione non vuol dire involuzione. E anche nel tiki taka magari non tutto è da buttare via. Intanto, però, si gira pagina.

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di Redazione web