Attenzione
Esplode Spinelli: «Giocatori indegni»
«C’è qualcuno che non merita di vestire la maglia, ora Gelain li deve far fuori. Non esiste giocare come a Salerno»
LIVORNO. Altro che festa della Liberazione. Qui siamo prigionieri di un incubo chiamato retrocessione. E stavolta anche il presidente sembra avere abbandonato il suo proverbiale ottimismo. La permanenza in serie B è sempre più in discussione, ma Aldo Spinelli per ora non vuol sentir parlare di futuro: «Se scendiamo di categoria prenderemo giocatori per i quali vestire la maglia del Livorno sarà un onore. Chi indossa l'amaranto deve meritarlo. Ora invece c'è qualcuno che non lo merita. Non ne è degno».
La rabbia del presidente è legittima, anche se è chiaro che pure la società la le sue colpe visto come è stata allestita la squadra e visto che a gennaio non sono arrivati neanche gli adeguati rinforzi nonostante fosse chiaro che il Livorno stava crollando a picco. Ma oggi il tifoso medio ha pure bisogno di qualche certezza sul domani. La situazione di classifica è deprimente. Ecco perché non sarebbe stato male ricevere qualche indicazione in più sul futuro.
Il patron, però, a mente fredda ha preferito commentare solo la pessima prestazione di Salerno. Il 3-1 dell'Arechi quel gol incassato dopo neanche un minuto di lancetta sono un ovosodo di trenta chili che non va né in su né in giù e chissà quanto tempo ci vorrà prima di digerirlo.
Presidente, c'è grande amarezza. Come possiamo reagire?
«Qui non ci siamo. Ci sarebbero giocatori da cambiare. C'è gente che non sente la maglia e che non ha capito che chi rappresenta il Livorno deve fare una cosa sola: lottare, lottare, lottare».
Sì, ma adesso è impossibile cambiare la rosa. Poteva e doveva essere rinforzata prima...
«Non credo che il problema sia tecnico. È l'atteggiamento mostrato a Salerno che non mi è piaciuto. Ho visto errori clamorosi in difesa. È chiaro che quando si prende gol è tutta la squadra ad essere responsabile a cominciare dagli attaccanti per continuare con i centrocampisti che non hanno protetto a dovere la retroguardia, ma ho visto anche errori individuali allucinanti».
Sta perdendo fiducia anche lei...
«Non so più che cosa pensare. Siamo passati dalla buonissima prestazione di martedì con il Latina alla partita dell'Arechi. Quanto visto a Salerno mi fa orrore».
Al di là degli errori collettivi e singoli che cosa la preoccupa?
«Non ho visto impegno. Non ho visto la grinta e la determinazione di chi si deve salvare e questa - considerazione - più di tutte le altre - mi fa rabbia oltre che preoccuparmi».
Qual è la via d'uscita?
«Ho grande fiducia in Ezio Gelain. Sta a lui trovare la soluzione a tutti questi problemi. C'è da cambiare qualcosa. Sono certo che lui sa che cosa e in quale reparto. Credo che a Salerno i giocatori abbiamo mancato di rispetto a lui, ai tifosi e anche a me. Nessuno tra l'allenatore, gli sportivi e il sottoscritto meritano una figura come quella di domenica. Non esiste giocare senza impegno e senza carattere».
La situazione è disperata. La matematica dà ancora speranze. L'atteggiamento no. E c'è il Cagliari dietro l'angolo...
«Lo so. A Cagliari dobbiamo cercare di inventarci qualcosa. Serve un miracolo. Però, di nuovo, ciò che può fare la differenza è come si affrontano le partite. Se andiamo rassegnati come a Salerno non ci sarà via di scampo. In casa dei rossoblu invece serviranno un pizzico di coraggio e sfrontatezza. Dopo Cagliari penseremo alle ultime tre partite. Ecco. Quelle sono da vincere. Se non prendiamo nove punti contro Perugia, Ascoli e Lanciano siamo fritti».
E in caso di retrocessione...
«Fermi. Ci penseremo. Prima c'è da arrivare alla fine di questo campionato».
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