Gioco
In 300 in Duomo per ricordare Morosini
Messa nel quarto anniversario della scomparsa, presenti la squadra, lo staff tecnico e tanti tifosi
LIVORNO. Ci sono Luci e Lambrughi, gli unici ancora con la maglia amaranto. C’è quello striscione, con la sua faccia nel mezzo e la scritta “Moro sempre con noi”, sempre in prima fila quando si tratta di Piermario. E ci sono gli occhi lucidi di tutti, dai giocatori ai tifosi, passando per i dirigenti e i ragazzi del vivaio. Tutti ieri pomeriggio al Duomo, tutti presenti alla messa per ricordare Morosini a 4 anni di distanza dalla sua scomparsa, a 4 anni di distanza da quel tremendo 14 aprile 2012.
PER IL MORO. In totale sono circa 300 le persone alla funzione celebrata da don Donato Mollica, rettore della Cattedrale di San Francesco, praticamente più del doppio rispetto a un anno fa.
Una buona risposta da parte della città, dunque, favorita anche dalla presenza di alcune categorie del vivaio amaranto, sia del settore giovanile che della scuola calcio (al Duomo anche la squadra femminile e una rappresentanza dell’Academy, società affiliata).
Livorno e il Livorno non dimenticano infatti Morosini e la sua incredibile storia, la sua adolescenza piena di lutti familiari (aveva perso entrambi i genitori e un fratello disabile, gli era rimasta solo una sorella, anche lei con handicap).
E infatti c’è tutto il mondo amaranto, compresi il tecnico Franco Colomba, il direttore generale Paolo Armenia e il direttore sportivo Franco Ceravolo. Alessandro Lambrughi, in campo quel giorno a Pescara insieme ad Andrea Luci, è in prima fila e legge anche un passo della Bibbia, mentre don Donato Mollica parla così di Piermario: «È uscito di scena troppo in fretta, all’improvviso, magari senza rendersene conto. Ma la morte non è la fine, è solo la sorella della vita».
I RICORDI SUI SOCIAL. Per il Moro non si ferma solo il Livorno, ma tutto il mondo del calcio. Tanti i post per lui sui social network (Facebook, Twitter e Instagram), da parte sia delle società che dei giocatori. Anche Marco Verratti, che ha visto morire Piermario da pochi passi, non dimentica e pubblica una foto di quel maledetto giorno, poco prima del malore: «Per non dimenticare», aggiunge come didascalia.
“Ciamo Moro, 25” ha scritto invece Federico Dionisi sul suo profilo accompagnando la frase con due cuori, mentre Alessandro Lambrughi ha scelto un semplice “Ciao Mario” con un cuore.
«Certe luci non puoi spegnerle…», scrive invece Mirko Bigazzi, in panchina quel 14 aprile, riprendendo la canzone preferita di Piermario Morosini. Sì, “Urlando contro il cielo” di Ligabue, lo stesso sottofondo del giro di campo del feretro al Picchi. Piermario, sono passati 4 anni, ma il tuo ricordo è ancora vivo. E lo sarà per sempre.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
