Gioco
«Correre mi fa sentire una supereroe»
La storia di Rachele Panizzi, dal lungomare alla Maratona di New York
LIVORNO. "Il divertimento sta allo sport, come la melodia sta alla musica", parola di Carlton Myers. Senza il divertimento, lo sport non è che esercizio senza scopo. Niente di più vero e meraviglioso, ma purtroppo (e sempre più spesso...) tale aspetto è surclassato dalla sete di risultati e dal Dio denaro. Inevitabilmente vanno a svanire i valori autentici e sani dello sport e si balza nel professionismo, nel desiderio di raggiungere il risultato per forza, a qualsiasi costo.
Non è così - assolutamente - per Rachele Panizzi, podista amatoriale livornese di 36 anni che corre solo ed esclusivamente per il piacere di farlo: «Quando non mi divertirò più, smetterò...». Frase banale, potrebbero certificare in tanti. Ma la storia di Rachele, più di tante altre, meriterebbe non una, ma 10 pagine di giornale: «Nel 2010 - confessa - iniziai a correre dietro ad un ragazzo dell'Atletica Livorno; l'unico modo per incontrarlo era tenere il suo passo sul mare e proprio in quei giorni capi quanto fosse bello correre. Quando lo faccio, mi sento un supereroe...».
Così, sulle ali dell'entusiasmo, nel 2013 Rachele decide d'iscriversi alla Maratona di New York: 42 chilometri da percorrere nella City, nonostante uno sperone calcareo ad un tallone e il naturale disappunto del medico. Ma al diavolo la diagnosi, Rachele prosegue gli allenamenti, 30000 metri per seduta e testarda parte per gli States. Da sola, con un kit di antidolorifici e una voglia matta di divertirsi: «Volete sapere il colmo? Febbre a 39 la sera prima della gara, ma ormai ero là e sognavo di tagliare lo striscione d'arrivo.
Dietro al pettorale, al posto di un numero da chiamare in caso di emergenza, scrissi "No one, I'm alone"; strada facendo il dolore aumentava, al 38esimo chilometro - all'entrata di Central Park - non ce la facevo più, giuro. Piangevo. Fino a quando vidi da lontano una signora con un cartello in mano: Go Rachel go... Li per lì pensai fosse un abbaglio, e invece c'era davvero. Sicuramente non per me, ma il destino ha voluto che grazie a quel cartello la Rachele italiana portasse a termine una delle esperienze più belle e indimenticabili della mia vita. A New York la maratona è un evento che abbraccia tutta la città e non c'è nessun tipo di problema, mentre a Livorno si fa storie solo perché si rivoluziona la viabilità per 24 ore...».
È una ragazza semplice, Rachele Panizzi. Solare. Che si è ripromessa di tornarci a New York, appena avrà un'occupazione stabile dato che, al momento e magrado due lauree, lavora a tempo determinato: «Vi assicuro che quando corro non sono la povera Rachele disoccupata e senza futuro, ma sono Rachele che da sola ha conquistato New York».
Nel frattempo, nel weekend va alla ricerca di sentieri e percorsi in qua e in là per la Toscana e il 6 di agosto parteciperà alla seconda edizione della Sky Race XBionic Courmayeur-Montebianco, 11 chilometri per un dislivello positivo di oltre 2200 mt- «Non vedo l'ora, per curiosità ho partecipato ad un concorso sul mensile Correre e l'ho vinto; sarò tra i 4 atleti scelti per vivere a 360 gradi questa manifestazione. L'unico aspetto che mi spaventa un po' è l'alta quota. Servirà gestire le difficoltà, ma soprattutto sarà fondamentale divertirsi».
Negli ultimi mesi si è continuato a parlare di doping, legato soprattutto agli sport di fatica: «Lo sport per me è divertimento, punto. Né guadagno, né altro. Quindi credo sia semplice intuire anche la mia opinione sul doping: fa schifo, e fanno schifo gli atleti che lo utilizzano. Ma poi, che soddisfazione c'è nel vincere e sapere che non è tutta farina del tuo sacco? Non lo concepisco...».
Chapeau Rachele.
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