Il Tirreno

Livorno

«Correre mi fa sentire una supereroe»

di Andrea Masini
«Correre mi fa sentire una supereroe»

La storia di Rachele Panizzi, dal lungomare alla Maratona di New York

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LIVORNO. "Il divertimento sta allo sport, come la melodia sta alla musica", parola di Carlton Myers. Senza il divertimento, lo sport non è che esercizio senza scopo. Niente di più vero e meraviglioso, ma purtroppo (e sempre più spesso...) tale aspetto è surclassato dalla sete di risultati e dal Dio denaro. Inevitabilmente vanno a svanire i valori autentici e sani dello sport e si balza nel professionismo, nel desiderio di raggiungere il risultato per forza, a qualsiasi costo.

Non è così - assolutamente - per Rachele Panizzi, podista amatoriale livornese di 36 anni che corre solo ed esclusivamente per il piacere di farlo: «Quando non mi divertirò più, smetterò...». Frase banale, potrebbero certificare in tanti. Ma la storia di Rachele, più di tante altre, meriterebbe non una, ma 10 pagine di giornale: «Nel 2010 - confessa - iniziai a correre dietro ad un ragazzo dell'Atletica Livorno; l'unico modo per incontrarlo era tenere il suo passo sul mare e proprio in quei giorni capi quanto fosse bello correre. Quando lo faccio, mi sento un supereroe...».

Così, sulle ali dell'entusiasmo, nel 2013 Rachele decide d'iscriversi alla Maratona di New York: 42 chilometri da percorrere nella City, nonostante uno sperone calcareo ad un tallone e il naturale disappunto del medico. Ma al diavolo la diagnosi, Rachele prosegue gli allenamenti, 30000 metri per seduta e testarda parte per gli States. Da sola, con un kit di antidolorifici e una voglia matta di divertirsi: «Volete sapere il colmo? Febbre a 39 la sera prima della gara, ma ormai ero là e sognavo di tagliare lo striscione d'arrivo.

Dietro al pettorale, al posto di un numero da chiamare in caso di emergenza, scrissi "No one, I'm alone"; strada facendo il dolore aumentava, al 38esimo chilometro - all'entrata di Central Park - non ce la facevo più, giuro. Piangevo. Fino a quando vidi da lontano una signora con un cartello in mano: Go Rachel go... Li per lì pensai fosse un abbaglio, e invece c'era davvero. Sicuramente non per me, ma il destino ha voluto che grazie a quel cartello la Rachele italiana portasse a termine una delle esperienze più belle e indimenticabili della mia vita. A New York la maratona è un evento che abbraccia tutta la città e non c'è nessun tipo di problema, mentre a Livorno si fa storie solo perché si rivoluziona la viabilità per 24 ore...».

È una ragazza semplice, Rachele Panizzi. Solare. Che si è ripromessa di tornarci a New York, appena avrà un'occupazione stabile dato che, al momento e magrado due lauree, lavora a tempo determinato: «Vi assicuro che quando corro non sono la povera Rachele disoccupata e senza futuro, ma sono Rachele che da sola ha conquistato New York».

Nel frattempo, nel weekend va alla ricerca di sentieri e percorsi in qua e in là per la Toscana e il 6 di agosto parteciperà alla seconda edizione della Sky Race XBionic Courmayeur-Montebianco, 11 chilometri per un dislivello positivo di oltre 2200 mt- «Non vedo l'ora, per curiosità ho partecipato ad un concorso sul mensile Correre e l'ho vinto; sarò tra i 4 atleti scelti per vivere a 360 gradi questa manifestazione. L'unico aspetto che mi spaventa un po' è l'alta quota. Servirà gestire le difficoltà, ma soprattutto sarà fondamentale divertirsi».

Negli ultimi mesi si è continuato a parlare di doping, legato soprattutto agli sport di fatica: «Lo sport per me è divertimento, punto. Né guadagno, né altro. Quindi credo sia semplice intuire anche la mia opinione sul doping: fa schifo, e fanno schifo gli atleti che lo utilizzano. Ma poi, che soddisfazione c'è nel vincere e sapere che non è tutta farina del tuo sacco? Non lo concepisco...».

Chapeau Rachele.

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