Gioco
Parigi-Roubaix, Hayman vince in volata
Sprint a quattro nel velodromo: a imporsi a sorpresa è l'australiano di 37 anni, Boonen fallisce una storica cinquina
Un carneade in cima alla 114esima edizione della Parigi-Roubaix, la classica-monumento del pavé (27 settori) di 257,5 chilometri complessivi. A 37 anni, Mathew Hayman conquista il successo della vita con una volata che lascia di sasso un fuoriclasse come Tom Boonen (Etixx-Quick Step), il belga che puntava al pokerissimo e che, per riuscirvi, aveva operato la selezione decisiva assieme al tedesco Tony Martin.
Un’impresa, quella del veterano della Orica-GreenEdge, che è anche nei numeri: Hayman, professionista dal 2000, era alla sua 15esima partecipazione alla Roubaix (e alla 35esima classica monumento) e il suo ultimo centro risaliva al lontano 2011, stagione in cui portò a casa la Parigi-Bourges, segno dunque di come la capitale francese gli porti fortuna. Hayman, che succede nell’albo d’oro al tedesco John Degenkolb (Giant-Alpecin), assente per infortunio, è anche il secondo “aussie” a lasciare una traccia indelebile nell’Inferno del Nord: nel 2007 il colpaccio riuscì anche a Stuart ÒGrady.
Insomma, va in archivio una Roubaix anomala, che non si è decisa nei tratti più inquietanti di pavé come la Foresta di Arenberg o il Carrefour de l’Arbre, ma che ha visto contendersi il trionfo, sulla pista del velodromo, a cinque attaccanti, regolati allo sprint da un incredulo Hayman, un “signor nessuno”che trova la sua domenica di gloria sulle strade più nobili del ciclismo. Terza piazza per il britannico Ian Stannard (Sky), davanti al belga Sep Vanmarcke (Lotto Nl-Jumbo). Quinto il norvegese Edvald Boasson Hagen (Dimension Data) a 3”. Undicesimo il campione del mondo in carica, lo slovacco Peter Sagan (Tinkoff), con un ritardo di 2’20”, mentre il migliore degli italiani è Marco Marcato (Wanty-Groupe Gobert), 32esimo a 7’12” davanti a Salvatore Puccio Sky), 33esimo. Quarantesimo a 7’35” lo svizzero Fabian Cancellara (Trek-Segafredo), distanziato a causa di una caduta nel fango ma capace, al traguardo, di salutare per la sua ultima Roubaix il pubblico del Velodromo. E a terra erano finiti anche due azzurri del Team Sky che si erano fino a quel momento distinti per forza e capacità tattica: Gianni Mosco e Salvatore Puccio. Nonostante ciò, Stannard, dopo un allungo di Vanmarcke sulle mattonelle del Carrefour de l’Arbre, aveva saputo rispondere ad una prima fiammata di Boonen a quasi 4000 metri dalla meta. Il campione belga sembrava il più pimpante ma anche Hayman, rimasto a lungo nascosto, faceva vedere di avere dalla sua una bella gamba. Una sensazione divenuta realtà allo sprint, che l’australiano si aggiudica di forza: e pensare che, a fine febbraio, era procurato la frattura del radio per una caduta alla Het Nieuwsblas.
Nelle retrovie restano invece invischiati tre tra i grandi favoriti della vigilia, Cancellara, Sagan e Kristoff, rimasti dietro dopo una caduta al 20esimo settore di pavé, il Monchaux sur Ecaillon, che spaccava il gruppo in tronconi, costringendoli a un’eterna, dispendiosa e vana cronometro.
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