Il Tirreno

Livorno

Fenomeno Leicester, viaggio nella città che sta dominando la Premier

di ALESSANDRO BIENTINESI
L'esultanza di Jamie Vardy, uomo simbolo dei Foxes
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L'esultanza di Jamie Vardy, uomo simbolo dei Foxes

Dinamica e piena di ottimismo, da polo industriale ora punta sull’università e sogna grazie a Vardy e compagni

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LEICESTER. Immaginate il Livorno o il Pisa primi in serie A, lanciati a poche giornate dalla fine verso lo scudetto. Che sia il Picchi o l'Arena, lo stadio registra il sold out ogni gara. Immaginate, poi, che insieme ai successi della squadra le due città, grandi ma non grandissime, riescano lentamente ma con forza, a mettersi alle spalle la crisi economica e a guardare con fiducia al futuro. Città a misura di giovani. Dove si decida di costruire al posto di fabbriche ed edifici dismessi un grande e moderno polo universitario unico tra le due città. Un sogno. Forse utopia se pensiamo in particolare alla situazione di oggi. Vero. C'è una città, lontana poco più di 1700 chilometri, che questa utopia la sta trasformando in realtà. Calcisticamente è una favola, quella del Leicester di mister Claudio Ranieri.

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Ogni tv, giornale o blog del mondo sta parlando di questa squadra. L'uomo simbolo è Jamie Vardy, un Cristiano Lucarelli in salsa inglese. Ex operaio di una fabbrica e ora in vetta alla Premier League. Un mezzo miracolo sportivo che, però, viene da lontano. E si lega indissolubilmente alla città. Quasi 300mila abitanti e un legame proprio con Livorno che risale addirittura al 1600. Una storia che si snoda tra un conte inglese, un figlio illegittimo, il porto labronico e arriva fino ai giorni nostri. Una storia che mi ha incuriosito a tal punto da farmi salire su un volo diretto in Inghilterra. E dal monumento dei Quattro Mori mi ha catapultato al Clock Tower.

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Il figlio illegittimo. A pochi passi dalla statua dei Quattro Mori c'è un'epigrafe. "A Robert Dudley, duca di Nortumbria, insigne nella scienza del mare e riordinatore del porto di Livorno". Ma chi è Robert Dudley? Conte inglese nato a fine 1500, figlio dell'omonimo Robert Dudley, conte di Leicester. Mai riconosciuto ufficialmente dal padre per questioni di intrighi e rapporti con la regina che avrebbero potuto oscurarne il prestigio e il legame con Londra. Un figlio illegittimo che la Toscana dei Medici, Firenze e anche Livorno, seppe accogliere a braccia aperte. Ferdinando I gli mise in mano il progetto di sviluppo del porto cittadino. Dudley progettò il getto di una gigantesca diga (il famoso "molo Cosimo"), i cui lavori cominciarono nel 1611. Fu anche esponente di punta della cosiddetta scuola cartografica livornese. Dopo Dudley la città ebbe un notevole sviluppo e gli inglesi che arrivarono in Toscana passando da qui furono sempre di più. Nel 1766 si disputò anche quella che può essere considerata la prima partita di calcio in città tra marinai inglesi e portuali livornesi. Finì, ovviamente, in rissa.

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Il primo impatto. La primavera bussa alle porte ma qui, a poca distanza dalla foresta di Sherwood, fa ancora freddo. E piove, ma è l'Inghilterra, cosa mi aspettavo? Sono le 20 e Leicester è deserta. Forse già da un paio di ore. Salgo su un taxi in direzione di quello che per due giorni sarà il mio alloggio. Non perdo tempo. "Ha mai sentito parlare di Robert Dudley?". Chiedo all'autista. Mi guarda storto. Domanda di riserva. "Jamie Vardy?". Sorriso.

Sarò ospite in una casa nella zona ovest della città, due passi dalla De Monfort University e dal King Power Stadium. Due di quelle che saranno tra le tappe principali del mio viaggio. Quartiere Westcotes. Arrivo stanco alla porta ma vengo accolto da Hannah. Sorrido inebetito. È giovane, carina e gentilissima. Mi dà dei consigli utili per visitare l'indomani la città. Non ci mette molto, perché Leicester ha un passato industriale e quelle che possono essere le attrazioni turistiche in città sono ben poche. Domando di Robert Dudley. Mai sentito nominare.

Il passato industriale. Al mattino mi sveglio presto. Sono di buonumore ma mi basta mettere la testa fuori per capire che l'impatto con il clima britannico non sarà facile. Sto già rimpiangendo il mare e il salmastro. Una improvvisa tregua, però, mi permette di asciugarmi e spostarmi verso il quartiere della De Monfort University. I vecchi edifici in mattoni e con le ciminiere tipiche delle fabbriche adesso lasciano il posto ad aule studio, dormitori, biblioteche. Ci sono anche edifici moderni e altri in costruzione. Qui si sta investendo sulla formazione e i giovani vengono a studiare da tutto il mondo. Anche se Oxford e Cambridge sono a meno di due ore da qui. Come se Livorno avesse il suo polo universitario nonostante la presenza di Pisa e Firenze. Il quartiere è vitale e sembra guidarmi verso il centro. Non penso più al cielo grigio e in un attimo arrivo al Clock Tower, tra i simboli della città. Vado all'ufficio turistico, pieno di libri di storia. Chiedo di Robert Dudley. Silenzio. L'attrazione turistica numero uno di Leicester è la salma di Riccardo III. La città ha investito tanto per trasformare un passato industriale in un futuro turistico proprio intorno alla scoperta legata al Re. E dal giorno della scoperta delle spoglie di Re Riccardo III il Leicester ha sempre vinto, o quasi.

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Pranzo in un pub inglese del centro, ma il gelato me lo concedo su consiglio di Hannah da due torinesi doc. La stessa gelateria dove anche Ranieri fa un salto ogni tanto. Visito la Cattedrale e il museo di Re Riccardo III (quanti giovani ci lavorano!!!), incontro due ragazzi italiani che hanno trovato impiego come infermieri a Leicester. Vado negli archivi della città dove avevo fissato una visita via internet.

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Ma di Robert Dudley duca di Nortumbria non c'è traccia. Dimenticato. Come un profeta in patria mancato. Dopo un giro turistico raggiungo lo stadio un'ora prima della gara. Passo da Bede Park, cammino lungo il fiume Soar, vedo una strana statua della Libertà.

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La centrale elettrica di fronte al King Power Stadium di Leicester è illuminata dalle luci dello stadio. Quasi un paradosso. Fearless, senza paura, è la scritta che domina su ogni lato delle tribune. Coraggiosi i tifosi dei Foxes. Gli inglesi, sette anni fa, erano in terza divisione. Ora, a poche giornate dalla fine guardano il calcio di sceicchi arabi e magnati russi dall’alto.
Devo ritirare la membership card e i biglietti per la partita acquistati facilmente sul sito della società. Entro nel negozio dello stadio. Qui vendono di tutto, dal guinzaglio per i cani passando per le matite colorate fino ai sottobicchieri per la birra. Ci sono tanti tifosi. Non mancano i due giapponesi di turno, venuti per il fantasista Okazaki. E ci sono altrettanti impiegati dello store ufficiale (quanti giovani ci lavorano!!!). Il calcio, qui, è anche un business. E lo si capisce anche dai ristoranti dentro lo stadio, praticamente pieni. E siamo di martedì.

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I controlli per entrare sono blandi. Mi aprono lo zaino, occhiata veloce e via al tornello. Salgo le scale ed entro in un “salotto” condiviso con 30mila persone e con un prato verde in mezzo. I puristi di un calcio che fu non amano gli stadi moderni inglesi. Ma davanti a me ho una madre con un bambino piccolo. Sorridono sereni. Dietro due pensionati e accanto due giovani fidanzati. Tifano e si godono ogni secondo del match. L’atmosfera è bellissima. Lo stadio, inaugurato nel 2002, moderno e accogliente. Fischio d'inizio. Jamie Vardy, il bomber operaio, corre come un matto. Ma il vero fuoriclasse è Riyad Maherz. Finisce 2-2, ma il Leicester è ancora primo.

Dopo il match mi concedo un gelato italiano da “Gelato Village”, dove Claudio Ranieri si sedeva comodamente prima di diventare l’idolo della città. «Ora non è più possibile perché è una celebrità in città - dicono i due titolari torinesi - ma al gelato italiano non rinuncia e continua a mandare delle persone a prenderlo».

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Una delle principali rivali nella corsa al titolo di Premier era e sarà l'Arsenal. Ho un biglietto anche per l’Emirates Stadium. Una moderna astronave nella periferia nordest di Londra. Dopo aver salutato Leicester torno verso Londra. Il mio ostello è curiosamente a due passi da Leicester Square. Ho solo tempo per un giro a Trafalgar Square, una foto al Big Ben e poi in metro verso lo stadio. A differenza di quelli incontrati a Leicester qui un buon 50% di spettatori sono stranieri, occasionali come me. Nello stadio perdo il conto delle persone addette ai più disparati servizi (quanti giovani ci lavorano!!!). Salgo due piani di scale, mi perdo un paio di volte. E alla fine entro in questo “salotto” con altri 60mila tifosi. È costato 390 milioni di sterline (contro i 39 di quello del Leicester). Alla fine gufo un po', perché tifo per Davide e non per Golia. Funziona, vincono i gallesi dello Swansea guidati, guarda un po' il destino, da un italiano: Francesco Guidolin.
Esistono le basi per un modello Leicester anche in Italia? In Serie A l’ultima favola porta la firma della Sampdoria di Boskov, vincitrice del campionato nel 1990-91, e risalendo negli anni, dopo il Napoli di Maradona campione dell’86-87 e nell’89-90, così come il Verona di Bagnoli (84-85). Altro calcio, certo, ma situazioni di underdog relativamente simili.

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Ecco la situazione dopo 33 giornate.

Il Leicester è a + 7 sul Tottenham.

I risultati. West Ham - Arsenal 3-3, Aston Villa - Bournemouth 1-2, Crystal Palace - Norwich City 1-0, Southampton - Newcastle 3-1, Swansea City - Chelsea 1-0, Watford - Everton 1-1, Manchester City - West Bromwich 2-1, Sunderland - Leicester City 0-2 (doppietta di Vardy), Liverpool - Stoke City 4-1, Tottenham - Manchester United 3-0.

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Classifica: Leicester 72 punti; Tottenham 65; Arsenal 59; Manchester City 57; Manchester United 53; West Ham 52; Southampton 50; Liverpool 48; Stoke 47; Chelsea 44; Bournemouth 41; West Bromwich, Swansea 40; Everton 39; Watford 38; Crystal Palace 37; Norwich 31; Sunderland 27; Newcastle 25; Aston Villa 16. Liverpool, Everton due gare in meno; Newcastle, Manchester City, Manchester United, Crystal Palace, Sunderland, West Ham, Watford, Arsenal, West Bromwich, Chelsea una gara in meno

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