Gioco
Melara punta su Colomba «Con lui fuori dal tunnel»
L’ex difensore promuove la scelta di Spinelli: è la persona giusta in questo caos La retrocessione? Solo noi sappiamo che cosa abbiamo sofferto per andare in B
LIVORNO. L'ultimo gol del Livorno griffato Franco Colomba lo segnò lui il 9 gennaio 2005 contro la Juventus. In mischia sugli sviluppi di un calcio d'angolo fu proprio Matteo Melara a portare gli amaranto sul 2-3 prima del rigore trasformato da Camoranesi al 90'.
Quella fu anche l'ultima panchina livornese del tecnico di Grosseto allontanato il giorno dopo per far posto a Donadoni. Da quella seconda domenica del 2005 sono passati 11 anni. Melara adesso viaggia per i 37, gioca in Eccellenza emiliana nel San Felice e allena i ragazzini: «Me la cavo ancora nonostante qualche acciacco dovuto all'età».
Centoventuno presenze nel Livorno, le storiche promozioni del 2002 in B e del 2004 in A e oltre a quello del “Delle Alpi” altri due gol indimenticabili: a Pisa e quello della sicurezza nella notte d'oro di Piacenza.
Elementi che lo collocano nel firmamento degli immortali per cui ha diritto di parola sul nuovo tecnico amaranto da cui è stato allenato per sei mesi da luglio 2004 a quel gennaio 2005 che fu fatale all'allenatore.
Ti convince la scelta di Colomba?
«Sì. Nel momento in cui Spinelli ha deciso di esonerare Panucci credo che quella di Franco fosse l'opzione migliore».
Perché?
«In primis perché ha grande esperienza e poi perché è una persona perbene e che fa cose semplici senza inventare nulla. In situazioni come quella del Livorno è l'ideale. Infine non dimentichiamo che Colomba è già stato al timone degli amaranto per cui conosce l'ambiente dal presidente all'ultimo dei tifosi. Non è stato un salto nel buio».
L'inizio però non è stato incoraggiante...
«Succede. Può capitare. Se la squadra è in quella posizione di classifica significa che ha qualche problema. Subentrare non è mai facile. Serve un pizzico di tempo per prendere in mano le dinamiche del gruppo».
Tempo? Mancano appena nove partite. Qui rischiamo di finire fuori tempo massimo...
«No. Per tempo intendo giorni. Non mesi. Il Livorno può e deve salvarsi e secondo me Colomba è l'uomo giusto per centrare quest'impresa».
Qual è il suo pregio?
«È un allenatore che si confronta con i giocatori. Le decisioni ultime spettano a lui come è giusto che sia, ma nello spogliatoio c'è possibilità di dialogo e in una fase così calda questo aspetto può essere decisivo. L'organico del Livorno non è da terzultimo posto e sono certo che Colomba tirerà fuori il massimo da ogni giocatore».
È vero che Colomba conosce l'ambiente, ma rispetto al 2005 il pianeta amaranto è profondamente cambiato...
«Questo è vero. Ecco perché, al netto delle sue indubbie qualità, Colomba ha bisogno dell'aiuto di tutti. Se retrocede il Livorno retrocede la città e non solo i tifosi, ma tutti i cittadini devono sentirsi coinvolti in questo momento così complicato. Quando tutte le componenti remano dalla stessa parte è un valore aggiunto per la squadra».
Visto da lontano che effetto ti da questo declino della passione ancor prima che di risultati?
«I social network accorciano le distanze. Mi tengo informatissimo su ciò che succede a Livorno. In città ho ancora molti amici con cui sono in contatto quotidiano grazie a facebook. Ho visto che nelle ultime settimane ha iniziato a circolare il motto “difendiamo Treviso”. Ecco. Lo faccio mio e se possibile lo amplifico. Difendiamo tutti insieme Treviso perché solo noi sappiamo che cosa abbiamo sofferto per conquistare la serie B. Questa categoria è patrimonio della città e va protetta per cui tutti al fianco di Colomba e della squadra. Fino all'ultimo minuto. Fino all'ultimo respiro. Forza Livorno».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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