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Il lancio della vita e Campora va in nazionale

Il lancio della vita e Campora va in nazionale

Il quarterback degli Etruschi convocato in azzurro «Andai al campo per caso, sembra una favola...»

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LIVORNO. Dai campi spelacchiati della Terza Divisione alla convocazione per un raduno con la nazionale italiana, è questa la storia del giovane quarterback degli Etruschi Livorno. Alessandro Campora ha ricevuto da poco la notizia di una sua ennesima chiamata per un paio di giorni (2/3 aprile) da spendere con il Blue Team, il massimo che un giocatore di football americano del nostro paese possa sognare. Una gioia infinita per questo ragazzo classe 1994.

Lei è molto giovane, quindi immaginiamo che la sua passione sia recente. Come si è innamorato di questo sport?

«Il merito è tutto di mio zio (Paolo Campora, ndr), che è anche il mio coach qui agli Etruschi Livorno. È stato tutto molto spontaneo, un giorno mi chiese di venire a provare e da lì non ho più smesso di fare il quarterback. Questo perché il football americano è uno sport diverso da tutti gli altri, qui si creano legami di amicizia neanche lontanamente paragonabili da quelli nati da tutte le altre attività in cui mi ero dilettato precedentemente. Il gioco è bellissimo e mi ha subito conquistato al punto che adesso non riesco più a smettere».

Intanto in campionato la sua squadra ha iniziato con una vittoria dilagante nel derby contro i Trappers Cecina.

«È stato molto bello. Vincere così è sempre una soddisfazione incredibile. Per noi era il primo test annuale ed abbiamo capito più o meno cosa siamo in grado di fare. Cerchiamo di continuare così, provando anche a migliorare alcuni aspetti del gioco per fare un ulteriore salto di qualità».

L'obiettivo sono ancora una volta i sedicesimi di finale o c'è l'intenzione di fare qualcosa di più?

«Vogliamo andare il più avanti possibile e secondo me la finale di conference del campionato nazionale può essere alla nostra portata in questa stagione. Il potenziale c'è e dunque trovo giusto il puntare più in alto possibile».

Lei è molto bravo a lanciare, lo ha dimostrato anche nella prima partita dell'anno: come se la cava invece nel gioco di corsa?

«Non sono un running back, però cerco di essere efficace anche quando non lancio. Se mi capita l'occasione prendo e cerco di scappare il più avanti possibile. Di solito però non sono molto coinvolto negli schemi sui giochi di corsa, tendo più ad improvvisare».

Certo che avere un wide receiver a roster co come Giorgio Polidori è un bel vantaggio...

«Sicuramente. Avere uno che si fa trovare smarcato nel 99% delle azioni ti dà una dose extra di sicurezza e ti permette di tentare qualcosa di un livello superiore rispetto alla media delle giocate in Terza Divisione. Le difese inoltre sono costrette a spostare molti uomini dalla sua parte e questo significa che spesso c'è qualche altro compagno libero».

È stato convocato anche per il prossimo raduno della nazionale italiana, una grande emozione...

«Cerco di mantenere i piedi per terra e pensarci il meno possibile. La mia concentrazione adesso è sugli Etruschi Livorno, non sulla nazionale. Quando vado ai raduni cerco di assimilare ogni cosa che vedo, ci sono giocatori molto più esperti e pronti di me e dunque devo rimanere vigile ed imparare il più possibile. Devo lavorare tantissimo, ma spero, con il tempo, di togliermi qualche soddisfazione anche d'azzurro vestito».

E ora ci sono tre giorni al Justin Forsett Camp ( allo stadio dei Guelfi Firenze.

«Sono ottime occasioni per progredire nella crescita. Il coach dei QB (Jim Zebrowski, ndr) ha allenato alla University of Michigan ed preparatissimo. E poi vedrò dal vivo un grandissimo giocatore come Justin Forsett, che quest'anno ha contribuito molto a farmi vincere al fantasy football (ride, ndr). Spero di imparare il più possibile da questa tre giorni di football intensivo».

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