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Il triste addio di Panucci e un amore mai sbocciato

di Fabrizio Pucci
Il triste addio di Panucci e un amore mai sbocciato

Spinelli lo voleva già silurare a giugno, gli ultimi risultati lo hanno condannato «Scrivi solo Forza Livorno: in due parole ci sono tutti i miei sentimenti per voi»

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LIVORNO. Non è un giorno fortunato per Christian Panucci, il 21 marzo. Nel 2014 debuttò sulla panchina amaranto contro il Cittadella (0-1 all'Ardenza). Ieri è stato esonerato e questa volta non è un arrivederci - come nel novembre scorso - ma un addio.

È stato un grande amore, quello tra l'ex madridista e il Livorno. Grande e tormentato. Se i risultati fossero stati direttamente proporzionali a passione, dedizione e professionalità dell'allenatore, la squadra sarebbe ai quarti di Champions League. E invece per Panucci non c'è mai stata pace tra gli ulivi nemmeno quando - dopo le quattro vittorie iniziali di questo campionato - era in testa alla classifica a punteggio pieno. Anzi, per certi versi quell'inizio sprint fu controproducente perché ingolosì Spinelli al punto da cambiare l'obiettivo di stagione da una comoda salvezza alla promozione diretta. Così non appena la squadra perse qualche posizione in classifica, il tecnico finì sulla graticola.

OBIETTIVO SFUMATO. Corteggiato due estati fa dopo i mondiali a cui aveva partecipato da vice di Capello nella Russia, Panucci fu vicino al Livorno anche a gennaio 2015 dopo l'esonero di Gautieri ma poi la società virò in extremis su Gelain, a sua volta cacciato dopo due mesi. Il 18 marzo finalmente Panucci si vestì d'amaranto con l'obiettivo di entrare nei playoff. Quel Livorno, però, aveva le ruote sgonfie: giocatori a fine contratto, qualcuno con la testa altrove e zero voglia di sacrificarsi. Con le unghie e con i denti la squadra arrivò a giocarsi l'ingresso negli spareggi all'ultima giornata nello scontro diretto di Pescara e con due risultati su tre a disposizione. Quella partita finì male (0-3) e il tonfo fu fragoroso. Morale: playoff visti in tv e Spinelli imbufalito.

IL RILANCIO. Un paio di settimane dopo, però, Panucci quella conferma riuscì a strapparla alla fine di un lungo incontro genovese con il presidente che fu chiaro: "Squadra giovane e a basso costo". Una sfida in piena regola raccolta da Christian con entusiasmo: "Giovani sì, ma bravi" rispose e iniziò la campagna acquisti insieme a Elio Signorelli. Il resto è storia recente: i quattro, illusori successi e poi il calo e l'insofferenza di Spinelli fino all'esonero di novembre con la panchina ceduta a Mutti il cui interregno è stato devastante.

Il RITORNO. Due mesi fa Panucci fu tolto dai campi di golf e riportato su quelli del Centro Coni. L'inizio fu brillante: successi a Brescia e con la Ternana. Poi tre soli punti in sette partite, la via del gol smarrita, la salvezza ancora a portata di mano, ma sempre meno vicina e allora 'ciao amore ciao': ecco il secondo esonero, quello definitivo. Lui ha accettato la decisione di Spinelli e non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali. In serata ha confidato. «Scrivi Forza Livorno. In quelle due parole ci sono dentro tutti i sentimenti che provo per la maglia amaranto e per la città».

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