Gioco
Il Livorno cade anche a Trapani
Decide un gol di Fazio alla mezzora del secondo tempo. Situazione sempre più nera. E meno male che anche le altre concorrenti per la salvezza perdono o pareggiano.
Camera con vista sull'inferno della Lega Pro. Dalla Sicilia arriva l'odore acre della retrocessione. Fa male pensarlo. È ancora più doloroso ammetterlo, ma questa è la strada che porta dritti al piano di sotto, perché simili sconfitte sono autentiche picconate su morale e speranze: difficile non abbattersi.
Il tempo per raddrizzare la stagione non manca, ma serve un cambio di passo. Il Trapani, che ha costruito le sue fortune lontano da casa, ha aspettato proprio il Livorno per tornare alla vittoria al Provinciale che mancava dal 27 dicembre. Gli è bastato un golletto nel finale dell'operaio Fazio per brindare ai tre punti e monetizzare quanto prodotto in un primo tempo giocato quasi sempre nella nostra metà campo. Un dominio, quello dei padroni di casa, interrotto per soli 5 minuti, il tempo impiegato dal quarto uomo Paolini per sostituire l'arbitro Illuzzi messo ko da un infortunio muscolare attorno alla mezz'ora.
Il cambio di modulo. A secco di gol da 306' Panucci ha pensato di risolvere il problema in modo originale. Mandato Comi in tribuna, e sistemati Vantaggiato e Baez in panchina se la è giocata senza un centravanti di ruolo, ma con il trequartista – il debuttante Valoti – e la coppia Vajushi-Fedato che in teoria, allargandosi, avrebbe dovuto creare gli spazi per favorire gli inserimenti dell'ex pescarese e dei centrocampisti.
L'esperimento non ha dato i frutti sperati perché in assenza di un palleggiatore come Schiavone, in mezzo c'erano solo mediani e incontristi, abili a distruggere il gioco altrui, ma poco avvezzi a impostare.
Sofferenza. Ne è uscita una partita di sacrificio anche perché quelli del Trapani erano tarantolati.
I cinque in mezzo si beavano della superiorità e il loro giro palla veloce efficace costringeva la coppia centrale composta da Biagianti e Cazzola (generosissimi) a rimanere bassa, ben dentro nella nostra tre quarti.
Con la linea Maginot così accartocciata sulla difesa i granata hanno fatto la voce grossa. Sulla sinistra l'esterno Rizzato e la mezzala Nizzetto fatto soffrire Moscati mentre nelle linee interne i continui movimenti della coppia Citro-Petkovic abili a non dare punti di riferimento hanno fatto lavorare Ceccherini e il rientrante Emerson che comunque hanno tenuto botta. Morale: Pinsoglio non ha dovuto compiere parate decisive (una respinta di pugno su sassata di Nizzetto), ma l'inerzia della gara aveva sfumature di granata e non di amaranto tanto è vero che in più di un'occasione anche Vajushi ha dato una mano dietro.
Equilibrio e beffa. Superato senza danni il primo tempo – chiuso con un provvidenziale salvataggio di Vergara su capocciata di Raffaello – dopo l'intervallo il Livorno è sceso in campo rinfrancato e dopo un giro di lancetta è riuscito nel giochino provato invano per tutti i primi 45': profonda verticalizzazione di Vajushi per Fedato che da due passi non ha impallinato Nicolas.
È stato il segno che la partita, da quel momento sarebbe stata più equilibrata e giocata su ritmi meno forsennati anche perché se il Trapani avesse continuato a giocare sui ritmi vertiginosi dell'inizio avrebbe avuto ben poco di umano. Nel frattempo Panucci aveva pure rivisitato il quadro tattico: dentro Baez e Jelenic per Fedato e l'evanescente Valoti. Dal 3-4-1-2 si è passati al 3-4-2-1, ma proprio quando la squadra si stava attrezzando per provare a vincere è arrivato il gol che ci scaraventa nello sgomento per nulla mitigato dal forcing finale che al contrario aumenta il rimpianto per una partita che – se interpretata meglio – ci avrebbe potuto risollevare in classifica e nel morale.
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