Gioco
Rilancio degli albanesi per acquistare il Livorno calcio
Livorno, il magnate Hysenbelliu a cena con Moggi a Parigi per tornare alla carica sul club. Spinelli: «Le condizioni le dettiamo noi»
LIVORNO. Tutto si potrà dire dell’imprenditore albanese Irfan Hysenbelliu tranne che sia arrendevole. Sì perché l’amico di Luciano Moggi, che ha messo gli occhi sul Livorno dallo scorso autunno, non ha affatto abdicato all’idea di acquistare la società.
Ricordate? A dicembre fu lo stesso presidente Spinelli a dichiarare – la sera di Livorno-Ascoli – che la trattativa con il magnate di Tirana era sfumata pochi giorni prima e proprio in dirittura d'arrivo. La seconda puntata di questa telenovela andò in onda ai primi di febbraio. Per rimettere in moto la macchina da presa furono due eventi strettamente connessi. Una fotografia che immortalava Hysenbelliu a pranzo con big Luciano e la sua pubblicazione su più autorevoli giornali on line d’Albania che riportavano la notizia dell’imminente acquisto del Livorno da parte della strana coppia.
Quella volta, però Spinelli si affrettò a smentire: «Non voglio più avere a che fare con chiacchieroni e rompiscatole». Manco a dirlo l’espressione fu più colorita.
HYSENBELLIU ATTO TERZO. Quaranta giorni di tregua e l’albanese è tornato a bomba. Anzi. A dire il vero lui non ha mai mollato. Ieri è comparsa un’altra foto che lo ritrae – come sempre – a pranzo con suo figlio Fatmir (calciatore della Dinamo Tirana, con un passato nel Bari) e di nuovo con l’immancabile Moggi. Rispetto ai primi di febbraio è cambiata la location: non più la capitale albanese, ma Parigi.
Quanto a Fatmir Hysenbelliu nelle scorse settimane ha pubblicato sul suo profilo instagram una foto scattata a Genova. E a quel punto il collegamento a Spinelli è stato fin troppo facile cosicché dal Nord hanno ricominciato a filtrare voci su un altro tentativo di scalata al Livorno da parte degli albanesi.
LA VERSIONE DI SPINELLI. Fin qui la vicenda vista dalla parte del possibile acquirente. Ma non si può comprare nulla se non c'è qualcuno che ha intenzione di vendere e in questo caso Spinelli, interpellato a riguardo, è stato di nuovo categorico. Alle sette di ieri sera, dopo una giornata intensa trascorsa nei suoi uffici, ha fatto chiarezza su questo aspetto-chiave: «Sto ancora lavorando. Per fortuna non mi mancano le cose da fare. Gli albanesi? Mi chiamano tutti i giorni». E questa è una conferma.
Poi però ecco il contropiede: «Sia chiaro: le condizioni le dettiamo noi, mica loro. Non esiste proprio che io regali diciassette anni di Livorno. Piuttosto, la mia società me la tengo per tutta la vita». Si tratta di frasi che possono essere interpretate in due modi. Primo: la trattativa c’è, ma non decolla perché non c’è accordo su nulla. Due: è del tutto inutile che le parti si siedano attorno a un tavolo perché tanto Spinelli non ha intenzione di vendere. E questa sembra essere la lettura più verosimile.
IL FUTURO. Albanesi o no. Trattativa reale o fantomatica che sia, è chiaro che il futuro della società dipende dall’esito di questo campionato. Se la squadra si salva Spinelli potrebbe decidere di cedere perché il valore del Livorno sarebbe più alto.
È pur vero che si può fare anche il discorso inverso. In serie B al patron potrebbe tornare la voglia di puntare in alto e in questo caso di terrebbe stretto il suo giocattolo. In caso di retrocessione, invece, la situazione sarebbe molto più complicata: società svalutata (e quindi a costo più basso per i soggetti interessati), ma anche entusiasmo sotto i tacchi e ambiente a rifondare. In altri termini: salviamoci. Poi, delle questioni societarie, ci sarà tempo per parlare.
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