Gioco
Il Livorno si lecca le ferite Dodici finali: guai mollare
Serve più peso in attacco, Panucci deve trovare una soluzione al problema-gol Il tecnico ottimista: «Fidatevi di me, ci toglieremo da questa brutta situazione»
LIVORNO. Sconfitta in trasferta e pareggio in casa. È il preoccupante ruolino di marcia del Livorno delle ultime cinque giornate. In termini più espliciti è il classico andamento di chi è destinato a finire la stagione con il cerino più corto tra le mani. A Modena l'ultimo atto di un periodo nero. D'altronde al “Braglia” va (quasi) sempre così: amaranto generosi, ma sconfitti per via di un episodio. In quello stadio il maleficio è infinito.
Dodici finali. Errori, limiti, sfortuna e un altro arbitraggio nefasto che però non deve diventare un alibi. Il mix letale al quale purtroppo ci stiamo abituando ha partorito un nuovo ko, ma ora c'è una sola via: rialzarsi dalla sedia elettrica dei play out che peraltro si trova appena un punto sopra il baratro della retrocessione diretta. Certo: se prendi un cazzotto solo resti in piedi. Ne prendi un altro e vacilli. Ne arriva una serie e le probabilità di finire al tappeto si elevano in modo esponenziale.
Che a questa squadra non ne vada bene mezza è un dato di fatto. Qui, però, nessuno deve arrendersi. Da ora al termine della stagione regolare gli amaranto sono attesi da dodici finali da giocare con il coltello tra i denti a prescindere da chi si ha di fronte. È un concetto pescato nel pozzo della retorica? Può darsi, ma da sabato al 20 maggio il margine d'errore è vicino allo zero per cui serve concentrazione feroce come se non ci fosse un domani.
Senza paura. La determinazione, da sola, però non può bastare specie se inquinata dal germe della paura, della preoccupazione (comunque legittima) ingenerata dalla classifica. Ecco: l'errore che la squadra non deve commettere è proprio quello di farsi prendere dall'ansia, dal panico. Senza lucidità non si va da nessuna parte. È la forza dei nervi saldi, l'arma in più con cui dare l'assalto alla salvezza. Attacco spuntato. E' chiaro come il sole che gli amaranto hanno problemi perché giocano pure benino, ma davanti sembrano stuzzicadenti incapaci di scalfire le armature degli altri.
Sta a Panucci trovare la soluzione alla sterilità offensiva, magari a ssicurando maggior peso in attacco con l'inserimento di una punta di ruolo in più in grado di tenere in allarme un paio di difensori avversari e favorire gli inserimenti dei centrocampisti. E qui la questione del temperamento, del coraggio da riversare sul campo si intreccia con l'aspetto tattico.
La fiducia di Panucci. Ieri il tecnico amaranto, insieme ai suoi colleghi di serie A e Lega Pro si è recato a Coverciano dove era in programma la consegna del Trofeo Panchina d'Oro (vinto da Allegri). A metà pomeriggio ha rilasciato una sola dichiarazione improntata all'ottimismo: «Nonostante la sconfitta di Modena – ha detto – sono fiducioso perché la squadra sta bene e propone calcio. Sono convinto che ci toglieremo da questa situazione».
Il dodicesimo uomo. In un momento così delicato, però, è opportuno che scenda in campo anche l'uomo in più: la tifoseria che in questo campionato ha svolto il compitino. Poche presenze all'Ardenza – con il telecomando sul bracciolo del divano preferito alla bandiera da sventolare sugli spalti – e ancora meno in trasferta. Apporto al di sotto della sufficienza. Anche qui c'è un trend da invertire. La stagione e la categoria possono essere ancora salvate. Ma tutti devono portare il loro mattoncino.
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