Gioco
A Rio quattro moschettieri amaranto
Dopo Andrea Baldini e Aldo Montano, pass olimpico nella scherma anche per Irene Vecchi e il maestro Nicola Zanotti
LIVORNO. Dopo Andrea Baldini e Aldo Montano pass in tasca, con destinazione Rio De Janeiro, anche per Irene Vecchi.
Un tris d’assi che tutto il mondo ci invidia e un bel remake della trasferta olimpica londinese di quattro anni fa, quando i nostri tre splendidi spadaccini tennero alto, il nome della Livorno della scherma all’ombra del Big Ben.
La lieta novella per la bella Irene e le sue compagne d’avventura: Rossella Gregorio, Loreta Gulotta e Ilaria Bianco, domenica scorsa, grazie al quarto posto ottenuto a Sint Niklass, in Belgio, nell’ultima prova di qualificazione olimpica di Coppa del Mondo di sciabola femminile.
Una corsa quelle delle sciabolatrici, verso la gloria, iniziata a vele spiegate contro l'Azerbaijan ( 45-24) e proseguita con il successo sugli Stati Uniti nei quarti di finale 45-38. In semifinale poi le azzurre si sono arrese alla corazzata russa e nella finalina per il terzo posto all’Ucraina. Il più però era fatto e la qualificazione già in cassaforte, perché il Messico, inaspettatamente, aveva costretto alla resa la Cina, che per scippare il “ticket olimpico” alle azzurre avrebbe dovuto arrivare in finale.
Il pass olimpico per la squadra femminile ha un sapore speciale. È destinato a rimanere negli annali di questo sport, perché è prima volta nella storia di questa specialità in “gonnella” che l’Italia si qualifica per le Olimpiadi.
Anche perché, diciamolo francamente, per approdare sul palcoscenico internazionale la sciabola femminile ha dovuto attendere fin quasi alle soglie del terzo millennio e in quello olimpico Pechino 2008.
La qualificazione, come squadra, per il CT Sirovich significa avere l’opportunità di poter schierare tre atlete nella prova individuale e quattro in quella a squadre. O se preferiamo di poter portare in Brasile, a meno di sorprese dell’ultima ora: Rossella Gregorio, Loreta Gulotta, Irene Vecchi e la pisanina Ilaria Bianco.
Una schermitrice sportivamente parlando ormai naturalizzata livornese. Insieme a super Baldo, all’Aldone nazionale e alla dolce Irene a dare un’altra spruzzatina d’amaranto verace all’Italia della scherma, a agosto a Rio, ci sarà anche il maestro, del Fides e della nazionale femminile di sciabola, Nicola Zanotti, che a Atene 2004 in occasione del trionfo olimpico di Aldo Montano, nella sciabola individuale, gli mise in mano, prima delle premiazioni, il famoso striscione con impressi i numeri 0586 del prefisso telefonico di Livorno.
Grazie al pass olimpico ottenuto dalla squadra femminile di sciabola sale a 141 il numero degli atleti azzurri qualificati per le Olimpiadi di Rio De Janeiro (83 uomini, 58 donne) in 18 discipline differenti.
Tenendo conto di questi 141 atleti ben tre sono spadaccini livornesi doc, la scherma labronica evidenzia, una volta di più, di essere un bacino inesauribile di campioni.
Nonostante i suoi 27 anni scarsi (li compirà il 10 giugno) per Irene Vecchi l’avventura olimpica è: «un sogno che si avvera per la seconda volta».
È infatti tra le quattro l’unica che ha già calcato le pedane olimpiche e anche con ottimi risultati. A Londra nella prova individuale fu sesta. Dopo aver ottenuto la qualificazione, insieme alla sola Gioia Marzocca, nonostante i posti disponibili fossero appena due, perché per un regolamento assurdo e inconcepibile del Cio, la squadra femminile di sciabola e quella maschile di spada non erano state ammesse. Una penalizzazione che quest’anno toccherà alla squadra maschile di sciabola e a quella femminile di fioretto.
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