Il Tirreno

Livorno

Incontro e stretta di mano La pace va in scena al Coni

di Fabrizio Pucci
Incontro e stretta di mano La pace va in scena al Coni

A Tirrenia prima arriva Panucci, poi Ceravolo: è Armenia a fare da mediatore Il ds: «Avanti insieme senza problemi, tutti vogliamo il bene del Livorno»

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LIVORNO. Ceravolo-Panucci atto terzo: pace fatta, strappo ricucito. Sabato nel chiuso dello spogliatoio subito dopo il pari con il Cesena lo screzio: toni alti, il sangue caldo del dopo partita e la rottura. Domenica mattina i primi, incoraggianti segnali di distensione. In serata quello spiraglio era diventato uno squarcio nel cielo nuvoloso. Infine ieri a mezzogiorno una stretta di mano e una pacca sulla spalla per ripristinare definitivamente la serenità in casa amaranto.

Tifosi e squadra possono tirare un sospiro di sollievo perché è stata scongiurata la sciagurata ipotesi di un altro ribaltone tecnico, un pericoloso salto nel buio di cui nessuno avverte la necessità in una fase così delicata della stagione.

IL LAVORO DI ARMENIA. Alla fine ha trionfato il buonsenso. Panucci e Ceravolo sono uomini di calcio, persone intelligenti e che condividono la feroce determinazione di portare il Livorno fino alla salvezza. Per qualche ora si è rischiato il muro contro muro, ma il finale della diatriba non poteva che essere questo. A riavvicinare le parti ci ha pensato Paolo Armenia che ha fatto ricorso a tutta la sua diplomazia per stemperare i toni. Da sabato sera il suo cellulare è stato rovente. Una telefonata al ds e un’altra al tecnico. La schiarita di domenica, peró aveva bisogno di essere suggellata alla prima occasione che si è presentato ieri al Centro Coni dove era in programma la ripresa della preparazione in vista della trasferta di Avellino. Il primo ad arrivare al campo è stato Panucci che doveva stilare la scaletta dell’allenamento. Poco dopo anche Ceravolo ha varcato il cancello del Coni. Ad attenderli c’era proprio Armenia. I tre si sono chiuse in una delle aule delle palazzine di mattoni rossi del Centro è lontano da sguardi indiscreti è scoppiata la pace sotto forma di un chiarimento veloce. Pochi minuti, giusto il tempo di dare reciproche spiegazioni su azioni e reazioni di sabato pomeriggio e le colombe hanno preso il posto dei falchi. In questo modo è stata posta una pietra importante sulla strada che porta alla salvezza. È come se Armenia avesse segnato un gol da tre punti.

LE PAROLE DI CERAVOLO. Dopo due giorni in silenzio, ieri ha parlato il direttore sportivo che ha derubricato quanto accaduto alla voce “normale amministrazione”. Giusto, ma per una notte e una mezza giornata il timore dell’addio a Panucci è stato fondato: «In questi giorni – ha dichiarato - ho preferito rimanere in silenzio perché non c’era nulla da dire. Quello che è successo tra me e Panucci è stato un confronto come ce ne sono tanti altri. Si è verificato subito dopo la fine della partita quando gli animi erano ancora caldi, ma siamo entrambi concentrati sull’obiettivo della salvezza. Qui tutti vogliamo il bene del Livorno e lavoriamo in quella direzione. Gli scambi di vedute ci sono ed è normale che sia così: si verificano in ogni famiglia e anche nella nostra».

IL FUTURO. Messo il punto esclamativo su una vicenda che ha rischiato di far precipitare il Livorno in una pericolosa crisi tecnica, c’è da sperare che da qui in avanti certe situazioni non si verifichino. È infatti opportuno che fino al termine della stagione ogni energia sia canalizzata nella lotta per la salvezza e non venga dissipata in situazioni che possono minare la serenità di tutto l’ambiente. È ora avanti: andiamo a tutti insieme a caccia dei Lupi d’Irpinia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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