Il Tirreno

Livorno

È un Livorno che ci crede

di Fabrizio Pucci

La squadra è viva, i numeri dicono che siamo in media per arrivare a quota 50

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LIVORNO. Christian Panucci c'è. Ed è un'ottima notizia. Questa mattina il tecnico di Savona sarà regolarmente in campo a dirigere l'allenamento e a lui è affidato il compito di guidare la squadra nella caccia alla salvezza. Scongiurata l'ipotesi del divorzio dall'ex madridista adesso tutte le energie devono essere concentrate sul raggiungimento dell'obiettivo.

MENO 19. Non c'è nessun riferimento alle temperature minime rilevate a Livorno. Qui non siamo in Siberia e tra l'altro questo inverno è parecchio mite. L'unico -19 che ci interessa riguarda i punti che ci separano da quota 50, quella che in passato ha sempre garantito la permanenza in serie B senza passare dai playout.

Impresa possibile? Calcolatrice alla mano sì. Facciamo due conti. Panucci ha guidato la squadra per 21 giornate conquistando 28 punti, con una media di 1,33 per allacciata di scarpa. Alla fine della stagione regolare mancano 15 partire. Se viene confermata quella media gli amaranto da qui al termine del campionato ne conquisterebbero altri 20 per assestarsi a 51. Il calcio, però non è solo matematica per cui servono attenzione, determinazione e soprattutto un atteggiamento diverso da parte di tutte le componenti a cominciare dai tifosi.

LE PAROLE DI TARRONI. Sabato pomeriggio le dichiarazioni del vice di Panucci sono passate quasi inosservate, annegate nel mare magnum del diverbio verificatosi nello spogliatoio tra l'allenatore e il ds Ceravolo. A freddo conviene rispolverarle: «Questo è un gruppo serio e sano – ha detto – e merita di essere aiutato. Con equilibrio e serenità cerchiamo di andare avanti sulla strada che porta alla salvezza. Tutti sono chiamati a spingere dalla stessa parte». Concetti chiari come il sole e che meritano una sottolineatura.

Qui se retrocede il Livorno retrocedono tutti: la squadra, certo, ma anche i tifosi e la città. Per questo motivo è opportuno mettere da parte polemiche e critiche. Quelle avranno libero sfogo a fine campionato.

PUNTO D'ORO. Preso atto che serve una crescita di partecipazione emotiva alle vicende di questa squadra che sta lottando per la sopravvivenza, è arrivato il momento di non badare troppo al sottile. Dopo il pareggio con il Cesena tra i tifosi c'erano tanti musi lunghi. Sportivi che scuotevano la testa e che si lamentavano per la qualità non eccezionale della prestazione della squadra in riferimento al secondo tempo. Ecco. Questo è un esercizio di autolesionismo che non deve essere più fatto. Il pari interno con il Cesena – nato e costruito per vincere il campionato – può starci e non è per nulla un disonore. Tempo addietro, una partita così il Livorno l'avrebbe persa 2-0. Terribile sono stati i soli due punti racimolati in quattro partite chiave: Salernitana, Como e Ascoli in casa, Lanciano in trasferta. Il bel calcio? Lasciamolo agli altri. Dopo il caviale è tornato il tempo del pane e salame. Divoriamolo senza vergognarci e senza pensare al passato perché c'è un futuro da salvare.

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