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CALCIO GIOVANILE

L’Orlando resiste, alla faccia della crisi

L’Orlando resiste, alla faccia della crisi

Tra fusioni e chiusure, c’è chi va avanti con progetti anche dedicati al sociale. «Viviamo grazie a passione e volontariato»

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LIVORNO. Il calcio giovanile, oggi, è sinonimo anche di crisi economica. Tante società si uniscono per andare avanti, altre invece spariscono tra debiti e problemi. Ma c’è anche chi resiste, chi non molla, chi sopravvive nonostante le difficoltà. E un esempio è l’Orlando, che ha radici nel secondo dopoguerra (è nata nel 1949 con il nome di Esperia) e una filosofia ben precisa: niente selezione, qui giocano tutti.

«Le basi sono la preparazione fisica e quella caratteriale – spiega il direttore generale Ennio Allegri, figura storica della società – a prescindere dalla qualità. Tanti dirigenti parlano di levare i ragazzi dalla strada, ma alla fine levano solo i più bravi, mentre noi diamo spazio a tutti».

Il rovescio della medaglia è ovviamente nei risultati… «È vero – aggiunge Giuliano Giuliani, il responsabile della scuola calcio – ma quest’anno siamo cresciuti. Il gruppo classe 2000, per esempio, la scorsa stagione aveva chiuso il campionato (Giovanissimi A, ndc) con 4 punti, adesso è già a quota 11 (Allievi B, ndc). Comunque l’altra nostra priorità è quella di offrire un ambiente familiare, adatto a tutti».

PROGETTO ARCOBALENO. L’Orlando è anche la società dilettantistica di Livorno con la maggior percentuale di baby calciatori stranieri: sono 25 (alcuni nel settore giovanile, tanti nella scuola calcio) e provengono da ogni parte del mondo, dall’Albania al Brasile, dal Marocco a Cuba, dalla Tunisia al Senegal.

«Le loro famiglie hanno grossi problemi economici – sottolinea Allegri – e qui non pagano niente, né il kit né l’iscrizione. Noi siamo infatti legati al Coni attraverso il "Progetto Arcobaleno", che aiuta le società sensibili al tema dell’integrazione. A proposito, siamo stati appena premiati con 40 palloni, 40 casacche e 2 porte per il lavoro fatto nel 2015. Il clima? Ottimo, i genitori stranieri si sono inseriti bene e non ci sono lamentele».

Ma la sensibilità dell’Orlando non finisce qui. «Certe situazioni sono veramente difficili – rivela Giuliani – negli ultimi anni abbiamo aiutato alcune famiglie anche per la visita medica e perfino nell’acquisto dei libri per la scuola».

PASSIONE E VOLONTARIATO. La gestione della società, per i dirigenti azzurri, è quindi finita nel sociale. «Tra lavori persi e separazioni – continua Allegri – ci sono anche tante famiglie di Livorno in difficoltà. E ovviamente aiutiamo anche loro. Alla fine recuperiamo le quote dal 70% degli iscritti, non di più. E questo è un problema, perché gli sponsor si limitano a fare qualche completino. L’altra entrata riguarda la biglietteria, ma siamo attenti anche sotto questo punto di vista. Insomma, è un miracolo essere ancora qui».

Già, ma come si fa ad andare avanti? «Con la passione e il volontariato – risponde il d.g. – ma anche tagliando alcune spese. Io credo che lo sport sia un diritto di tutti, dovrebbero offrirlo le istituzioni. E invece ci siamo noi, piccole società di provincia: l'unico aiuto ci arriva dal Comune, che mette a disposizione i campi e un piccolo contributo attraverso le concessioni. Insomma, il futuro di tutto il movimento è preoccupante».

Gianni Tacchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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