Gioco
Livorno, al Picco è sempre nera
Calaiò e Situm, i soliti giustizieri. Gli amaranto regalano 20’, ripresa con due pali ma non basta
INVIATO A SPEZIA. Faremo una festa il giorno in cui Emanuele Calaiò smetterà di giocare. Tutti invitati allo stadio, si mangia e si beve gratis. E il nostro campionato sarà più allegro. Contro il Livorno segna sempre, 9 gol in 14 partite, siamo la sua vittima preferita, ha iniziato nel febbraio 2008 con una doppietta con la maglia del Napoli. e non ha più smesso.
Poi, per carità, se trova dei complici allora è tutto più facile. E ieri il Livorno ci ha messo molto del suo per asfaltare la strada a Calaiò e allo Spezia, con errori difensivi clamorosi e nel complesso con una partita (soprattutto nel primo tempo) ruvida quanto un kinder fetta al latte.
OTTO AI TIFOSI. Permetteteci di iniziare da un dettaglio, che poi dettaglio non è. Gli unici che hanno vinto sono i 400 livornesi saliti a Spezia. Alla fine si sentiva cantare solo loro, quasi fosse il Livorno a vincere 3-0 e non viceversa. I 400 cantavano per la maglia, per la loro città. È da qui che da oggi si riparte verso la conquista della salvezza.
Forse non è successo quello che sperava Panucci alla vigilia («vogliamo recuperare il rispetto della nostra gente») ma non per questo la gente che ha il Livorno nel cuore, abbandona ora la barca. Anzi.
COPIONE SCRITTO. Purtroppo abbiamo perso una partita che sapevamo si sarebbe sviluppata in questo modo. Cioè con lo Spezia aggressivo sin dai primi minuti e con i due esterni Piccolo e Situm a spingere per innescare Calaiò. Figuriamoci se non lo sapeva Panucci che infatti sabato nella conferenza stampa aveva annunciato questo pericolo. Il guaio è che le contromosse non hanno dato nessun effetto, come gettare un biccher d'acqua in un bosco che brucia.
Riguardatevi come sono arrivati i gol a inizio partita. Sul primo cross di Situm dalla loro sinistra, sul secondo cross di De Col (che si sovrapponeva a Piccolo) dalla nostra destra, entrambi chiusi col timbro di Calaiò. E' così che gioca lo Spezia di Di Carlo, è così che ci hanno infilzati.
NIENTE DRAMMI. C'è da essere preoccupati? A nostro avviso molto meno di quanto lo fossimo fino a tre settimane fa con la vecchia gestione. Se ci mettiamo nella logica di una squadra che deve pensare solo alla salvezza, perdere a Spezia non è un dramma. Casomai lo è stato non vincere in casa contro Como e Salernitana, ma questa è un'altra storia.
Chiaro che perdere in modo così pesante fa male, più alla testa che alla classifica visto che un 1-0 al 93' su rigore ci avrebbe portato la stessa dote, ovvero niente.
Fasciarsi adesso la testa non porta vantaggi. Anzi. Rischia solo di fare danni. Qui bisogna azzerare tutto nel giro di 24 ore questo tonfo e ripartire da zero, pensando al Cesena.
E magari tutti (anche il più ottimista dei tifosi) inizierà a pensare solo alla salvezza, evitando voli di fantasia che non hanno senso.
CHE ERRORI. In pratica la partita del Livorno è durata poco più di 20 minuti. Il tempo di vedere due volte Calaiò alzare le braccia al cielo sotto la curva degli spezzini. Davvero disastrosa la fase difensiva del Livorno, anche se per la verità non è che l'impatto degli altri reparti fosse stato migliore. Anzi, la brutta parata si è capita subito quando dopo 10' Borghese ha preso un giallo per trattenuta di Calaiò (rischiando il rosso). Col sennò di poi, forse toglierlo in quel momento non sarebbe stata una mossa sbagliata.
Il gol di Calaiò al 14' ha marchiato a fuoco la partita, e il buio è calato già al 22' quando è arrivato il raddoppio del solito Calaiò col Livorno completamente in bambola. La reazione? Scadente, con Vajushi e soprattutto Bunino fuori dal gioco, Schiavone e Biagianti che non andavano oltre i lanci lunghi per un Vantaggiato sempre isolato e dunque Spezia sul velluto fino all'intervallo.
Nella ripresa Panucci ha tirato fuori Biagianti e Bunino inserendo Aramu e Baez, passando dal 4-3-3 al 4-2-3-1 addirittura con Jelenic al fianco di Schiavone davanti alla difesa. Qualcosa di meglio si è visto, almeno siamo stati nella loro metàcampo. Ma in una ripartenza è arrivato il 3-0 di Situm che ha spento anche l'ultima fiammella di speranza.
Il resto conta poco, compresa la traversa di Baez su un gran tiro da fuori, il palo in mischia di Borghese o il gol sbagliato da due metri sempre da Borghese nella stessa azione. La partita andava giocata prima, molto prima. E il Livorno non l'ha fatto.
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