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E ORA SARRI HA IL COMPITO PIÙ DELICATO
Un match bloccato, le difese che hanno sempre la meglio sugli attacchi, fino al gol-vittoria scaturito da una deviazione che diventa l'emblema di una partita sin lì estremamente equilibrata. In...
Un match bloccato, le difese che hanno sempre la meglio sugli attacchi, fino al gol-vittoria scaturito da una deviazione che diventa l'emblema di una partita sin lì estremamente equilibrata. In Juventus - Napoli mi ha colpito soprattutto la paura che ha attanagliato le due squadre. È prevalso il timore di dare vantaggi all'avversario sul piano tattico rispetto alla voglia di cogliere i 3 punti. Così salvo rare eccezioni i giocatori sono rimasti rintanati nelle loro metà campo: la Juve si è affidata alle iniziative di Pogba e Cuadrado, il Napoli ha mostrato la sua bravura tra geometrie e possesso palla ma con il baricentro più basso del solito. Le prime della classe hanno mantenuto fede alle loro diverse filosofie, solo che ai partenopei è mancato l'apporto degli attaccanti, per il lavoro eccessivo degli esterni che hanno perso lucidità e metri in avanti e per i meriti della difesa rocciosa dei bianconeri, con un Barzagli che ha giganteggiato pur orfano di Chiellini prima e di Bonucci poi. La vittoria della Juve, pur maturata grazie a un episodio, può avere un peso specifico enorme nella corsa-scudetto. I giocatori del Napoli dovranno assorbire la delusione della perdita del primato e saranno chiamati a farlo in fretta se vorranno lottare fino alla fine. Il compito più delicato spetta a Sarri, ma anche agli elementi più rappresentativi che dovranno fare da traino. Tutti dovranno rimboccarsi le maniche, seguire l’allenatore e trovare una ripartenza decisa, anche in vista di un calendario non semplice. Altrettanto complicato però è il cammino della Juventus, che pur sulle ali dell’entusiasmo e con la ritrovata consapevolezza del suo valore dovrà confrontarsi con un ciclo di ferro che comprende anche la sfida di Champions con il Bayern.
Dietro a Juve e Napoli risale anche la Roma: merito di un allenatore bravo, esperto e astuto come Spalletti. Il tecnico toscano mi ha comunque sorpreso per il modo in cui ha saputo cambiare il volto ai giallorossi in così poco tempo: ha risollevato una squadra depressa in poco più di 10 giorni, il suo lavoro si nota nell'atteggiamento dei giocatori prima ancora che nella tenuta fisica. Si pensi a Dzeko, che ora viene cercato dai compagni in modo diverso ed è molto più dentro alla manovra. E la nuova Roma torna così ad essere una seria candidata al terzo posto.
(a cura di Giorgio Carlini)
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