Il Tirreno

Livorno

Biagianti-gol fa volare il Livorno

di Alessandro Bernini
Biagianti-gol fa volare il Livorno

Seconda vittoria consecutiva, gli amaranto soffrono ma nel finale arriva la zampata

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LIVORNO. Il cross di Jelenic, la spaccata di Biagianti, il gol, il boato dei 6.000. E soprattutto quella corsa dalla panchina, tutti in campo per abbracciare Biagianti, in una grande chiazza di amaranto. Ecco, in quell'abbraccio c'è tutto: liberazione, orgoglio, gioia. Stesse sensazioni di chi alle 17.50 è uscito dallo stadio, ritrovando un sorriso che all’Armando Picchi avevamo perso da tempo immemorabile.

SVOLTA PANUCCI. I meriti non sono tutti suoi (anche per rispetto di chi va in campo) ma è evidente comunque il cambio di marcia con Christian Panucci: 6 punti in due partite, quando il suo predecessore Mutti ne aveva incassati 3 in nove partite. Vabbè. Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto... chi ha dato, ha dato, ha dato... scurdámmoce 'o ppassato.

BIAGIANTI GOL. Non è stata una passeggiata, anzi. Pur con un 4-3-3 offensivo (Jelenic faceva la mezzala) il Livorno ha fatto un po’ di fatica ad organizzare la manovra, soprattutto il centrocampo sembrava più preoccupato di fare diga davanti alla difesa che non di supportare Vantaggiato, Vajushi e Baez là davanti. Così il Livorno avanzava senza compattezza, con poche opzioni.

Vincente la mossa nel secondo tempo di inserire Bunino a sinistra spostando Vajushi a destra. Il Livorno ha trovato maggiore brillantezza e da una bella azione nata da Vajushi, pennellata da Jelenic e conclusa da Biagianti, è arrivato il gol della vittoria.

Molto bene anche la difesa, con le torri Borghese e Vergara a spazzare via tutto, con la novità Antonini e con un Gasbarro sempre più protagonista.

LA RISALITA. Pesano questi tre punti, pesano un’infinità. Da essere con un piede e mezzo in zona retrocessione diretta, adesso siamo a 6 punti di distacco dal terzultimo posto (che porta dritti in C) e con 3 punti di vantaggio sulla zona playout. Non sono tanti, ma il trend è positivo.

Ciò non toglie che la strada è lunga, guai illudersi. E magari evitiamo di fare come quel tifoso che da qualche settimana ci ripeteva “ormai siamo retrocessi” e ieri scendendo i gradoni dello stadio ci ha chiesto “quante ne vanno su?”...

RIGORE ED ESPULSIONE. Purtroppo bisogna ancora parlare di un danno arbitrale contro il Livorno. Minuto 43' del primo tempo, Vantaggiato si incunea tra due difensori, tocca il pallone in anticipo ma poi viene colpito da Mazzoni. Il regolamento parla chiaro: in questi casi non esiste involontarietà. E dunque era rigore. Poi si può discutere sulla eventuale espulsione o meno di Mazzoni, ma non sul penalty. Che non è stato concesso, allungando la serie di danni subiti dagli amaranto.

ERRORI IN USCITA. La continuità nel gioco, come detto, non c'è ancora. Nel primo tempo ad esempio il Livorno è stato spesso frenato da una lunga serie di errori in uscita, cioè quando c'era da far ripartire l'azione dalla difesa. Errorini magari banali, che non davano nell'occhio, ma che hanno bloccato almeno la metà della ripartenze.

Nonostante questo, nei primi 45' le occasione sono state tutte per il Livorno. Clamorosa quella di Baez al 22', con il giovane uruguagio che ha messo a scartato mezza difesa ma solo davanti a Mazzoni non ha alzato la palla, sparando un rasoterra che Mazzoni ha respinto con i piedi. Poi è stato Vajushi ad andare vicino al vantaggio ma il suo destro (dopo galoppata di Luci) è stato deviato e probabilmente sarebbe stato imparabile. E primo dell'intervallo è arrivato anche l'episodio di cui abbiamo già parlato (rigore ed espulsione) che avrebbe cambiato prima il destino della partita.

LA SVOLTA E L’1-0. Il secondo tempo è iniziato peggio del primo, il Livorno ci ha messo almeno 20 minuti buoni prima di tirar fuori le gambe della ragnatela della Ternana. E meno male che dietro la squadra è rimasta compatta, altrimenti i rischi sarebbero aumentati.

Come detto l’innesto di Bunino e lo spostamento di Vajushi a destra, hanno dato nuova linfa al Livorno. E alla mezzora è arrivato il gol: deliziosa giocata di tacco di Vajushi, apertura a sinistra per Jelenic che si era sovrapposto a Bunino, cross sul secondo palo dove con tempestività da attaccante è arrivato Marco Biagianti a mettere il pallone sul secondo palo.

Restava un quarto d’ora, che chiaramente è stato di sofferenza. Ma ci stava. Anzi, è un bene che questa squadra sappia soffrire. Perché da qui alla fine ci aspettano ancora tante battaglie, da combattere con l’ascia più che col fioretto.

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