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Luca Mazzoni contro il Livorno Quando il calcio è un ossimoro

di Fabrizio Pucci
Luca Mazzoni contro il Livorno Quando il calcio è un ossimoro

LIVORNO. Luca Mazzoni contro il Livorno. Ecco servito l'ossimoro di giornata. Chissà che tumulto di emozioni avrà nel cuore, l'ex numero uno amaranto. Ieri l'arrivo in città, la sistemazione in...

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LIVORNO. Luca Mazzoni contro il Livorno. Ecco servito l'ossimoro di giornata. Chissà che tumulto di emozioni avrà nel cuore, l'ex numero uno amaranto. Ieri l'arrivo in città, la sistemazione in albergo, poi oggi l'avvicinamento allo stadio, il riscaldamento e novanta minuti da bere tutti d'un fiato.

Forse è proprio questo il fine settimana più difficile della sua carriera, perché nelle sue vene– questo non può essere messo in dubbio – scorre sostanza amaranto mista a salmastro. E poi lui qui non solo è nato, ma vi è cresciuto come uomo e calciatore fino a diventare un leader nello spogliatoio, uno di quelli che – soprattutto nei momenti difficili – ci ha sempre messo la faccia. E lo ha fatto per difendere i compagni di squadra che meritavano la stima della gente, ma anche per accusare quanti non erano degni della maglia. Per ringraziare i tifosi per il sostegno e una volta – accadde l'anno scorso al termine della fondamentale partita casalinga con l'Entella – per criticare la loro decisione di scioperare in una giornata che poteva essere decisiva nella corsa ai playoff.

Forse in qualche circostanza avrebbe potuto tacere, preferire il quieto vivere alla dialettica con la gente. Ma avesse imboccato la strada del silenzio non sarebbe stato Luca Mazzoni, un metro e novanta di livornesità e amore per la maglia.

L'epilogo della sua lunga avventura amaranto è il paradigma del suo carattere focoso e del suo controverso rapporto con la tifoseria: un buffetto sul volto del vicentino Brighenti che lo sfotteva (un altro gli avrebbe rifilato un jab) dopo il pareggio dei biancorissi all'Ardenza al minuto 95 e cinque giornate di squalifica prima della soffertissima decisione di svestire la casacca che ama di più. A metà luglio una telefonata agli amici di sempre per avvertirli dell'imminente addio, poi il passaggio nella sede di Via dell'Indipendenza per apporre la firma sulla rescissione del contratto. Un scelta coraggiosa, fatta senza il paracadute, senza la certezza di avere una squadra dietro l'angolo. Mazzoni ha lasciato dopo 79 presenze da portiere livornese del Livorno: coefficiente di difficoltà elevatissimo. Quei 79 gettoni ne valgono almeno 300. Questo pomeriggio, dalle tre in poi, farà la sua onesta partita per impedire a parenti e amici di esultare a un gol del Livorno. Già: Mazzoni contro la maglia amaranto. Ecco l'ossimoro di giornata.

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