Il Tirreno

Livorno

Dai pattini sabotati alla bici-motorino

Dai pattini sabotati alla bici-motorino

Cattiverie, furbate, aggressioni, sistemi vietati: quando lo sport sa di truffa

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Passi per gli allenamenti spiati, i campi allagati per penalizzare le squadre più tecniche, ma nel mondo dello sport occorre a volte fare conti con comportamenti decisamente contrari ad ogni etica, a volte delinquenziali. Oltre al doping, il grande male che inquina tutto, oltre alla corruzione e alle combine, altrettanto invasive e avvilenti, c'è sempre stata e sempre più si sta affinando anche la frode tecnologica, il trucco tecnico per aiutarsi o danneggiare l'avversario. È di sabato il caso del “motorino”scoperto nella bici di una giovane belga, Femke Van den Driessch, iscritta alla gara under 23 al Mondiale di ciclocross di Zolder. Il dubbio che qualcuno potesse nascondere nel telaio un propulsore aleggiava da tempo nel mondo del pedale, ma mai qualcuno era stato scoperto, mentre l’Uci dall’anno scorso ha messo in campo tecniche particolari per individuare i furbi. Tra trucchi più o meno leciti - la Formula 1 con le sue regole e raffinatezze tecnologiche è teatro di una continua sfida tra scuderie e controllori -, gli episodi che hanno fatto scalpore non mancano.

Un caso recente è quello del campione di short track Usa Simon Cho, medaglia di bronzo a Vancouver 2010 e campione del mondo 2011, squalificato per due anni per aver sabotato i pattini di un avversario durante la rassegna iridata del 2011. Sempre nel pattinaggio, fece storia nel ’94 la rivalità tra Nancy Kerrigan e Tonya Harding che sfociò nell’aggressione (una sprangata sul ginocchio) che la stella del pattinaggio subì ad opera dell'ex marito della Harding. Questi disse di aver agito per toglierle di mezzo una rivale pericolosa per i Giochi di Lillehammer. La Harding fu poi bandita a vita. Pattinaggio a parte, la storia dello sport narra di storie a metà tra il colore e la vergogna. C’è chi racconta che alle Olimpiadi di Mosca 1980 gli inservienti nel momento del lancio dei giavellottisti di casa spalancassero le porte dello stadio per creare una corrente che potesse “aiutare” il lancio.

Le cronache calcistiche raccontano spesso di vigilie “rumorose”sotto gli alberghi delle squadre avversaria per disturbarne il sonno. Cinquant’anni fa si arrivò addirittura a mettere al “fresco” Sir Bobby Moore, capitano della nazionale inglese campione del mondo 1966, alla vigilia di Mexico 1970, arrestato perché accusato di aver rubato una collana in un hotel. Solo dopo qualche giorno Moore venne liberato e giocò regolarmente. È passato alla storia è anche il genio maligno di Benito “Veleno” Lorenzi, il quale, per costringere all’errore il povero Cucchiaroni in un Inter-Milan negli anni Cinquanta, arrivò a scavare una buchetta sul dischetto in cui nascose mezzo limone mangiucchiato.

Ma le furbate calcistiche impallidiscono di fronte a quanto succedeva nello sci ai tempi dei gemelli statunitensi Steve e Phil Mahre: spesso succedeva - si dice - che il più in forma gareggiasse anche in nome e per conto del fratello.

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di Redazione web