Toscana
Il tifo resiste, ma alla fine è solo rabbia
Prima della partita il pullman è stato fermato a Barriera Margherita. «Forza, andate in campo senza paura e lottate»
LIVORNO. La serata delle verità è iniziata con un confronto tra gli ultrà e la squadra, poco prima dell'inizio del match. Sì, i tifosi amaranto hanno fermato il pullman a 3-400 metri dallo stadio, all'altezza di Barriera Margherita. E un gruppetto è salito sopra per parlare con i giocatori, cercando di capire il clima a meno di due ore dalla sfida e caricando la squadra per lo scontro diretto. «Dovete dare il massimo - il succo del discorso degli ultrà - dovete dare tutto. Noi ci saremo fino alla fine, ma adesso vogliamo vedere grinta e determinazione a ogni costo». Tutto confermato da Bortolo Mutti e da Andrea Luci prima del fischio d'inizio: «Abbiamo parlato con loro - le parole del tecnico e del capitano - ci hanno chiesto di dare il massimo e ci hanno fatto capire di essere con noi, di essere dalla nostra parte. Il momento è delicato e la classifica non è bella, inutile negarlo, ma il confronto è stato civile».
SOLO PER LA MAGLIA. All'Armando Picchi, poi, il clima è stato surreale. La scorsa settimana il gruppo "17 febbraio 1915", quello formato circa 4 anni fa dagli ultrà più giovani, aveva annunciato la decisione di autosospendersi, ma dalla curva il sostegno non è mancato. Anche se «solo per la maglia», come ha urlato spesso la Nord. "Questa maglia si deve amare, in campo andare solo per lottare", lo striscione posizionato sotto la curva che ha accolto gli amaranto, in linea con il confronto prepartita. Poi, nel corso di un primo tempo senza grossi spunti, è iniziata la lunga contestazione nei confronti di Aldo Spinelli, tra striscioni ("Spinelli vattene") e altri cori («Sono dieci anni che lui non spende niente, Aldo Spinelli è il mio presidente», «Spinelli pezzo di m..., pezzo di m...»).
VERGOGNA COMO. La grande paura è entrata nella ripresa, quando Pettinari - in netto fuorigioco - ha gelato tutto lo stadio. «Se andiamo in C, vi facciamo un c... così», hanno ripetuto gli ultrà. L'ex Borghese, arrivato a Livorno da neanche una settimana, ha trovato il pari proprio sotto la Nord, correndo però a festeggiare davanti ai suoi vecchi tifosi. Che sono stati protagonisti di un'altra vergogna, un mese dopo quella degli ultrà dell'Ascoli: durante la partita, infatti, dal settore ospiti è partito il coro «Livornese ebreo». Un'altra brutta pagina di un calcio completamente a pezzi. Come questo Livorno, dentro un incubo nonostante l'incornata di Borghese e nonostante il disastroso Ros. E alla fine è partito ancora una volta il ritornello della serata: «Se andiamo in C, vi facciamo un c... così».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google