Gioco
Fiorentina brutta e cinica
I viola giocano male contro un Torino molle. Ma ci pensa ancora lo sloveno
FIRENZE. «Conta solo vincere, anche giocando male, ma vincere». Questo aveva detto Paulo Sousa alla vigilia della gara con il Torino. E la sua Fiorentina lo ha preso in parola: non ha brillato (complici anche le tante assenze a centrocampo) però ha saputo conquistare i tre punti. Fondamentali, preziosissimi, pesanti per continuare la corsa e tenere aperti i grandi sogni.
A maggior ragione dopo il pareggio interno dell’Inter con il Carpi che ha permesso ai viola di agguantare il 3° posto a quota 41 insieme agli stessi nerazzurri. Insomma, dopo due sconfitte di fila, contro Lazio e Milan, la squadra di Paulo Sousa è tornata a riassaporare il dolce sapore della vittoria contro un Torino che all’andata le aveva inflitto il primo ko della stagione, e che ieri è apparso senza idee e senza ardore su un campo dove non conquista un successo dal lontano 1976. E’ stato Ilicic, protagonista di una stagione da applausi (tanto che la società sta lavorando per prolungargli il contratto fino al 2020) a sbloccare il match a metà del primo tempo con una punizione pennellata di sinistro conquistata da Babacar (fallo di Vives). Quindi è stato Gonzalo Rodriguez, nel finale di gara, a raddoppiare con un gran colpo di testa (3° gol in campionato, 20° assoluto in A) su corner battuto da Pasqual e conquistato dall’attaccante senegalese, ieri in coppia con Kalinic. Se per quest’ultimo continua il digiuno (un solo gol negli ultimi due mesi), non è altrettanto per Ilicic arrivato al 10° gol in campionato, eguagliando il primato personale a tempi di Palermo. Di questi, 7 li ha segnati su calcio piazzato. «Dovrebbe essere ancor più cinico però Josiph è molto migliorato» l’elogio di Sousa per lo sloveno. Che infatti, prima della punizione vincente, aveva fallito la più facile delle occasioni dopo una palla persa da Glick e col portiere granata a portata di bersaglio.
Un errore, non l’unico commesso dalla Fiorentina prima di passare in vantaggio: Astori aveva lambito il palo con un colpo di testa su passaggio di Borja Valero, e Bernardeschi aveva sparato alto su suggerimento di Babacar.
Comunque la Fiorentina ci aveva provato, al contrario del Torino che nonostante il tandem offensivo Immobile-Belotti, ha creato un solo vero pericolo in area viola, nel secondo tempo con Baselli lasciato indisturbato da Roncaglia: Tatarusanu ha però rimediato deviando in angolo.
Insomma, dentro una partita non bella e avara di emozioni, c’è stata solo la Fiorentina che in assenza di Badelj, Vecino e Mario Suarez (quest’ultimo in permesso fino a domani per valutare le offerte di mercato migliori, in Premier o in Liga), ha visto il rilancio di Verdù al debutto da titolare in campionato, e l’esordio in viola dei neo arrivati Tino Costa e Mauro Zarate (presentazione ufficiale domani), gettati nella mischia nella parte finale del match. Mentre l’ex Barcellona Cristian Tello, sbarcato a Firenze sabato, si è accomodato in tribuna, in attesa di aggregarsi al gruppo da questa settimana.
«Volevamo a tutti i costi questa vittoria e ci siamo riusciti. Dobbiamo continuare ad avere coraggio, convinzione e ambizione. Lo scudetto? Bisogna sempre essere competitivi e continuare a migliorarci», lo slogan finale di Sousa che si aspetta ancora innesti, un difensore, meglio ancora se saranno due. E in tal senso i nomi si confermano quelli circolati in questi giorni: Lisandro Lopez, Emanuel Mammana, Izzo e De Maio.
«Ci stiamo lavorando» la conferma del ds Pradè. E oggi dovrebbe esserci l’incontro decisivo con l’Atalanta per Cigarini. Un altro innesto, per il centrocampo. Mentre Giuseppe Rossi via Twitter saluta la sua ex squadra: «Forza Fiorentina avanti così».
Ventura trova l’attenuante nell’afcfaticamento della squadra: «Una brutta sconfitta: abbiamo pagato a caro prezzo la fatica accumulata nelle tre partite giocate in questa settimana e i calci da fermo, anche per bravura loro. Avevamo la possibilità di fare meglio: dispiace. Adesso dobbiamo archiviare questa partita, analizzandola bene per capire cosa si poteva fare in più e per comprendere le difficoltà che abbiamo incontrato.Ripeto, possiamo fare decisamente meglio».
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