Gioco
Basta divisioni, domani tutti allo stadio
La spinta della tifoseria ha fatto la storia del Livorno: Spinelli o non Spinelli, adesso c’è da salvare insieme la serie B
LIVORNO. “Finchè vivrò, canterò Forza Livorno”. C’è tutto in questo coro che da 15 anni si alza dallo stadio Armando Picchi. C’è soprattutto l’amore per una maglia, per una squadra, c’è il senso di appartenenza. C’è soprattutto la fede. Da non confondere con la moda.
La fede ci ha accompagnati per una vita, anche nei campetti di periferia. Anzi, più bruciavano le sconfitte e più ardeva la voglia di rivincita. Più scendevi di categoria e più saliva la passione. Perché “il Livorno siamo noi”. I giorni della riscossa sono arrivati, la serie B, la serie A, la Coppa Uefa, una delle curve più compatte d’Italia con le Bal. Abbiamo raggiunto il massimo, “fieri giorni”. Ricordiamo in quel periodo una frase che ci confidò Cristiano Lucarelli: «Sai, a volte non mi godo questo sogno. Non mi godo le giornate di sole, perché tanto so che dopo arriverà la tempesta».
La tempesta è arrivata, non ha travolto tutto ma ci ha feriti. Le ragioni sono molteplici, l’analisi richiederebbe paginate. Comunque non siamo d’accordo con chi dice che l’unico colpevole è Spinelli. Anche noi (noi livornesi) ci siamo messi sul divano con la pancia piena. Non tutti, ma molti. E sono iniziate le divisioni. I pro Spinelli, gli anti Spinelli, quelli che “io c’ero a Staggia Senese e te no”, quelli che “te sei un tifoso occasione”, quelli che in tribuna ce l’hanno con quelli della curva che ce l’hanno con quelli della gradinata che ce l’hanno con quelli della tribuna.
Fermiamoci un attimo. Stop. Queste battaglie ci stanno travolgendo, uccidendo. C’è un momento nella vita nel quale bisogna capire chi sta dalla tua parte e chi no. Quel momento è arrivato. Torniamo a pensare che chi va allo stadio tifa per il Livorno, sempre e comunque.
Oggi c’è da difendere quella serie B conquistata con le lacrime di Treviso. È un tesoro di valore inestimabile. Perché se si va in serie C, non ci si esce più, Spinelli o non Spinelli. E allora difendiamola tutti insieme, torniamo compatti come qualche anno fa quando il nemico (sportivo) stava nell’altra metàcampo e non qualche gradino più in là.
Ritroviamo l’orgoglio, il senso d’appartenenza. In questa ottica la scelta dei ragazzi del “17 Febbraio” di autosospendersi può essere più propositiva di quanto sembri.
Domani sera il primo atto di una battaglia lunga quattro mesi. Forza. Andiamo a combatterla tutti insieme.
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