Gioco
Serie A, Orrico: "Per lo scudetto dico Napoli e Inter. Dzeko? Un salame"
L'ex allenatore, oggi opinionista, fa le carte al campionato. «Sarri e Mancini, la vera differenza la fanno loro. La Juve sta rovinando Morata, il Milan è un caos. La Fiorentina ha un grande centravanti»
MASSA. «Dopo anni di dominio a tinte bianconere, stavolta lo scudetto si assegna in extremis, con una volata finale che può veder coinvolte fino a cinque pretendenti al titolo». Corrado Orrico, ex allenatore e opinionista del Tirreno (dove tiene la sua pungente "gabbia"), nonché gradito ospite in trasmissioni sportive televisive, ne è sicuro: mai come quest'anno c'è la possibilità di una lotta per il primo posto che rischia di concludersi solo all'ultima giornata.
Dalle colonne del nostro giornale lo aveva detto in tempi non sospetti, con un pronostico che in estate aveva individuato in Napoli e Inter le serie candidate per il titolo, più della Juve, e aveva ipotizzato le difficoltà della Roma, senza tralasciare la "mina vagante" Fiorentina. Ora Orrico riparte da quell'analisi per concentrarsi sul nuovo anno, che parte con uno scenario del tutto inedito per il nostro calc io: cinque formazioni in quattro punti e tutte attrezzate per puntare al triangolino tricolore.
Mister, in estate aveva detto che la Juve avrebbe dovuto guardarsi dal Napoli e dalle milanesi. Analisi quasi del tutto azzeccata. Il Milan però ha steccato: che cosa non ha funzionato?
«Partiamo da un punto fermo: Mihajlovic è un bravo allenatore. E se un bravo allenatore incontra così tante difficoltà, significa che si trova in un ambiente inadatto a far calcio. La società è turbata dalla guerra tra Galliani e Barbara Berlusconi, nonché dalle sortite del Cavaliere che si presenta al campo in elicottero per sparare sentenze. E c'è un mercato estivo di una dirigenza che per fare colpo sui tifosi si è concentrata sugli attaccanti lasciando al tecnico il peso di inventare gli altri reparti. Il Milan ha troppi giocatori offensivi, una difesa incompleta e un centrocampo che sfiora il ridicolo. Il passo lento di De Jong e Montolivo usava ai miei tempi, ora se non sei rapido e scattante non puoi giocare a certi livelli. Mihajlovic è il meno colpevole e lotta contro tutto e tutti. Spero che riesca a risollevare il Milan, ma è nelle peggiori condizioni possibili per farlo».
Il Napoli invece vince, convince e si guadagna grandi elogi, in particolare per il formidabile impatto del neo tecnico Maurizio Sarri in una big del campionato.
«Il Napoli l'anno scorso era forte ma non aveva l'allenatore. Quest'anno ha quasi la stessa squadra, più un allenatore di spessore. La spiegazione è così semplice che mi meraviglio che sia servito così tanto tempo per capirla. Ci sono voluti due anni per cacciare Benitez, con l'arrivo di Sarri il Napoli è passato dalle elementari all'università. A chi dice che il suo più grande merito è stato recuperare Higuain, dico che prima ha recuperato la squadra: Higuain è il termometro di questo lavoro. A Bologna ha avuto lo stesso atteggiamento dei tempi di Benitez, perché la squadra giocava male. Ma il Napoli di quest'anno gioca quasi sempre bene, quindi l'argentino ha ritrovato serenità e allegria. Quella di Sarri resta la squadra favorita per lo scudetto, perché è priva di difetti e gioca un calcio euclideo, con geometrie precise. E in più là davanti ha un fuoriclasse che le altre non hanno».
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Nonostante una classifica tutto sommato positiva, già si parla di una stagione deludente per la Roma. Nessuno, tra società e tifosi, sembra più credere al progetto di Garcia...
«Sapevo che "l'amministrazione controllata" non avrebbe portato nulla di buono. In estate la società ha preso una decisione catastrofica: Garcia non è stato cacciato solo perché aveva un contratto oneroso. Ma il suo lavoro è stato condizionato: gli hanno sfilato i suoi collaboratori chiamandone di nuovi, compreso il preparatore atletico tedesco.
Per l'allenatore è stato come prendere uno schiaffo dalla dirigenza ma anche dallo spogliatoio, poiché ha perso autorità agli occhi dei giocatori. Il suo destino era segnato fin dall'inizio: avrebbe dovuto vincere tutte le partite per non essere contestato. Invece alle prime sconfitte la pentola a pressione è esplosa.
Il mercato, poi, ha portato quel salamone di Dzeko, il prototipo del centravanti destinato a fallire in Italia. A un lungagnone così i difensori non fanno mai prendere la palla: ha terminato partite senza fare neanche un tiro in porta».
Avrà anche convinto poco sul piano del gioco, sarà anche abbonata all'1 a 0, ma intanto in cima alla classifica c'è l'Inter, che nonostante l'ultima sconfitta guarda ancora tutti dall'alto.
«La garanzia dell'Inter si chiama Mancini: è un tecnico che ha vinto in Italia e in Europa. Viene dal calcio giocato ed è ancora uomo di campo. Gli allenatori che fanno gli aziendalisti si schierano con la società ma poi ne pagano il prezzo, perché sono loro a saltare. Mancini invece forza la mano dei presidenti per ottenere i giocatori desiderati.
Lo considero tra i migliori tecnici italiani con Conte e Allegri (oltre a Sarri e a Ventura), ma lui in più ha quell'esperienza internazionale che lo ha aiutato a creare la sua Inter: ha scelto 16-17 giocatori, e questi alterna.
L'unico acquisto che gli contesto è Felipe Melo, che in Italia ne aveva già fatte di tutti i colori: per rompere il gioco basta Medel. Kondogbia invece è un giocatore vero che paga l'impatto negativo col nostro calcio, ma starei ben attento a parlare di fallimento.
Detto questo, l'Inter ha tutte le carte in regola per vincere lo scudetto, purché non abbia ulteriori cali di attenzione come contro la Lazio».
Dopo l'avvio choc, la Juventus è tornata nelle posizioni che più le si addicono. Come si spiega questo cambio di passo, e fino a dove può arrivare la rimonta della squadra di Allegri?
«Il motivo del cambio di passo ha un nome: Barzagli. Quando Allegri si è deciso a tornare a 3 dietro la squadra ha smesso di prendere gol. E questo significa avere la consapevolezza che, siccome prima o poi almeno una volta la butti dentro, vinci le partite. Con la solidità difensiva sono migliorati anche gli altri reparti, compreso l'attacco.
Anche se la crescita di Dybala ha finito per rovinare Morata, e questo per me è un grande errore.
Dybala può diventare un fuoriclasse. Ad oggi però non lo è, ma sembra che non possa stare in panchina perché è costato 30 milioni.
E intanto la Juve perde Morata, che di questo passo tornerà al Real. Chiusa la parentesi, dico che la Juve difficilmente potrà vincere lo scudetto. Perché quando una squadra gioca sui nervi rischia di avere un tracollo alla prima sconfitta. Grande merito alla rimonta, ma in caso di altro scivolone (anche in Champions) potrebbe non rialzarsi più. Perciò Napoli e Inter restano favorite».
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Veniamo alla Fiorentina: i tifosi viola non gradirono la definizione di "marmellata informe" dopo le prime giornate di campionato. Adesso ha cambiato idea sulla truppa di Sousa?
«La mia affermazione fu ingiusta, anche se c'era molta ironia. Sono rimasto sorpreso dell'evoluzione della squadra, anche se, in un certo senso, quella definizione è ancora valida.
La Fiorentina gioca un calcio imprevedibile, fantasioso. Insomma, un "miscuglio" di trame e idee impossibile da decifrare per l'avversario, che infatti si mette lì e aspetta. Attenzione però: un calcio totale è un calcio assai dispendioso. Il rischio è che i giocatori più impiegati si ritrovino presto senza energie.
Ma se la Fiorentina dovesse mantenere questo ritmo fino alla fine potrà lottare per lo scudetto. Anche perché la Viola ha il centravanti più forte del campionato insieme a Higuain: se Montella avesse avuto Kalinic al posto di Gomez, avrebbe maturato ben altri risultati. Ma la verità è che Kalinic l'ha voluto Sousa, quindi complimenti a lui e alla sua Fiorentina che merita l'attuale ottima classifica».
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