Gioco
«Tutto dedicato alla mia Livorno»
Un sogno per il futuro: «Vorrei insegnare la noble arte ai bambini»
LIVORNO. Innamorato del pugilato. «Lo sport più bello del mondo. Capace di regalare emozioni e scariche di adrenalina in quantità industriale».
Per Jonathan Sannino, il bimbo di Shangai, 23 anni il prossimo 11 gennaio, la boxe è passato, presente, futuro prossimo e forse anche remoto. Per lui questo primo importante successo, quella prima corona tricolore conquistata con pieno merito, non sono un traguardo, un punto di arrivo, ma un trampolino di lancio verso altri stimolanti obiettivi agonistici. Tra i suoi sogni, un po’ più lontani nel tempo, quello di poter diventare un bravo maestro di pugilato: «Per poter insegnare la noble art a bambini, giovani e meno giovani».
Con i libri di scuola, invece, il rapporto non è stato sempre idilliaco.
«Dopo aver superato gli esami di terza media alle Pistelli ho frequentato per tre anni, nella sezione meccanici, l’istituto professionale Orlando, ma senza troppo entusiasmo e con risultati non propriamente ottimali. Alla fine ho detto basta e ho guardato da altre parti. Come lavoro, specialmente in estate, faccio il cameriere».
Al pugilato sei arrivato quasi casualmente.
«Una sera d’estate di sette anni fa babbo Alessandro mi portò ai Lido a vedere “Pugni Amaranto”. Assaporare quello spettacolo, con Lenny sul ring, fu una specie di colpo di fulmine. Da quel momento decisi di dare l’addio al calcio e iniziare a praticare il pugilato».
E hai dato l’addio al calcio.
«Come centrocampista, mezza punta o attaccante ho giocato nel Pontino, nelle Sorgenti e nell’Orlando Calcio e me la sono sempre cavata bene».
Mamma Federica e babbo Alessandro, da bravi genitori, non osteggiarono quella scelta. Anzi.
«Sono sempre stati i miei primi tifosi. E babbo viene con me spesso anche in palestra. Adesso a loro si è aggiunta anche la mia ragazza Irene».
Qualcuno da ringraziare?
«I miei tifosi. Specialmente a quella ventina che mi sono stati vicini e l’hanno sostenuto dal primo all’ultimo secondo a Brescia. Quando ho alzato le braccia al cielo è partito spontaneo l’urlo liberatorio: “ce l’abbiamo fatta”. Il momento più bello di una serata indimenticabile nobilitata anche dall’abbraccio di Lenny, Veronica Del Giovane e Francesco Boldrini che mi avevano guidato splendidamente a bordo ring».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google