Il Tirreno

Livorno

«Qui c’è sotto qualcosa di strano...»

di Alessandro Bernini
«Qui c’è sotto qualcosa di strano...»

Dopo i veleni di Perugia, anche Mutti esplode: «Troppe situazioni che si ripetono». Ma serve più presenza della società

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LIVORNO. Il risveglio è inquieto. Sulla pelle ci sono ancora le ferite, nella testa c’è ancora un senso di ingiustizia. Perché sul ring si può perdere, ma un conto è prendere pugni leali, un conto è finire ko per una pedata a tradimento.

Sia chiaro. Il Livorno ha dei limiti e sono stati fatti tanti errori nella gestione di questa stagione. Tutto ciò a prescindere e per non dare facili alibi a nessuno. Però nelle ultime settimane (da Bari in poi) abbiamo visto segnali preoccupanti che vanno oltre il campo.

«C’è sotto qualcosa di strano». Bortolo Mutti è il simbolo della pacatezza. Anche troppo, secondo alcuni. E se arriva addirittura lui a lanciare segnali inquietanti, allora c’è da spalancare gli occhi. «Non sono abituato a parlare di arbitraggi, preferisco sempre il calcio. Però i fatti parlano chiaro, tutti hanno gli occhi per vedere. Sta succedendo qualcosa di strano, che mi sfugge, che non riesco a capire. Passi una volta, passi due, ma qui purtroppo le situazioni si stanno ripetendo in modo preoccupante».

LE DUE ESPULSIONI. Impossibile non parlare dell’episodio che ha stravolto la partita. Ma come è stato vissuto dal campo, dai giocatori, dalla panchina?

Mutti svela la situazione. «Ne abbiamo parlato e mi pare che le immagini tv siano abbastanza chiare. C’è un giocatore che colpisce Comi e poi lo aggredisce anche verbalmente. Comi ha una reazione contro l’avversario a parole come avviene spesso in campo. E da lì siamo passati prima al giallo e poi al rosso. Credo che certi arbitri giovani dovrebbero capire un po’ meglio come funzionano le cose in un campo da calcio, capire che dietro a giocatori ci sono delle persone».

Ah, aggiungiamo noi che il guardalinee era a tre metri dall’episodio. Non esiste al mondo che non abbia visto il fallo di Belmonte.

Fatto sta che poi anche Mutti è finito fuori, cacciato dall’ineffabile Candussio. «Lasciamo stare... In campo i miei giocatori erano tutti inferociti, mi stavo prodigando per dire a Luci di restare calmo. E hanno espulso anche me. Boh, non so davvero cosa pensare. Di certo diventa dura se ogni volta ti devi scontrare con qualcosa più grande di te».

SCOSSA SPINELLI. Purtroppo, lo ripetiamo, non è la prima volta che il Livorno subisce queste situaziono. Sinceramente preferivamo lo Spinelli du qualche anno fa, che si arrabbiava, che si infuriava, che chiamava la sede di via Indipendenza per farsi preparare dossier da mandare in Lega e magari face anche un paio di telefonate.

Brutto dirlo, ma non nel calcio funziona così: se non piangi, non hai.

Queste sono le parole di Bisoli pronunciate dopo Bari, quindi alla vigilia di Perugia-Livorno: «Sono arrabbiato e stufo perché la partita è stata anche condizionata da alcuni episodi per noi negativi. Non è questione di complotti, ma quello di oggi è il quarto gol regolare che ci annullano e comincio ad essere davvero stufo di tutto questo. C’è stato anche un rigore non dato dall’arbitro su Belmonte. Ora basta! Vorrei maggior rispetto per me, per questa società e per i tifosi».

Ecco, rispetto per i tifosi. Perché anche noi ieri avevamo 100 persone a Perugia. E una società deve tutelare i propri interessi e i propri tifosi. Fino a prova contraria.

QUEI QUARANTA MINUTI. Si può parlare anche della partita? Abbastanza complicato ma ci si può provare. Almeno dei 40 minuti nei quali si è giocato in 11 contro 11. «E per 40 minuti ho visto un bel Livorno - confida Mutti - che ha giocato alla pari e anche qualcosa in più col Perugia, nonostante avessimo tanti assenti. Lo spirito era quello giusto, con la voglia di giocare sempre palla a terra e senza chiudersi dietro. Il gol era arrivato a conclusione di una bella azione. Dispiace perché, per come si era messa la partita, non so proprio se avremmo perso. Ma ne dubito molto».

Per la prima volta si era visto anche un Livorno capace di giocare in verticale, con la palla che dal centrocampo filtrava al limite dell’area per Comi o Pasquato o Jelenic e veniva giocata di prima. Ecco, questo è sempre mancato al Livorno. E ora che non abbiamo neanche mezzo esterno, è l’unico modo per dare linfa alla manovra. Qualcosa però andrà rivisto in fase difensiva perché comunque si rischia troppo. Ieri non c’era neanche un mediano in campo. E forse non ce lo possiamo permettere.

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