Toscana
Un Maldini a gamba tesa «Galliani non sa di calcio»
«Grande dirigente, ma non sa valutare i giocatori: dovrebbe essere affiancato Il doppio ad non mi piace. Berlusconi? Non lo sento da 6 anni. Tornerei, ma...»
MILANO. Tornare al Milan gli piacerebbe ma non decide lui. Intervistato da Sky Sport per «I signori del calcio», trasmissione andata in onda ieri notte e poi oggi alle 19.45, all’interno del programma «L’uomo della domenica», Paolo Maldini ammette che spesso lo chiamano da via Aldo Rossi. sede della società rossonera.
«Mi ha chiamato Leonardo, poi Allegri, Seedorf e infine Barbara Berlusconi - rivela la bandiera rossonera, che ha chiuso la carriera nel 2009 dopo una serie infinita di trionfi - loro mi coinvolgono, ma ogni volta dico la stessa cosa: se posso ridare qualcosa a una società che mi ha dato tanto, lo faccio volentieri. Ma voglio decidere con la mia testa. E questa sembra una cosa complicata o che possa creare scompiglio.
Il presidente Berlusconi ha fatto altre scelte. L’ho visto in occasione della mia ultima partita, è da allora che non lo sento, sono oltre sei anni. Non mi sono mai sentito così vicino al rientro in società. So benissimo che è lui la persona che decide, e non avendolo mai sentito negli ultimi sei anni...».
Guardando il Milan di oggi, «se vuoi tornare a essere grande ci vuole un percorso, ci vogliono delle idee. Ci vuole gente che sappia di calcio e in questo momento al Milan è quello che manca. Considero Galliani un grandissimo dirigente ma probabilmente dove lui è un pò carente è nella zona calcistica: nel decidere e nel valutare i giocatori. Lì dovrebbe essere affiancato da qualcuno che sappia di calcio. Noi abbiamo vinto perchè eravamo una grande squadra. C’era dietro una società con un progetto ambizioso e c’era il rispetto del ruolo».
«Il doppio amministratore delegato (il ruolo è diviso tra Galliani e Barbara Berlusconi - non mi piace - continua Maldini - è vero che sono nato nel Milan ma la cosa più importante che sono riuscito a raggiungere nella mia vita è l’indipendenza di pensiero. So benissimo che è molto più facile dire alle persone a cui vuoi bene che sono brave e belle, ma è molto più utile dire le cose come stanno».
«La mia posizione critica nei confronti del Milan è solamente un atto d’amore perchè verso questa società provo ancora molto amore - assicura l’ex difensore, che approva invece la scelta di Mihajlovic in panchina - non è facile arrivare in una squadra come il Milan, con un passato così glorioso. Milanello, San Siro, il Milan, sono tutte cose che pesano molto a livello mentale. Per i giocatori, per gli allenatori, per tutti. Non condividevo l’idea di prendere due esordienti in un momento delicato come quello degli anni scorsi. Trovo siano state scelte azzardate. Anche se poi Seedorf ebbe dei risultati incredibili. Però c’è bisogno di un elemento di rottura. E Mihajlovic lo è».
Aspettando la chiamata giusta da Milano, Maldini non esclude un altro tipo di impegno nel calcio. «Prima dell’ultima elezione mi è stato chiesto di entrare nella Fifa - confessa - ma si tratta di un ruolo molto politico. Da solo non lo farei. Infantino ha chiesto il mio appoggio. Vorrebbe coinvolgere diversi ex calciatori. Vedremo. Ma non mi candiderei mai da solo». Intanto Paolino, a 47 anni, si gode la sua Miami e un calcio meno stressante. Almeno fi nchè non arriverà quella telefonata...
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