Gioco
Lucchese, vittoria da grande squadra
Trascinata dai veterani Fanucchi e Mingazzini e dai giovani Terrani e Sartore ribalta il Teramo e vede la luce in fondo al tunnel
LUCCA. Sorride la Lucchese che trova gioco e gamba grazie alle intuizioni dettate dal buon senso di mister Lopez (oggi squalificato e sostituito in panchina dal debuttante Mularoni) e che dopo la terza vittoria nelle ultime 4 gare (con il derby all’Arena Garibaldi gettato alle ortiche altrimenti la zona playout sarebbe già un ricordo) aspira a un girone di ritorno in grado di far tornare allo stadio una tifoseria delusa dai tanti, troppi, ko di inizio stagione. Bocciato senza appelli invece il Teramo che, rispetto alla squadra che appena sei mesi fa vinceva il campionato, è apparso evanescente in zona gol. Per gli abruzzesi, giunti a Lucca per conquistare il primo successo nella loro storia al Porta Elisa e rilanciarsi definitivamente nei quartieri nobili della classifica, questa sconfitta è la fine di un sogno: conquistare i playoff. «Da oggi in poi - dice con sincerità mister Vivarini - penseremo esclusivamente alla salvezza».
Fanucchi mattatore. E dire che la partita si è messa bene per i biancorossi che allo scadere della prima frazione vanno in gol con una micidiale ripartenza finalizzata nel migliore dei modi dal pennellone Moreo dopo un gentile regalo, l’ennesimo, dello spaesato Marchesi. In quel momento sullo stadio cade il gelo. Ma ecco arrivare in soccorso della Lucchese il suo uomo-faro: Jacopo Fanucchi. Il trequartista è giocatore da gol decisivi (Lupa Roma, Maceratese, Arezzo) e 120 secondi dopo con un diagonale maligno dal limite, dopo un errore del centrale ospite Altobello, indovina l’angolo più lontano e infila il portiere ospite. Non c’è neanche il tempo di battere da centrocampo. L’arbitro manda tutti negli spogliatoi. Una rete provvidenziale. Non vogliamo immaginarci il contraccolpo psicologico di finire la prima frazione in svantaggio dopo la beffa subita una settimana prima contro il Pisa.
La mossa decisiva. Nell’intervallo Lopez ordina a Mularoni di giocare la carta Mingazzini. L’esperto playmaker come un antico guerriero coperto di fasciature rileva l’acerbo Marchesi. Si era allenato poco e male per colpa di un problema muscolare di non poco conto, ma «Minga» dimostrando la solita grande professionalità entra sul rettangolo verde e la musica cambia. Il suo equilibrio tattico, l’innato senso della posizione, fanno pendere la bilancia dalla parte della Lucchese. Che in 20’ minuti liquida una pratica «rognosa» come quella contro il Teramo. Al 3’ l’arbitro vede un fallo di D’Orazio su Monacizzo in area e indica il dischetto nonostante le proteste ospiti. Dal dischetto calcia come un veterano il giovane Terrani, 21 anni, scuola Inter, sino a quel momento tra i migliori e l’unico in grado di giocare dietro le punte e saltare l’uomo. È il gol della liberazione che mette le ali ai piedi della Lucchese. E quando, tre minuti dopo, anche mister Vivarini viene cacciato dall’arbitro si capisce che i tre punti sono lì a portata di mano e stavolta nessuno può portarseli via. Alla festa rossonera partecipa pure Pozzebon che su cross dalla destra di uno scatenato Terrani, complice una deviazione della retroguardia biancorossa, firma il definitivo 3-1. Nel finale il Teramo aumenta il potenziale offensivo inserendo altre due punte, ma a parte un bell’intervento di Di Masi su Moreo è la Lucchese che va vicino al quarto gol con l’arbitro che nega un sacrosanto rigore per un fallo in area su Pozzebon.
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