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Sidny, quella frittata brasiliana: con un tocco condannò il Livorno alla B

di Daniele Marzi
Sidny, quella frittata brasiliana: con un tocco condannò il Livorno alla B

Arrivato su consiglio di Alessandro Gaucci, è rimasto famoso per la sconfitta contro il Torino che ci fece perdere la A dopo quattro anni. Di lui si ricorda la collana con la quale si presentò

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LIVORNO. Ci sono uomini che legano indissolubilmente il loro nome ad una squadra perché con essa compiono grandi imprese. Ed altri che, a loro modo, divengono indimenticabili per motivi opposti. È il caso del brasiliano Sidny Feitosa Dos Santos, che rimarrà nella nostra storia come colui che, dopo quattro anni ricchi di gioie e soddisfazioni, sancì goffamente il matematico ritorno in serie B del Livorno.

Per carità, la retrocessione non fu colpa sua, che in due presenze (per un totale di 150' minuti scarsi) toccò sette-otto palloni. Ma proprio uno di questi tocchi, forse il primo in assoluto con la gloriosa maglia amaranto, ebbe un effetto devastante: al 41' del primo tempo, con uno sciagurato colpo di testa verso il nulla a centro area, servì l'attaccante del Torino Di Michele, che calciò al volo in porta; Amelia riuscì solo a deviare sui piedi di Rosina che da due passi la mise dentro.

Il Torino espugnò l'Ardenza conquistando la salvezza, mentre i colori amaranto sprofondarono all'inferno dopo quattro anni. E Sidny, in campo da 11', confezionò una delle frittate più veloci e più indigeste della sua carriera e dell'intera storia del Livorno. Fu acquistato a titolo definitivo nel mercato invernale dal campionato 2007/'08 per una cifra sui 300.000 euro.

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Gli fu fatto firmare addirittura un triennale, grazie ai buoni uffici di Alessandro Gaucci che lo consigliò personalmente al presidente amaranto Aldo Spinelli e che lo presentò così: «Somiglia molto a Branco, dispone di una grande velocità e di un tiro formidabile. Non ha un fisico eccezionale (1,70 per 56 chili ndc) ma è resistente alla fatica e diventa quasi imprendibile nell'uno contro uno finendo per trovare la porta avversaria».Forse fu proprio la millantata somiglianza con il celebre esterno del Brasile e del Genoa che convinse il presidente…

Giancarlo Camolese, che stava facendo bene dopo l'esonero di Nando Orsi, aspettava rinforzi. Ai primi di gennaio vide piombare al Coni questo 26enne minuto, che dimostrava almeno una decina d'anni in più e con un catenone al collo più pesante di lui. Un paio di allenamenti e poi il ritorno in Brasile, per sbrigare le solite beghe legate al transfer. A febbraio arrivò il tesseramento, ma si iniziò a dire che per lui c'erano problemi climatici.

Camolese capì da subito non era all'altezza; si limitava a dire che prima o poi sarebbe arrivato il suo momento. Con lui in panchina, però, questo momento non arrivò mai. Fu esonerato dopo l'1-4 dell'Ardenza col Milan ed a macchiarsi della colpa di far esordire Sidny in A fu Nando Orsi, coi risultati che sappiamo.

Al di là delle dichiarazioni di facciata, neppure Spinelli, aveva mai creduto nelle potenzialità di questo giocatore, tecnicamente e fisicamente inadatto al calcio italiano.

Il presidente, a margine di un allenamento si lasciò scappare un: «Ho notato che Sidny si è dato da fare. Ma da ora in poi, se dovrò comprare dei brasiliani, andrò a vederli di persona» piuttosto eloquente. Poi, a retrocessione praticamente certa, si sfogò: «Questo non sa giocare a pallone. Sono stato fregato da un procuratore…». Il bidone brasiliano fece in tempo a perdere un derby contro il Pisa (ultimo) con la Primavera e dopo aver giocato 90' contro l'Empoli in un derby tristissimo di fine stagione (anche gli azzurri retrocessero) se ne tornò a casa.

A Xique-Xique, sua città natale, un paesone nell'entroterra dello stato di Bahia, Sidny è una specie di leggenda: cresciuto nella squadra di suo padre Reizinho come centrocampista offensivo, partecipa giovanissimo alla selezione cittadina di Bahia, dove poco tempo prima era stato scoperto un certo Dani Alves.

Sidny non viene scelto, e deluso se ne va a Pernambuco poi a San Paolo partecipa a un provino per la Portoguesa: bocciato anche qui e rimasto senza un soldo per tornare a casa, a 19 anni inizia a fare il muratore, poi, per due anni si trova un impiego statale con cui guadagna 30 real al giorno (circa 7 euro)… E gioca nei dilettanti con Petrolina e Salgueiro. Ed è qui che qualcuno lo nota nel 2006: gioca per gran parte del torneo come seconda punta o centrocampista, poi, per mancanza di alternative, il tecnico lo schiera sulla fascia ed arriva il salto di qualità: passa al Nautico, vince il campionato di Serie B e ottiene la salvezza l'anno successivo, quando esplode.

Contro Flamengo e Internacional segna i gol decisivi e le cronache locali lo definiscono devastante, tra dribbling ubriacanti ed un buon rendimento anche in fase difensiva. A fine campionato avrà segnato 5 reti in 32 partite, uscendo quasi sempre anzitempo, e collezionando qualcosa come 11 cartellini gialli. Ma questo, evidentemente, Gaucci non lo dice a Spinelli. E arriva la chiamata del Livorno...

A Xique-Xique tutti parlano di lui, al punto che, quando tornerà mestamente in patria, i giornali locali diranno che il calcio italiano non lo ha capito, che il clima troppo rigido non lo aveva aiutato e che il modulo a tre punte del Livorno non esaltava le sue caratteristiche offensive: peccato che né Orsi né Camolese giocassero con tre attaccanti…

Fu una specie di riedizione in salsa livornese della celeberrima avventura del brasiliano Luis Silvio Danuello a Pistoia nei primissimi anni Ottanta: tutto un grosso equivoco. Sidny, che chiaramente nessuno voleva, restò in amaranto anche l'anno successivo, ma fu dato in prestito (per 35mila euro) allo Sport Club Recife che non lo riscattò.

Nel 2009 col Livorno appena tornato in A, Spinelli si guardò bene dal riproporlo ai tifosi e si adoperò, assieme a Nelso Ricci, per sbarazzarsene. Alla fine ci riuscirono: «Lo abbiamo regalato al Nautico - che per inciso poi retrocesse - risparmiando di pagare il resto del contratto. Ancora un anno e mezzo. È stato bravo Ricci», dichiarò sollevato il presidente, che così poté tesserare Mozart.

Un altro acquisto diciamo sfortunato. E la fortuna, negli anni seguenti, non ha accompagnato neanche l'idolo di Xique-Xique, che l'anno scorso ha chiuso la sua carriera nel Salgueiro, dopo una parabola discendente verso le infime categorie brasiliane, dove in cinque anni ha collezionato 40 presenze scarse. Non a caso, in una presentazione, dopo l'esperienza livornese ebbe a dichiarare: «Quando firmo per un club, è per giocare. Ma lavorerò per guadagnarmi il posto, sempre rispettando i compagni e l'allenatore». Come dargli torto?

 

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