Il Tirreno

Livorno

L'allarme di Porcellini: «Care società, attente al rischio del doping»

Alessandro Bernini
Manlio Porcellini
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Manlio Porcellini

Il grido del presidente della federazione medico-sportiva «Troppa ignoranza sul tema, cercate di fare prevenzione e aiutare i ragazzi»

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LIVORNO. Da oltre 30 anni nel mondo del calcio, da almeno 16 anni a contatto quotidiano con i controlli antidoping. Ecco perché assume un significato forte il grido d’allarme di Manlio Porcellini, presidente della Federazione medico sportiva di Livorno.

Rischio doping. «Purtroppo a Livorno non esiste una cultura che porti le società ad affrontare e combattere il problema del doping. Bisogna fare qualcosa altrimenti saranno problemi seri». Non usa giri di parole Porcellini e va dritto al nocciolo del problema. «Nel calcio vengono fatti controlli in tutte le partite di serie A e quasi tutte quelle di serie B, più una serie di controlli a sorpresa almeno 4-5 volte a stagione. Purtroppo non esistono i mezzi per allargare il raggio ai settori giovanili o ai dilettanti e spesso i ragazzi non sanno niente. Informarli è il primo passo. Perché magari qualcuno sale di livello, si ritrova un controllo improvviso, e rischia di finire nell’occhio del ciclone per niente, per una cavolata, per una banalità».

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Troppa ignoranza. Qui entrano in campo le responsabilità delle varie società. «C’è molta ignoranza sul tema doping», confida Manlio Porcellini. «Sono convinto che le società sportive e i medici sociali sottovalutino il problema. A volte parlo con qualche ragazzo e quasi tutti dicono di non sapere niente dell’argomento, di non avere informazioni». E qui entra in ballo anche una questione sociale. «Io credo che spiegare ai ragazzi cosa sia lecito e cosa non sia lecito, è quasi doveroso da parte della società. Forse qualcuno ci penserebbe due volte prima di fumare qualcosa di strano e magari a quel ragazzo potremmo evitare un problema futuro non solo sportivo ma anche di vita. Avere un medico sociale o un dirigente che ti spiega certe cose può frenare un ragazzo dal fare certe stupidate».

Cosa fare. Ma come possono muoversi le società? Perché tra settori giovanili e dilettanti, parliamo nel 90% di casi di dirigenti che svolgono la loro attività per passione. Porcellini spiega. «Ci sono due strade che si possono percorrere. La prima: consultare il sito del Coni oppure della Federazione di riferimento, e qui si troverà l’elenco completo delle sostanze proibite. La seconda: rivolgersi alla Federazione medico sportiva di Livorno per avere informazioni, consigli, istruzioni su come muoversi, anche per avere un confronto. Noi facciamo anche delle riunioni su questo tema, è importante che ci sia la massima informazione. Per il bene dei nostri ragazzi».

 

 

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