Gioco
SE GARCIA IGNORA LA DIFESA
Accade spesso che gli allenatori stranieri si presentino in Italia con un “complesso di superiorità” che deriva dall'idea che il nostro calcio sia prettamente difensivo. Così, per essere originali,...
Accade spesso che gli allenatori stranieri si presentino in Italia con un “complesso di superiorità” che deriva dall'idea che il nostro calcio sia prettamente difensivo.
Così, per essere originali, si fanno portatori di una filosofia esclusivamente offensiva, esasperandola e finendo per compiere una vera sciocchezza: le squadre si sbilanciano, diventano irrazionali e perdono quell’organizzazione tattica alla base del successo nel nostro campionato. Era capitato con Benitez a Napoli, sta succedendo con Garcia a Roma.
Solo che l'allenatore francese ha impiegato più tempo per estremizzare i concetti: il primo anno nella Capitale aveva ben figurato, poi ha spinto su alcuni aspetti causando i risultati controversi delle ultime due stagioni.
Quest’anno l’aggravante è che il copione è lo stesso di pochi mesi fa, con le batoste in Champions che si ripercuotono in campionato. Come si fa, mi chiedo, ad andare a giocare a Barcellona senza impostare una organizzazione difensiva di prim’ordine?
Garcia avrebbe dovuto dare più spessore alla retroguardia, invece ha affrontato la squadra più forte al mondo senza accortezze tattiche.
Il Barcellona è di un altro livello, come il Bayern dell'anno scorso, ma è inaccettabile prendere 13 gol in due incontri. Queste legnate portano uno scetticismo difficile da superare: la riprova è arrivata ieri all’Olimpico, dove i giallorossi hanno fornito una brutta prestazione in un clima ostico. Sono contrario all’esonero di un allenatore a stagione in corso, perché raramente il cambio porta benefici, ma se Garcia vuole rimanere alla guida di una squadra che, è bene ricordarlo, ha la migliore rosa del campionato, deve dimostrare di avere idee chiare e dare una svolta a livello tattico e mentale ai giocatori prima che sia troppo tardi.
Sarei contrario anche all’esonero di Mandorlini: il Verona ha subìto il contraccolpo della lunga assenza di Toni, punto di riferimento in campo e nello spogliatoio. La squadra, orfana del suo leader, ha iniziato la discesa verso il baratro, ma le colpe vanno condivise con la società, che anno dopo anno ha impoverito la rosa a disposizione di un tecnico che in passato ha compiuto vere e proprie imprese calcistiche.
E anche nella sconfitta di Frosinone, pur in dieci per lungo tempo, gli scaligeri hanno avuto la forza di tentare una difficilissima rimonta.
Per questo a Mandorlini dovrebbe essere concessa la chance di tentare di raggiungere la salvezza con il “suo” Verona.
(a cura di Giorgio Carlini)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google