La protesta
Il presidente Spinelli gioca d’azzardo: ecco perchè ho esonerato Panucci
L'intervista al presidente amaranto che in un giorno è passato dalle rassicurazioni al benservito: era troppo inesperto
LIVORNO. Martedì era una colomba. Ieri un falco. La metamorfosi di Spinelli è stata rapida. Due giorni fa metteva cemento sulla panchina di Panucci. Ieri l'ha presa a picconate fino a farla saltare. Tutto vero. E neanche troppo strano se pensiamo che l'attore protagonista della trasformazione è un presidente vulcanico come quello amaranto.
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Pres, l'altro giorno sembrava convinto di andare avanti con Panucci e invece...
«E invece non ero sereno. Sotto sotto covavo un certo disappunto misto a dispiacere perché con il tempo mi sono convinto che con questa squadra composta da 32 elementi - e quindi completa e forte - possiamo fare di più. Sì questi giocatori meritano qualcosa in più della attuale posizione in classifica».
Non dirà mica che Panucci ha lavorato male?
«No, anzi. Ringrazio moltissimo Christian. Nei suoi confronti nutro grande stima e rispetto. Lui aveva una gran voglia di fare e sul piano del lavoro non ho nulla da dire".
E allora perché l'ha allontanato?
«Perché a mio avviso avevamo bisogno di un allenatore esperto. Se la squadra è giovane, non deve esserlo anche il condottiero. Purtroppo Christian ha commesso alcuni errori che ci sono costati punti pesanti».
E così la scelta è caduta su Mutti. Perché proprio lui che era fuori dal giro da un po'?
«Ho sentito anche altri allenatori che costavano pure meno di Mutti. Li ringrazio tutti. Poi ho optato per lui perché in tanti me ne hanno parlato bene. Il nostro nuovo mister ha ottime referenze. Lo conosce anche il nostro direttore Paolo Armenia con cui ha lavorato anni fa a Piacenza. Le squadre di Mutti, poi, hanno sempre praticato un buon calcio».
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Quando ha deciso di cambiare allenatore?
"Mercoledì mattina. La notte ha portato consiglio. Mi sono consultato con persone di mia fiducia di cui non dirò mai il nome».
Che cosa chiede a Mutti?
«Intende dire oltre a quella spruzzata d'esperienza la cui mancanza ci ha portato al sacrificio di qualche punto di troppo. Se certe topiche saremmo ancora più in alto in classifica".
Allora riparliamo di obiettivi...
«Abbiamo superato la metà del girone d'andata e in giro non ho visto fenomeni. Se togliamo il Cagliari penso che ce la possiamo giocare con tutti. Ecco. Questa espressione fotografa il mio pensiero e i miei desideri: io me la voglio giocare».
Quindi Cagliari fuori concorso, ma gli altri alla portata. Quindi possiamo pensare in grande...
«I rossoblù hanno speso molto e sono pure guidati da un signor allenatore. Le altre sono al pari nostro. Neanche il Bari mi ha fatto questa grande impressione. Domenica pomeriggio abbiamo perso perché la partita è stata pesantemente condizionata dall'infelice arbitraggio di Pairetto e per via dell'ingenuità finale di Ceccherini, ma tutta questa differenza di valori non l'ho vista».
Lo sa che con questa operazione si è preso dei rischi?
«Sì, ne sono perfettamente consapevole, ma a me piace rischiare. Lo sapete che sono un giocatore. Il rischio è anche economico perché Mutti si è portato dietro tre collaboratori per cui i costi di gestione lievitano. Se sbaglio ne pago le conseguenze anche da quel punto di vista. Ma stavolta sono convinto di aver azzeccato la mossa».
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