Il Tirreno

Livorno

E vissero tutti... scontenti

di David Biuzzi
E vissero tutti... scontenti

La Fiorentina perde la testa, l’Empoli vede sfumare la grande impresa

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INVIATO A FIRENZE. È un gran derby, un signor derby. Regala emozioni, spettacolo, divertimento. E, come da copione, lascia tutto scontenti. Scontenta è la Fiorentina, che inciampa nel primo pareggio assoluto della gestione Paulo Sousa (sotto gli occhi del patron Diego Della Valle) quando sognava ben altro, scontento è l’Empoli, che va a prendersi il the di metà tempo sopra di due salvo poi sbattare su Kalinic e farsi rimontare con i soliti cinque minuti di buio totale.

Scelte coraggiose. C’è un po’ di tutto dentro la sfida del Franchi, insomma, A partire dal coraggio dei due tecnici, che si presentano al via con tante sorprese. Quella di Sousa, in realtà, è una mezza rivoluzione fallita con Badelj, Bernardeschi, Ilicic e Kalinic fuori dall’undici titolare. Dall’altra parte, invece, Giampaolo sceglie la strada del coraggio con Livaja (che segna) dal 1’ e Paredes (che convince in pieno) nel ruolo semi-inedito di play basso. Ci crede, l’allenatore azzurro, e il campo gli da ragione anche senza la consueta compagnia (per gli audaci) della fortuna. Il primo tempo, infatti, è una sinfonia azzurra. «Ma come – si chiedono sbigottiti i tifosi viola in tribuna – questi sembrano noi». E, in effetti, dietro alla battuta c’è una prestazione... da capolista. Quella dell’Empoli, però. Perché la testa c’è, la personalità di giocare sempre la palla anche e, stavolta, anche un feroce pressing sui portatori di palla avversari. A mancare, semmai, sono proprio i gigliati. Che evidentemente pagano l’assenza di troppi punti di riferimento e, sul campo, non si ritrovano proprio. Rebic, che all’Empoli piace pure, gira a vuoto, Mario Suarez anche e là davanti Babacar non graffia. Il 3-4-2-1 di stampo portoghese, che in fase d’attacco diventa addirittura 3-2-4-1, produce possesso palla, ma poco calcio. Le sberle di Livaja (in fuorigioco, ma ne parleremo) e Buchel, dunque, ci stanno tutte. Anzi, se al 45’ la partita è ancora aperta il merito è... di Banti (e parleremo anche di questo).

Il fattore K. Nell’intervallo Sousa si cosparge il capo di cenere inserendo Bernardeschi e Kalinic (pagano i deludenti Suarez e Rebic). E il fattore K, soprattutto, stravolge completamente il copione. Al bomber viola, infatti, è sufficiente una manciata di minuti per rimettere le cose a posto. Prima di testa, poi di rapina punisce le disattenzioni azzurre e riporta in vita la Fiorentina. Il trend del match, infatti, ora dice viola perché il 3-5-2 super-offensivo dei padroni di casa diventa spesso un 3-3-4 e l’Empoli fatica a tappare le falle tutte le volte che arretra. Lo capisce Giampaolo che sgancia solo giocatori offensivi (Pucciarelli e Krunic per gli stanchissimi Maccarone e Saponara) e permette ai suoi di restare dentro il match. Non a caso, in un finale accesissimo e spettacolare, ci sono le manone di Skorupski a dire di no all’ex Vecino, ma anche Livaja che sfiora il clamoroso bis.

In salsa... livornese. Ma nel derby della Provincia non poteva mancare un tocco labronico. L’arbitro Banti e la sua squadra, infatti, lasciano un segno profondo sul match. Prima perché Livaja è in fuorigioco quando raccoglie l’assist di Saponara per segnare lo 0-1, poi perché il rigore di Astori su Saponara (a fine primo tempo, sullo 0-2) è colossale e dovrebbe valere anche il rosso al difensore (un match point da giocare sul proprio servizio, insomma), infine perché il primo gol viola è preceduto da un fallo non fischiato su Mario Rui sotto la tribuna e perché Livaja, a 20’ dalla fine, rischia qualcosa più del giallo mettendo le mani in faccia a Tomovic. Anche in questo caso, insomma, alla fine sono tutti scontenti.

Bello spettacolo. Eppure, alla fine, sia Fiorentina che Empoli dovrebbero pensare anche ai motivi che hanno per sorridere. I viola perché poteva andare peggio e la vetta, punto più punto meno, è sempre lì. Gli azzurri perché la salvezza può essere raggiunto anche attraverso la strada più complicata, quella del gioco. Un po’ lo stesso spirito con qui il popolo gigliato e i mille (e passa) tifosi empolesi affrontano i controlli da stadio blindato, Lo spirito che più toscano non si può con cui un fiorentino, ai poliziotti, dice «Cercate Salah (l’attenatore, ndr)? Qui c’era l’anno scorso (il giocatore, ndr).

@DavidBiuzzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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