E L’INTER METTE LA FRECCIA
di MASSIMO BRAGLIA L’Inter mette la “freccia” Jonathan Biabiany e tenta la fuga. In una squadra di panzer, che tende per struttura fisica a giocare sotto ritmo, la velocità dell’ex Parma, rimasto...
di MASSIMO BRAGLIA
L’Inter mette la “freccia” Jonathan Biabiany e tenta la fuga. In una squadra di panzer, che tende per struttura fisica a giocare sotto ritmo, la velocità dell’ex Parma, rimasto fermo praticamente tutta la scorsa stagione per un problema al cuore (aritmia), è la variabile che spariglia. Non solo per il gol che sblocca la partita con il Frosinone, ma l’ingresso dell’ala anche in prospettiva potrebbe essere un’ulteriore arma a disposizione del Mancio. Inter che supera l’ostacolo Frosinone in scioltezza - quando nella ripresa si aprono gli spazi - e che sfrutta al meglio il vantaggio (di cui ovviamente avrebbe fatto a meno, ma tant’è) di non dover giocare le Coppe per tornare sola in testa. Alle Coppe pensa anche troppo la Fiorentina, meno il Napoli.
Anche il Milan non ha Coppe, ma al momento la squadra di Sinisa è fra le “grandi” (di nome) quella che meno può aspirare ad un campionato di vertice: titubante in difesa, incompleta a centrocampo, con assenze pesanti (Balotelli e Menez) in attacco, al Milan servono almeno due innesti di valore assoluto dietro e in mezzo. Si è rilanciata invece la Juve, non certo per il titolo di campione d’inverno (impensabile recuperare nove punti in sei partite all’Inter) ma per centrare l’obiettivo dichiarato di Allegri, cioé dimezzare il distacco entro Natale e poi tentare la rimonta vera e propria. Non sarà facile, perché comunque i bianconeri cercheranno di andare più avanti possibile in Champions e qualche acquisto (vedi Mandzukic e Hernanes soprattutto) sta girando sotto tono; ma in compenso Djbala c’è. E non è continua la Roma, che paga una difesa (e un portiere) non all’altezza del resto della compagnia.
Insomma, l’Inter “brutta ma buona” come certi biscotti sembra davvero la più accreditata per tornare a cucirsi lo scudetto sulla maglia: costruita senza badare a spese, ha un allenatore vincente che sa anche come strigliare al momento giusto i suoi giocatori. Vedi Icardi, pungolato di nuovo in settimana (insieme a Jovetic) e che ha ripagato il mister con il raddoppio. Le statistiche la dicono lunga su quanto questa Inter sia poco appariscente: dopo il 4-0 di ieri ha segnato solo 16 gol, molto meno di Napoli (24), Fiorentina (26), Roma (29), eppure è in testa da sola. Perché concede poco, e dei sette gol al passivo ben 4 li ha presi in una sola serata contro la Fiorentina. Solidità e concretezza, rappresentate anche plasticamente dai due marcantoni Felipe Melo e Kondogbia in mezzo al campo, potrebbero essere davvero la strada maestra per arrivare fino in fondo. Rivali permettendo: a partire dal Napoli che nel posticipo di lunedì prossimo cercherà l’operazione sorpasso.
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