Il Tirreno

Livorno

DIFESA FRAGILE IL PARADOSSO DEGLI AZZURRI

di GIORGIO BILLERI

di GIORGIO BILLERI Eravamo i maestri. Quelli che magari non producevano spettacolo e bollicine in attacco, ma che dietro insegnavano al mondo a non prenderle. Il sistema di Pozzo, il catenaccio di...

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di GIORGIO BILLERI

Eravamo i maestri. Quelli che magari non producevano spettacolo e bollicine in attacco, ma che dietro insegnavano al mondo a non prenderle. Il sistema di Pozzo, il catenaccio di Rocco, la muraglia di Valcareggi, la strenua resistenza di Bearzot, la diga di Lippi: dietro ogni grande momento della storia azzurra, fateci caso, c’è stata una grande difesa. Perchè nel Dna italico c’è il carattere, la voglia di soffrire, magari di arrangiarsi: come dimenticare Trapattoni su Pelè, Orlandini su Cruyff, Gentile su Maradona, Rosato su Muller: quando l’onesto lavoratore del tappeto verde metteva la museruola al semidei del pallone.

Insomma, le nostre fortune sono sempre partite dalla difesa, e non è un caso se fino a pochissimi anni fa gli scudetti andavano a chi subiva meno gol. Ma ora i tempi sembrano cambiati, e il nostro modo di essere e di giocare lentamente si va trasformando. La sconfitta di venerdì sera nella tana del talentuosissimo Belgio ha alzato definitivamente un problema che l’Italia non sapeva di avere: la fragilità difensiva. I ragazzini terribili di Wilmots, quando hanno accelerato, ci hanno tagliato a fette. Grandi intrepreti del ruolo, quel vallo atlantico bianconero che risponde ai nomi di Buffon, Chiellini, Barzagli e Bonucci mostra la corda, e non da adesso. Questione di età, certo: quando un calciatore passa i trenta non può avere la stessa «garra» e la medesima continuità degli anni verdi e qualche amnesia è concessa. Il vero problema per Conte, anche in prospettiva Euro 2016, è che dietro ai mammasantissima c’è poco. O meglio, ci sarebbero i giovani talenti (Rugani, Romagnoli ad esempio), che però andrebbero rodati prima di lanciarli nell’arena, oppure l’usato sicuro (Ranocchia, Astori...) che non sembra incendiare i sensi del nostro commissario tecnico. Che ha trovato la quadratura del cerchio dalla cintola in su, ma paradossalmente deve ricostruire la fiducia della nostra linea Maginot. Quella che, storicamente, ci ha consentito di dikventare una potenza calcistica mondiale.

Ci sarà da lavorare e il tempo e gli spazi sono pochissimi, i club vedono gli stages di Coverciano come il fumo negli occhi e Conte, dunque, deve capitalizzare al massimo i pochissimi giorni che ha a disposizione. L’attacco c’è, con Pellè-Eder, il centrocampo e le corsie godono di diverse alternative. Ma è dietro che bisogna lavorare, sperando che la Juve, e Allegri, riescano a riportare i quattro senatori a un livello fisico e di fiducia soddisfacente. Altrimenti andremo poco lontano.

. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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