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NAZIONALE: PARLA IL CANNONIERE

«Ah, mi fossi chiamato Pellinho...»

«Ah, mi fossi chiamato Pellinho...»

Pellè: costretto ad emigrare per avere spazio ed essere apprezzato

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FIRENZE. Giù le mani da quest'Italia che pure messa ko dal Belgio non merita critiche e soprattutto «non è inferiore a nessuno e lo dimostrerà». Parola di Graziano Pellè, centravanti azzurro e giocatore simbolo della nuova era Conte, che dice sicuro: «Sono orgoglioso e ho fiducia, come tutti i miei compagni: all'Europeo ci saranno tante squadre forti ma noi non siamo da meno. Il Belgio è una grande formazione ma è stata una gara decisa da episodi, come la sconfitta col Portogallo». Insomma, secondo l'attaccante pugliese l'Italia si farà trovare pronta per gli Europei e per riuscirci si sta valutando la possibilità di un ritiro lungo. «Sono scelte che spettano a Conte e al suo staff, comunque ben venga, servirà per migliorare certi aspetti più che per fare gruppo visto che questo già c'è ed è voglioso e ben assortito: d'altronde - sorride - con Conte non si sgarra, o ti comporti bene o sei fuori. Anche se credo che se ad esempio Insigne e Berardi lo meriteranno le porte non saranno chiuse. Intanto in questi mesi abbiamo lavorato e siamo migliorati molto sul piano tattico, ora dobbiamo crescere nella gestione della partita e nella personalità. Magari già martedì con la Romania, adesso contano i fatti». Serve però, per Pellè, anche uno spirito «più vicino e unito» a questa Italia e a ciò devono contribuire pure i media: «Mi riesce difficile pensare ad un Gerrard sommerso di critiche come facciamo noi con Pirlo. E un pò vale anche per il sottoscritto». Per approdare in Nazionale lui ha dovuto emigrare, prima in Olanda poi in Inghilterra dove tutt'ora gioca, nel Southampton cui è legato fino al 2017: «Nostalgia di tornare in Italia? Quella c'è sempre e ora anche di più visto che il calcio italiano sta crescendo di nuovo, ma io sto bene anche dove mi sono. Non sono un tipo cui piace lamentarmi e non dirò mai che all'estero sono più bravi di noi a scovare giocatori, però talvolta mi chiedo che carriera sarebbe stata la mia se mi fossi chiamato Pellinho. Ho sempre pensato di essere bravo anche prima di sfondare, solo che non riuscivo a dimostrarlo. Poi ho avuto a possibilità di prenderla larga, di crescere e tornare in azzurro che è la cosa più bella. So che di me si dice che sto troppo spalle alla porta e devo fare di più, io invece voglio sempre fare gol e mi sacrifico per la squadra, lo faccio nel mio club come in Nazionale, devo essere sempre più pericoloso. So di esserlo, datemi due occasioni e un gol lo faccio di sicuro, ma devo far parlare i fatti. Non mi sento un punto fermo di quest'Italia». Lo stesso dice Matteo Darmian che pure con Conte gode di grande considerazione: «Qui nessuno ha il posto fisso e il ct lo ha fatto capire a tutti. Dobbiamo sempre cercare di metterlo in difficoltà».

Verso la Romania. Esercitazioni tecnico-tattiche a ranghi completi nell’allenamento pomeridiano degli azzurri che, a Coverciano, preparano l’amichevole in programma domani sera a Bologna contro la Romania.

Il dubbio del c.t. azzurro Conte per gli 11 titolari da schierare contro la Romania sono fra il confermare quasi in blocco la formazione titolare scesa in campo venerdì scorso contro il Belgio o stravolgerla e lanciare un tridente offensivo nuovo di zecca. Ultime prove tattiche per la Nazionale italiana programmate per domattina, ancora a Coverciano, a partire dalle ore 10. Nel pomeriggio trasferimento a Bologna per una seduta di rifinitura in programma sul terreno dello stadio Dall’Ara.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web