Il Tirreno

Livorno

Panucci vuole 11 operai per spezzare il catenaccio

di Gianni Tacchi
Panucci vuole 11 operai per spezzare il catenaccio

Vercelli è la prova di maturità: «Sono queste le giornate che fanno la differenza I quattro davanti dovranno correre, altrimenti andranno subito a far la doccia»

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LIVORNO. No, non è una partita come le altre. Christian Panucci lo dice subito, lo ripete, lo sottolinea. «È una prova di maturità - dice il tecnico amaranto presentando la trasferta di Vercelli - una delle gare più importanti della stagione. Perché? Perché chi vuole puntare a qualcosa di grosso, deve vincere in campi del genere. Sono queste le giornate che fanno la differenza, che ti fanno diventare grande. Si può pareggiare contro squadre come il Cagliari e il Cesena, ma poi tutto passa da trasferte di questo tipo. Non sarà semplice, sia chiaro, perché la Pro Vercelli deve costruire la salvezza proprio in casa, però noi vogliamo lanciare un bel segnale. È un momento delicato del campionato, stiamo iniziando a capire certi scenari».

Mister, messa così, sembra la partita chiave della stagione...

«È fondamentale, lo ripeto. Tutte le squadre che ora sono in alto hanno preso punti in trasferta grazie a un episodio, penso al Bari proprio a Vercelli. Ecco, a volte noi dobbiamo essere meno belli e più pratici, più cinici. Undici operai, ma operai di qualità».

Quali sono le insidie principali?

«La Pro Vercelli è una squadra che si difende per creare gli spazi e ripartire in contropiede, farà un catenaccio più marcato di quello del Trapani. Noi dovremo rispondere con equilibrio e intelligenza: i quattro davanti dovranno correre e correre, altrimenti andranno a fare la doccia subito. E poi speriamo di passare in vantaggio, cosa che non è mai successa in trasferta».

Come sta il gruppo dal punto di vista fisico?

«Bene, lo confermano anche gli esami del sangue. Dopo le tre partite in una settimana, negli ultimi giorni abbiamo fatto un lavoro di scarico».

Negli ultimi tre incontri la porta è rimasta imbattuta: si va quindi verso la conferma della linea Maicon- Ceccherini-Vergara-Gasbarro?

«Non ho motivo di cambiare, le cose sono migliorate. Questi ragazzi mi hanno dato ampie garanzie e meritano la conferma, poi ho anche altre soluzioni come Lambrughi, Calabresi e Moscati. Maicon? È cambiato, si sta allenando meglio. E dovrebbe esserci anche Ceccherini, che ha una caviglia gonfia ma credo di recuperarlo».

A proposito di Ceccherini, come sta? Continua a non salutare la curva…

«Intanto lui è molto legato alla sua città, su questo non ci sono dubbi. Comunque dietro a ogni calciatore c’è un uomo, lui ha avuto degli screzi con alcuni tifosi e ha deciso di rispondere così. Io posso solo sperare che torni l’armonia fra le parti».

Fedato titolare è un’idea? «No, potrebbe entrare nella ripresa. Ha lavorato bene, ma voglio aspettare un’altra settimana prima di lanciarlo dal primo minuto».

Vajushi e Bunino non stanno ancora bene?

«Vajushi sente sempre un po’ di dolore, ha pure una ferita al ginocchio. E anche per Bunino preferisco aspettare, con i problemi muscolari non si scherza».

Biagianti e Kukoc non convocati per scelta tecnica per la seconda volta di fila: perché?

«Semplice, perché gli altri stanno meglio di loro due. A centrocampo ho 5-6 giocatori che mi danno maggiori garanzie, a sinistra ho Gasbarro e Lambrughi come terzini, Jelenic e Fedato come esterni alti».

Intanto al Coni si è rivisto Emerson. «Ho una stima immensa per lui, sia come uomo che come calciatore. Dopo le feste sarà un’arma in più, anche se rientrerà con calma e senza fretta».

Già, le feste, quindi il mercato… È pronta la letterina per Spinelli?

«La sto preparando (ride, ndc). Scherzi a parte, sono contento della rosa, a gennaio vedremo se e dove intervenire».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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