Il Tirreno

Livorno

Divieti e crepe: lo stadio sta morendo

di Alessandro Bernini
Un'immagine dall'alto dello stadio Armando Picchi: il 30 giugno dovrà superare l'esame della Commissione provinciale di vigilanza
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Un'immagine dall'alto dello stadio Armando Picchi: il 30 giugno dovrà superare l'esame della Commissione provinciale di vigilanza

Capienza scesa a 13mila, problemi di tenuta in ogni settore. Spinelli: «Il sindaco non mi risponde, ci manderanno a Pisa...»

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LIVORNO. Il nostro vecchio amico sta morendo. Trascurato negli anni. Abbandonato al suo destino.

La capienza. Un tempo al Picchi entravano 20mila persone, chiudendo un occhio anche qualcuna in più. Adesso la capienza è scesa a 13.362 posti: per carità, di questi tempi bastano e avanzano, ma il dato significativo è che si è perso 1 posto su 3 per inagibilità.

I problemi. La curva Sud (lato tribuna) è chiusa perché servivano lavori costosi a fronte dell’utilizzo di un centinaio di persone, in curva nord c’è un problema legato alle scale antincendio che non sono state collaudate dal Genio civile; in gradinata il pericolo è agli ingressi perché le pareti si stanno scrostando e sono state messe addirittura delle reti per evitare la caduta di calcinacci.

Ah, non parliamo delle condizioni dei bagni. Ancora in condizioni accettabili quelli della tribuna, ma se provate a entrare in quelli della curva nord... Meglio riportarsi tutto a casa.

Mettete tutto insieme e salta fuori l’immagine di uno stadio coi cerotti, con gradinata e curva nord che hanno i lati “blindati” da steward che impediscono l’accesso agli spettatori.

Scadenza 30 giugno. Col passare del tempo la situazione può solo peggiorare. Spinelli chiaramente non paga per uno stadio non suo e a 75 anni non fa certo progetti a lunga scadenza; il Comune (anche giustamente) ha altre priorità di spesa e non può andare oltre a medio-piccoli interventi di manutenzione, che più che altro servono per limitare i danni.

Il 30 giugno scorso l’Armando Picchi ha passato l’esame della Commissione provinciale di vigilanza. Ma è stata tutto fuorché una promozione a pieni voti. Fosse stato un alunno, sarebbe stato rimandato a settembre in almeno tre materie.

Il prossimo giugno il problema si riproporrà e non osiamo pensare cosa potrebbe succedere se il Livorno andasse in serie A.

Il progetto. E quindi? Nei giorni scorsi il sindaco Nogarin ha parlato di un progetto (costoso) per l’ammodernamento dello stadio, che chiaramente avrebbe bisogno dell’intervento dei privati. Ma esiste uno studio di fattibilità? E un progetto di copertura finanziaria?

Senza dimenticare che un percorso del genere non può avere tempi brevi, diciamo che servirebbero almeno 3-4 anni per completare l’opera. E nel frattempo cosa facciamo? Comunque avere un’idea chiara e un progetto solido sarebbe già un buon punto di partenza.

Di certo il sindaco ha rivolto lo sguardo verso l’ipotesi di sistemazione dell’Armando Picchi, non verso l’ipotesi di costruire un nuovo stadio.

In questa ottica vogliamo ricordare che non ci sono più vincoli sulla pista di atletica, che può essere tranquillamente eliminata (anche perché ormai nessuno la usa più). L’unico vincolo che esiste è quello sulla facciata principale dello stadio, quella di piazzale Montello per intenderci.

Spinelli e la chiamata. Ieri, sull’argomento, Aldo Spinelli era abbastanza sconsolato. «Noi abbiamo le mani legate. Su questa cosa sta lavorando il nostro dg Paolo Armenia, so che ha chiesto diverse volte un appuntamento al sindaco per un incontro, ma non abbiamo mai ricevuto risposta».

«Io - aggiunge Spinelli - posso scendere da Genova quando vuole, l’importante è incontrarci e parlarne. Anche perché da quello che mi risulta, il 30 giugno rischiamo di non avere più la nostra casa. E dove ci mandano? A Pisa? Credo sia il momento di avere le idee più chiare. Per questo mi rivolgo di nuovo a Nogarin per incontrarlo prima possibile».

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