Gioco
Fino all’ultimo gong «Sfido me stesso ma voglio il titolo»
Lenny Bottai accetta la proposta di Cavallari e torna sul ring «Un sogno? Disputare il match nella mia Livorno»
LIVORNO. Il ritorno è dietro l’angolo. Perché il richiamo del ring è troppo forte e Lenny Bottai ha trovato le motivazioni e la carica giusta per tornare a combattere. Dietro a tutto questo c’è una storia che merita senza dubbio di essere raccontata.
Lenny Bottai, si torna sul ring. Nessuno forse aveva creduto al ritiro, neanche lei... O ci sbagliamo?
«Dopo la conquista del l'intercontinentale nel marzo 2014 annunciai questa possibilità dovuta alla complicazione di trovare il modo di combattere, che è purtroppo legata nel mio sport alla reperibilità di sponsor nel territorio e non solo alla voglia in se. Per anni ho potuto combattere titoli solo grazie ad uno sponsor austriaco come la Goldbet, o agli aiuti della Spinelli Group, cioè imprenditori genovesi, un paradosso per un pugile livornese che spiega tutto».
Poi però arrivò Las Vegas.
«Fui chiamato a Las Vegas per la semifinale mondiale, e non potevo certo rinunciare, essendo l'unico labronico nella storia ad aver calcato quel ring. Quindi il passaggio al centenario a febbraio era d'obbligo per salutare il mio pubblico e onorare la mia provenienza, ma fatto quello le condizioni tornavano le stesse. Qualche giorno fa però mi ha chiamato Cavallari e mi ha detto che per una serie di coincidenze mi ritrovavo co-sfidante del titolo italiano proprio di Di Fiore. E siccome sapeva che per anni ho inseguito una rivincita, mi ha stuzzicato riproponendomi la cosa. Ho accettato l'ennesima sfida con me stesso».
C’è già un precedente a Prato nel 2010. Cosa successe?
«Io difendevo il titolo e c'era una particolare situazione. La Cavini e Nicchi avevano fatto ricorso alla Fpi con una storia assurda che mi accusava di aver vinto grazie ad un laser che i miei tifosi avrebbero puntato negli occhi a questo. Mi obbligarono a difendere il titolo entro breve per poi dare la rivincita a Nicchi, in barba alle tempistiche ed alle norme previste normalmente. Per non farmi togliere la cintura senza combattere, accettai allora di andare a Prato in condizioni non ottimali. Mi infortunai alle costole in allenamento ed arrivai sul ring nell'afa assurda di Prato a luglio diciamo in condizioni alterate. Questo, come ho sempre detto, a prescindere dal risultato che non si può legare solo a questi fatti. Ma non fu situazione facile».
E sul ring cosa successe?
«Il match fu ovviamente intenso, perché anche Di Fiore è un battagliero. Presi una testata che mi spaccò l'arcata alla seconda ripresa e che l'arbitro non rilevò neppure come involontaria, così mi feci tutto il match in quelle condizioni col rischio di venire fermato e perdere per tko, un altro paio di testate arrivarono nel corso delle riprese, una proprio nel petto dove avevo dolore, mi accasciai e benché non fui contato l'arbitro non intervenne. Nel finale, più favorevole a me, anche Di Fiore si aprì l'arcata e l'ultima ripresa durò un minuto meno, così ai punti persi per due giudizi a uno un match controverso».
Si era parlato anche di un possibile ricorso.
«Quando il compianto Priami mi disse che facendo ricorso per errore tecnico avrei potuto chiedere l'annullamento del verdetto e la ripetizione del match, mi rifiutai chiedendo però una rivincita sul ring. Ma questa rivincita non avvenne mai per una serie di accadimenti non dovuti a me ma al mio avversario, fatto che tuttavia non ho mai messo in dubbio. Le nostre strade poi si sono divise e oggi per puro caso è capitato di essere di nuovo co-sfidanti».
Ha detto che la sua scelta di tornare sul ring è anche verso i suoi tifosi. In che senso?
«Perché me l'hanno sempre chiesto, da tifosi, e perché anche per loro fu una serata fastidiosa. Stranamente infatti trovarono la celere ad accoglierli e furono esiliati non nel campo dove si svolgeva il match, come i locali, ma sulle tribune lontano dal ring nonostante avessero fatto anche i biglietti in anticipo».
Quindi una rivincita che ha il sapore di vendetta?
«Una rivincita che ha il sapore dell'ennesima sfida con me stesso. Al di la dei fatti elencati, che fanno parte del contesto nel quale è arrivata quella sconfitta, per battere Di Fiore devo superare un mio limite. È spigoloso e confusionario, io ho sempre sofferto questi pugili, sul ring si sfida sempre i propri limiti».
Dove e quando si svolgerà il match?
Sia io che il mio sfidante siamo con lo stesso promoter (Cavallari, ndr), quindi è una questione interna. Lui sonderà le forze economiche delle due piazze prima di decidere dove. La tv deciderà quando, ma sempre entro la fine dell'anno. Io mi augurerei che si trovasse le forze per non andare di nuovo a Prato, e portare nella mia Livorno un match prestigioso che fu conteso a suo tempo tra Benvenuti e Mazzinghi. Ma serve che qualcuno si faccia avanti altrimenti diventa dura».
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