Gioco
Che spettacolo col Rendoki Dojo: in 150 al Tatami Championship
LIVORNO. Centocinquanta lottatori iscritti, rappresentanti di 46 diversi club provenienti da quindici regioni d'Italia. Si è svolta sabato scorso a Livorno la terza edizione del Tatami Championship,...
LIVORNO. Centocinquanta lottatori iscritti, rappresentanti di 46 diversi club provenienti da quindici regioni d'Italia. Si è svolta sabato scorso a Livorno la terza edizione del Tatami Championship, torneo di grappling organizzato dalla scuola livornese Rendoki Dojo di Massimo Rizzoli.
Diversi i lottatori livornesi che vi hanno preso parte. Tra di loro Alessio Di Liberti della società Matside, veterano della materassina che vince l'oro in classe A sfuggitogli nella prima edizione, mentre l'argento va a Davide Baneschi, professionista di MMA, portacolori del Rendoki Dojo. In classe B vincono Dario Bellandi nei -85 kg ancora per il Rendoki Dojo, per lui l'oro, e l'argento Manuel Nigiotti del team Nigotti.
Oro anche per Niccolò Melita nei -66 kg classe C, che a soli sedici anni ha gareggiato con gli adulti vincendo quattro incontri tra cui due per sottomissione, uno con un bellissimo mataleao e uno con un triangolo in finale.
«In sole tre edizioni - spiega Massimo Rizzoli - la competizione ha raggiunto traguardi notevoli e inaspettati, sia in termini di numeri che di livello tecnico delle lotte. Siamo partiti a marzo e non ci aspettavamo di raggiungere questi risultati. I premi in denaro fanno la differenza con gli altri tornei italiani e tantissimi atleti scelgono questo evento al posto di altri, magari più consacrati. Al Tatami Championship tutti i primi classificati di categoria e di classe vincono un premio e hanno la possibilità di confrontarsi con i migliori grapplers in circolazione».
Prossimo appuntamento a dicembre. «Sarà su due giorni - conclude Rizzoli - uno dedicato al combattimento senza Kimono e l'altro al Brazilian Jiu Jitsu, specialità in cui si indosssa la tradizionale divisa. Una kermesse che prevede l'arrivo di circa quattrocento atleti».
Carlo Fantoni
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