Il Tirreno

Livorno

SORPRESA, QUESTA JUVE È GIÀ FUORI DAI GIOCHI

di MASSIMO BRAGLIA
Khedira si dispera dopo aver colpito il palo da pochi passi
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Khedira si dispera dopo aver colpito il palo da pochi passi

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Il derby d’Italia certifica che la Juve è fuori dalla crisi, perché ha avuto occasioni e per lunghi tratti ha saputo rispondere con convinzione all’aggressività dell’Inter, anzi, ha tenuto a lungo il pallino nella ripresa, ma l’impressione è ancora quella che molto difficilmente i bianconeri riusciranno ad inserirsi davvero nella lotta per lo scudetto. È una squadra un po’ troppo prevedibile, la “transizione” dall’undici implacabile che era l’anno scorso, con quei tre fuoriclasse Pirlo Tevez e Vidal nei punti chiave, è complicata. Al di là dei punti di distacco, sono troppe le formazioni forti che ha davanti la Juve, e aver vinto due partite su otto rende poco probabile pensare che d’improvviso ne possa vincere sei-sette di fila per potersi riproporre lassù con convinzione. Quel pallone di Khedira sprecato malamente sul palo rimarrà a lungo negli incubi dei tifosi bianconeri. L’Inter non approfitta dell’occasione per andare in vetta, ci ha provato soprattutto nel primo tempo, dopo il ko con la Viola e il pari di Genova aveva bisogno di un successo convincente: sul piano del gioco l’Inter latita, ma è comunque apparsa meglio attrezzata sul lungo periodo rispetto alla Juve.

La sfida non ha deluso le aspettative sul piano agonistico, ha lasciato a desiderare sotto il profilo tecnico ma non ci sorprende, perché Mancio aveva scelto di rinunciare a Guarin e nella Juve Marchisio si è sacrificato in copertura e Pogba per lunghi tratti è parso un parente del giocatore a tutto campo e decisivo della passata stagione.

La Juve deve soprattutto ritrovare in fretta la giusta personalità e un’identità definita: rispetto alle prime uscite, ripetiamo, è cresciuta molto, ma se hai due esterni come Cuadrado e Evra non si capisce poi perché non ci credi fino in fondo e rinunci a lungo a Mandzukic, il centravanti chiesto d’estate per fare da ariete. Certo, c’è la Champions di mezzo, ma l’urgenza ora è restare attaccati al carro in campionato. Discutibile anche aver preferito Zaza a Dybala. Nove punti dal primo posto dopo appena otto turni sono un’enormità, anche perché la Juve ha già affrontato squadre solitamente per lei abbordabili come Frosinone, Chievo e Udinese e ne ha tirato fuori solo due punti.

L’Inter anche senza Kondogbia è pesante, fatica a carburare. Ha però 17 punti, grazie al filotto iniziale anche un po’ fortunoso, e senza impegni di Coppa è agevolata sul fronte campionato; Mancini ha più tempo per trovare gli automatismi che permettano di migliorare sul fronte offensivo.

Alla fine, in una classifica che si compatta in alto in una sorta di “mucchio selvaggio”, con otto squadre in appena quattro punti, a sorridere sono soprattutto il Napoli e la Roma. La sconfitta del San Paolo non ridimensiona la Fiorentina, ancora in testa. Il Napoli? Sicuramente, nonostante Sarri si diverta a giocare a nascondino, ha tutto per arrivare fino in fondo nelle prime posizioni. Come la Roma, che si permette di tenere fuori uno come Dzeko, ma che ha ormai la maturità giusta per non perdersi per strada. Non stupisce la crescita costante del Sassuolo in una gerarchia diversa da quanto ci si aspettava alla vigilia, viste le difficoltà della Juve. Più facile immaginarsi un Milan ancora lontano dalle posizioni che contano, il Milan ha speso male, aveva bisogno soprattutto di un altro difensore affidabile da affiancare a Romagnoli e di un regista di gamba; certo, le assenze di Niang e Menez sono pesanti, ma da sole non bastano a giustificare l’ennesimo torneo anonimo. Miha è già sulla graticola.

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