Il Tirreno

Livorno

Un punto che sa molto di brodino

di Alessandro Bernini
Un punto che sa molto di brodino

Livorno rimonta su rigore, ma in 11 contro 10 per quasi mezzora non arriva la zampata

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LIVORNO. Avete presente quei brodini un po' insipidi, fatti col dado? A volte li butti giù perché qualcosa di caldo fa sempre bene, però da lì a riempire lo stomaco ce ne passa. Ecco, il pareggio del Livorno è quel brodino insipido. Perché nonostante le assenze (mai dimenticarlo), sarebbe bastato poco per vincere contro l'Avellino, soprattutto quando a inizio ripresa è arrivato il pareggio e loro sono rimasti in 10. È il primo segno X della stagione, interrompe la mini-striscia di due sconfitte e quantomeno lascia il Livorno nel gruppone delle prime.

MANCANO CERTEZZE. Non ha giocato un gran partita il Livorno. Spesso macchinoso, col solo Pasquato in grado di saltare l’uomo, in sofferenza quando bisognava attaccare un Avellino con 9 uomini più portiere dietro la linea della palla.

E qui si torna al problema delle assenze. Questo è un Livorno costruito per avere qualità in campo, se ti mancano 3 / 4 del tuo attacco titolare, perdi certezze. Le squadre non si possono rivoltare come un calzino in tre giorni. A Panucci il concetto non piacerà, ma al momento la sensazione è che ci sarà da soffrire finchè non rivedremo almeno Vantaggiato e Fedato.

UN ARBITRO DA DILETTANTI. Imbarazzante la direzione di Minelli. Impresentabile. Bisogna essere sinceri: a inizio ripresa ha fischiato un rigore per il Livorno con espulsione di Biraschi e ha sbagliato, perché la mano non c'era. A quel punto ha perso la testa. Dopo 10 minuti c'era un rigore clamoroso su Pasquato con espulsione netta del difensore e non si capisce con quale criterio abbia lasciato correre. Anzi, si capisce: il criterio di chi vuole rimediare e fa ancora peggio. Mai una punizione per il Livorno, fischi tutti a favore dell'Avellino e già che c'era anche un'espulsione a Moscati per proteste (??).

Caro Minelli, se non hai personalità, cambia hobby. Ci sono le moto, la pesca, i francobolli.

SEMPRE IN SVANTAGGIO. Purtroppo non è la prima volta che il Livorno parte ad handicap. E qui la situazione andrà risolta perché non esiste andare sempre in svantaggio: siamo alla settima giornata ed è già successo sei volte, solo al debutto col Pescara ci siamo esentati da questa pecca. A volte può essere sfortuna (ieri al primo tiro ci hanno fatto gol), a volte forse è un problema di personalità.

E' successo anche ieri, peraltro dopo una ventina di minuti abulici. Tutto è partito da un guizzo di Tavano (l'unico) e da una difesa che si è persa completamente Trotta, solo soletto in mezzo all'area da dove ha infilato Pinsoglio. La reazione del Livorno è stata impacciata, poco gioco, poche iniziative, ogni tanto si accendeva un guizzo di Pasquato a sinistra o di Luci dal centro, ma poco altro. L'unico tiro in porta? Una girata di Comi dopo una bella discesa di Gasbarro, conclusione centrale parata da Frattali.

UNA MANO ALL'IMPROVVISO. Come uscire da questo pantano? Serviva un episodio. Come quello del 7' della ripresa, quando l'arbitro ha fischiato una mano in area (diciamo dubbia…) a Biraschi, che era già stato ammonito. Risultato: rigore per il Livorno, espulso Biraschi, gol di Comi dal dischetto e partita che d’improvviso è stravolta.

Purtroppo qui è mancata la forza per vincerla. Ci ha provato più che altro Pasquato che si era conquistato anche un altro rigore, poi l'espulsione di Moscati ha gettato valium sul match. Panucci ha messo dentro Kukoc e Jelenic giocandosi gli ultimi minuti col 3-4-2. Ma le bollicine erano finite ed è finita in pareggio. Anzi, in pareggino.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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