Gioco
«L’ingenuità di Moscati ci è costata la vittoria»
Panucci teso, non si dà pace neanche per il gol subito nel primo tempo «Ci lavoro tutta la settimana e poi in partita... Ma nessuno ci mette sotto»
LIVORNO. Non sorride, Panucci. Il suo volto ha l'espressione tesa. Per la prima volta da quando allena il Livorno si presenta in sala stampa tirato, ma la sua analisi della partita non difetta per nulla di lucidità. Non si dà pace per quel gollonzo subito nell'unica occasione concessa agli Irpini e conta di porre rimedio nell'unico modo che conosce: «Se quello che stiamo facendo non basta – ha esordito – dobbiamo lavorare ancora di più e con maggiore attenzione».
Sì, ma che cosa sta succedendo?
«È un periodo che va così. Abbiamo preso gol su un mezzo tiro in contropiede e siamo stati costretti a rimontare. Raggiunto l'1-1 potevamo vincerla, ma l'ingenuità di Moscati ci ha impedito di saltare sulla partita. Eravamo in superiorità numerica e avremmo dovuto usare la testa anche perché avevamo la gara in mano. Il motivo dell'espulsione? Il guardalinee ha sentito una frase irriguardosa nei suoi confronti, ma il capitano mi ha assicurato che Moscati non aveva detto nulla».
Però rispetto al passato abbiamo visto meno brillantezza, specie nel primo tempo...
«È vero. La manovra era macchinosa, ma l'Avellino stava tutto chiuso e non ci faceva giocare. Nell'intervallo ho consigliato ad Aramu e Pasquato di venire più verso il centro del campo e di non stare più confinati sugli esterni e la situazione è migliorata».
Per la sesta volta in sette gare siamo andati sotto: primo tiro avversario e gol. Dove sta il problema?
«Se potessi, vi farei leggere il cartello che avevo affisso nello spogliatoio. Di certo appena salgo in macchina questo è il pensiero che mi accompagnerà fino a casa. La grande crescita che dobbiamo fare sta proprio su questo aspetto. Evidentemente non è ancora sufficiente lavorare anche un’ora per allenamento sulla fase difensiva. Dobbiamo insistere».
Nello specifico dove stanno gli errori?
«Difendiamo la porta guardando il pallone e non l'avversario. Dopo tanto lavoro settimanale speri che la squadra applichi gli stessi principi in partita e invece non sai mai che cosa passa per la testa dei giocatori».
Peccato perché ci si complica la vita...
«Eh sì. Anche perché nessuno ci ha mai messo sotto. A Cesena, dove abbiamo sofferto, abbiamo preso il rigore da rimessa laterale e ora abbiamo commesso un altro errore. Dobbiamo essere più concentrati e anticipare il pensiero. Non esiste prendere gol in situazione di quattro contro uno».
Alternative ne ha. Vergara, per esempio...
«Si sta allenando bene, ma faccio le mie scelte sulla base di chi vedo meglio».
A fine partita l'abbiamo vista in mezzo alla mischia. Che cosa è successo?
«Sull'ultimo calcio d'angolo per noi c'erano state delle provocazioni e ho pensato di portar via i miei giocatori, anche perché avevamo già chiarito tutto. Invece poi qualcuno di loro mi ha offeso, anche più di una volta. Io comunque mi sono allontanato. Figuriamoci se mi metto a rispondere a qualche calciatore privo di cultura sportiva. Mi ha elogiato pure l'arbitro. Si è complimentato con me dicendomi che sono un signore...».
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