Gioco
Ecco il Kukoc show «Vedrete chi sono»
Il croato ne ha per tutti: «L’Avellino? Se vai in Croazia non sanno nemmeno che esiste, ce li mangiamo»
LIVORNO. C’è stato un momento in cui, aspettando il transfer dalla Fifa, ha avuto paura di dover attendere gennaio per giocare. Settimane difficili, ansiose. Settimane passate al telefono con Signorelli, Armenia e il suo entourage, cercando di capire la situazione. Poi – il 25 settembre, il giorno del suo 25esimo compleanno – è arrivato il regalo più bello, il messaggio tanto atteso: «Tonci, c’è l’ok, ora puoi essere tesserato».
«È stata dura non poter giocare le prime partite – ha confessato Kukoc, nell’ultima stagione al Cska Sofia, la storica società bulgara appena fallita – poi per fortuna si è sistemato tutto. Il debutto a Cesena è stato una liberazione, non giocavo da 4 mesi».
Già, come sta fisicamente?
«Sono ancora al 50%, posso fare 100 volte meglio rispetto a sabato scorso».
L’impatto è stato difficile, Ragusa la puntava sempre…
«Sì, soprattutto nel primo quarto d'ora. Poi gli ho preso le misure ed è stato spostato dall'altra parte. Il palo in avvio? Dai, voleva crossare. Comunque, se in quella occasione avesse segnato, tutti avrebbero detto: "Che scarso Kukoc...". Lì è andata bene».
Meno per la partita in generale, visto che è arrivata la seconda sconfitta di fila.
«Non abbiamo fatto quello che ci aveva chiesto il mister, ci sono stati diversi errori».
Quello di terzino in una difesa 4 non è però il suo ruolo ideale.
«No, ma posso coprirlo senza problemi: Panucci è stato un grandissimo in quella posizione e ora mi sta aiutando con tanti consigli, abbiamo un bellissimo rapporto. Comunque, sia nel Brescia che nel Cska, giocavo da esterno sinistro in un 3-5-2, avendo quindi la possibilità di spingere di più».
Nonostante un’ottima stagione in Bulgaria, quest’estate non sei riuscito a trovare squadra e a settembre ti sei ritrovato svincolato. Perché?
«Perché in Croazia gira la voce che faccio sempre casino. A giugno dovevo firmare per lo Stoccarda, era praticamente fatta. Poi la società si è tirata indietro, immaginate il perché… Mi voleva anche il Bologna, ma Delio Rossi si è opposto proprio per queste voci (su Kukoc c’era anche il Carpi, ndr)».
Tutti però parlano di questo suo caratteraccio…
«Sono bugie. Chissà, forse la gente si ferma davanti a tutti questi tatuaggi (sono circa 60, ndr). Comunque non ho mai avuto problemi con allenatori, giocatori, tifosi... Anzi, con uno sì: è Iaconi (Ivo, suo tecnico a Brescia, ndr), pensa di essere Guardiola e invece non capisce niente di calcio».
A inizio settembre, comunque, è arrivata la chiamata del Livorno.
«Sì, mi ha salvato la carriera. Nessuno mi voleva per via di queste voci… Ringrazio il presidente, i dirigenti e il tecnico, che hanno puntato sulle mie qualità. Sono qui per vincere, non per i soldi. E voglio conquistare subito la Serie A con questa maglia: io gioco per il logo davanti, non per il nome dietro».
Un bilancio sul primo mese amaranto?
«Positivo, per la prima volta ho trovato un gruppo unito. Ed è questa la base per ogni successo. Voglio ringraziare tutti i miei compagni, in particolare Jelenic, che mi ha aiutato tantissimo a inserirmi».
Adesso la sfida con l’Avellino.
«Ce lo mangiamo, è inferiore a noi. Se vai in Croazia e parli del Livorno, tutti lo conoscono. Se invece parli dell'Avellino... Comunque non possiamo aver paura di una squadra così, che punta solo sulla fisicità».
Potrebbe essere la sua prima volta in campo al Picchi: sensazioni?
«Non vedo l’ora. Nel Cska Sofia avevo un gran rapporto con la tifoseria, qui i colori e l’orientamento politico sono simili. Sì, spero di entrare nel cuore del pubblico».
Dal calcio al basket: com’è il rapporto con tuo cugino Toni, ex cestista dei Chicago Bulls?
«Buonissimo. Adesso vive proprio a Chicago, ci sentiamo 2-3 volte al mese».
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