Gioco
Nibali risorge al Giro di Lombardia
Dopo sette anni di digiuno nelle classiche, è finalmente Italia grazie al colpaccio dello “Squalo”
COMO. Una stagione parzialmente deludente può diventare, in extremis, quasi da incorniciare. Dopo un Tour non all’altezza delle aspettative, una Vuelta da dimenicare per la clamorosa espulsione e il Mondiale di Richmond che l’ha visto naufragare assieme all’Italbici, Vincenzo Nibali chiude il suo 2015 con un autentico colpaccio. Il trentenne messinese dell’Astana, pur senza la brillantezza dei giorni migliori, riesce a mettere nella sua già ricca bacheca il Lombardia, giunto quest’anno alla sua 109esima edizione, 245 chilometri tra Bergamo e Como per un percorso a tratti nuovo e sempre interessante.
Lo “Squalo” ha annusato da subito l’aria e poi ha disposto i suoi compagni come pedine per andare a dama: gran lavoro iniziale di Agnoli e Vanotti, Scarponi fisso al suo fianco, Nieve, che l’anno prossimo si ritroverò contro con il Team Sky, mandato in marcatura sullo scatenato Kwiatkowski. E poi, quel Diego Rosa che, dopo il trionfo alla Milano-Torino, dimostra di essere tra i più in forma in assoluto del gruppo e, nonostante ciò, mette la maglia da stopper per difendere il suo capitano. Il quale lascia esaurire la fuga da lontano con dentro Barbin, Benedetti e Canola e, a 17 chilometri dall’arrivo, fa il vuoto scollinando dal Civiglio, la cima che già a freddo aveva individuato come decisiva.
Gli attacchi in salita non avevano provocato la selezione sperata e così Nibali si distende tra le curve tecniche della discesa, rischiando anche di finire contro una moto dell’organizzazione. Un’azione da fuoriclasse alla quali rispondeva, forse tardivamente, lo spagnolo Dani Moreno, chiamato a guidare la Katusha dopo il forfait del due volte vincitore Joaquin Rodriguez (2012 e 2013). Tra i due diventa come una lunga crono, Moreno arriva anche ad 11” di distacco ma il siciliano tiene più con la testa che con le gambe e alla fine si toglie lo sfizio di esultare a braccia alzate con due tricolori sul petto, uno casuale (il vento lo ricopre con una bandierina) e uno d’ordinanza in quanto campione d’Italia. Seconda piazza per Moreno a 21”, terzo il francese Thibaut Pinot (Fdj.fr) a 32”. Altri due italiani tra i primi dieci: quinto Diego Rosa (Astana), nono Gianluca Brambilla (Etixx-Quick-Step), rispettivamente a 46” e 1’10” da Nibali, che riporta in Italia una “classica monumento” dopo sette anni dalla seconda affermazione consecutiva di Damiano Cunego (2008). Un trionfo assoluto, che lo porta a rigare il volto di lacrime come non gli era accaduto nemmeno durante le premiazioni di Giro, Tour e Vuelta, i tre grandi giri che ha avuto il merito di collezionare. «Era un giorno speciale, il compleanno di mia moglie: la squadra è stata fantastica e sono molto emozionato - dice commosso Nibali, dedicando il suo spunto eccezionale alla moglie Rachele - È stata una stagione molto difficile e la squadra è stata meravigliosa. Non è sempre facile cercare di primeggiare nelle classiche, ci si gioca tutto in un giorno e serve fortuna».
«L’Astana è stata davvero preziosa per il suo successo: «Tutti hanno svolto un gran lavoro sin dai primi chilometri, ci siamo presi la responsabilità della corsa dall’inizio alla fine. Ho cercato di attaccare due volte in salita, ma ero marcato troppo da vicino e mi sono reso conto che avrei dovuto provare in un altro modo. Ho attaccato in discesa dal Civiglio. I miei compagni sono stati eccezionali, a partire da Vanotti e Agnoli che hanno lavorato all’inizio, a Landa, che è stato sempre brillante, e Rosa, che andava ancora fortissimo nelle fasi finali. Non è stato facile, ma non abbiamo mollato un colpo in tutta la gara.Sono veramente felice».
Qualche ora di legittima festa, poi si volterà pagina: oggi si presenta il Giro d’Italia 2016, che quasi certamente vedrà il messinese al via. Un’altra sfida è già stata lanciata.
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