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Livorno

Livorno, qualche ferita e troppi feriti

di Fabrizio Pucci
Livorno, qualche ferita e troppi feriti

Niente drammi per il ko di Cesena, ma c’è il rischio che Vantaggiato, Fedato e Vajushi saltino anche l’Avellino

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LIVORNO. Quattro vittorie iniziali consecutive. Poi due ko in sequenza. Per la tifoseria amaranto – da sempre soggetta ad acute oscillazioni umorali - questo inizio di campionato dal punto di vista psicologico è il peggiore che potesse capitare. Qui la parola “equilibrio” non ha preso la residenza e si corre il rischio che i campioni di due settimane fa, adesso siano diventati brocchi.

La logica dice altro per cui questo non è il momento di puntare l'indice contro il gruppo, ma di sostenerlo. Sì, perché tanto per cominciare nessuno ha chiesto a questi ragazzi di vincere il campionato, ma una spensierata e divertente stagione da guastafeste. Inoltre prima o poi doveva pur capitare di trovare un avversario abile ad imporre ritmo e qualità.

Giornata no. Detto questo non sarebbe corretto passare sotto silenzio la sbiadita esibizione del “Manuzzi” dove il Livorno – specie nel primo tempo – ha corso tanto e male e soprattutto appresso ai bianconeri, vivaci a centrocampo e pericolosi in attacco. Merito del Cesena che ci ha incartato con le stesse nostre specialità della casa: pressing alto e velocità. Resta un rammarico: chiusi i primi 45' in parità c'era la sensazione che il peggio fosse passato e in effetti nei primi dieci-quindici minuti della ripresa il vento della partita sembrava cambiato. Poi la ricorrente distrazione difensiva – non esiste prendere un rigore da fallo laterale – ha forato il salvagente e siamo colati a picco.

Ferite e feriti. Le attenuanti, tuttavia, non mancano. Le assenze contemporanee assenze di Fedato e Vantaggiato e quella – maturata in corsa – di Vajushi hanno depotenziato l'attacco: «Quelli – a sentenziato Spinelli a fine partita – sono giocatori che non possiamo regalare a nessuno».

Questione di intesa e meccanismi oliati, ma anche di caratteristiche tattiche perché Jelenic è un giocatore diverso dall'albanese per esempio. Il guaio è che i 'tre dell'Ave Maria' rischiano di non esserci neanche domenica con l'Avellino. Vajushi, nello scontro con Capelli, ha rimediato una forte contusione al ginocchio destro, mentre Fedato e il Toro di Brindisi non hanno ancora smaltito il malanno alla caviglia e l'indurimento muscolare che li tengono ai box da giorno. Nella tarda mattinata di oggi, tutti quanti saranno sottoposti ad accertamenti dopo di che conosceremo diagnosi e prognosi dei loro infortuni. Almeno fino all'ora del caffé c'è da stare con il fiato sospeso.

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