Il Tirreno

Livorno

Dirigenti divisi sulla Labronica «Per avere ragazzi fanno di tutto»

di Francesco Parducci
Dirigenti divisi sulla Labronica «Per avere ragazzi fanno di tutto»

Dopo il post e le accuse del presidente della Libertas su Facebook parlano i vertici delle altre squadre livornesi di pallacanestro. Ma tutti sono d’accordo: se c’è un problema non si affronta così

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LIVORNO. Ma, insomma, chi ha ragione? La Labronica “ruba” i ragazzini alle altre società o è solo più brava delle altre società a invogliarli a vestire la maglia giallonera, offrendo un prodotto migliore e magari a prezzi più bassi?

È la querelle del momento, in questo mese nel quale s'è parlato di basket come mai era accaduto in anni recenti. Per qualcuno, come Andrea Da Prato, responsabile del settore giovanile del Don Bosco, di tutto questo gran parlare di basket molto è stato a sproposito (il riferimento è al derby, ndr) ma con lui e su questo argomento torneremo in altra occasione.

Intanto ci interesserebbe sapere se, al di là dei toni probabilmente eccessivi usati dall'allenatore dalla Libertas Pardini, sotto sotto c'è del vero, cioè se Labronica è stata spesso disinvolta nell'accaparrarsi ragazzi al momento della “firma”, quando cioè si passa dal minibasket al settore agonistico restando così vincolati a una società fino al termine dell'attività giovanile.

Da Prato non fa nomi (e tantomeno cognomi) ma qualche ammonimento lo lancia. «La verità la sanno solo i diretti interessati, ma credo che ci voglia molta serietà da parte degli istruttori. È ben strano che una squadra traslochi per intero da una società all'altra».

Siete stati toccati direttamente da episodi del genere? «No, e vorrei vedere. Siamo il Don Bosco, abbiamo fatto cinque finali nazionali negli ultimi cinque anni, da un punto di vista tecnico e organizzativo quello che si trova da noi non lo si trova da nessun'altra parte. Però, ripeto, ci vuole la massima moralità e etica da parte degli allenatori. I ragazzi non devono essere il loro lasciapassare per andare a allenare da un'altra parte magari a condizioni più vantaggiose».

Più o meno sulla stessa lunghezza d'onda è Maurizio Vortici, patron del Meloria. «La politica di Labronica – dice – è quella dell'entrata a gamba tesa. Non badano tanto per il sottile quando si tratta di fare i loro interessi. Sono andati perfino a contattare dei ragazzi a Vicarello, facenti parte di un gruppo che collaborava con noi. Per le piccole società poi tutto diventa più difficile, perché l'istruttore e l'ora di palestra la paghi la stessa cifra sia che tu abbia 10 ragazzi, sia che tu ne abbia venti».

Quindi l'uscita di Pardini è stata giusta? «Probabilmente nella sostanza sì. Ma così ha solo portato a Labronica della pubblicità aggiuntiva e gratuita». Molto più soft la posizione della Pielle, per bocca del direttore sportivo Stefano Scardigli. «Non vogliamo entrare in questa polemica – dice – anche se è chiaro che i toni usati dall'allenatore della Libertas ci sono sembrati fuori luogo. Noi però teniamo a avere buoni rapporti con tutte le altre realtà cestistiche cittadine, compresa la Libertas anche se è la nostra storica rivale. Se qualche ragazzo vuole cambiare casacca, faccia. È capitato anche a noi, ma non ne abbiamo fatto una tragedia. Chi sta da noi deve starci volentieri e noi siamo molto contenti sia del nostro settore giovanile che della nostra prima squadra e contiamo di avere grandi soddisfazioni dall'uno e dall'altra».

Completamente controcorrente (e non è la prima volta) va Paolo Vullo, deus ex machina dell'Us Livorno. «Non ho mai visto ragazzi cambiare società con la pistola puntata alla tempia. In più aggiungiamo che non è certo la prima volta che accadono spostamenti di massa, anche di squadre intere. Parecchi anni fa accadde con il Giornalino, per esempio. Anche a noi è capitato di vedere ragazzi che si erano formati all'Us Livorno andare poi in altre società, attratti da fattori vari, la maglia, l'allenatore, gli amici, la possibilità di fare campionati più importanti. Cose sempre successe e che sempre succederanno».

Labronica “assolta”, dunque? «Certamente. In più mi sembra che stiano lavorando molto bene, coinvolgendo un sacco di personaggi importanti, ex campioni, professionisti. Il Torneo al Forum può non essere stato un successo dal punto di vista degli spettatori, ma è stato un modello di organizzazione e efficienza».

Intanto, siamo pur sempre a Livorno che non è più capitale del basket me è e sarà sempre capitale dell'ironia e dello sberleffo, un bel numero di tesserati Labronica ha cambiato il proprio avatar su Facebook. Mettendo cosa? Una bella immagine della Banda Bassotti, ovviamente, con tanto di numero sul petto e mascherina agli occhi.

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