Il Tirreno

Livorno

Armandino ha scelto Livorno «Voglio restare sempre qui»

di Gianni Tacchi
Armandino ha scelto Livorno «Voglio restare sempre qui»

La storia e i progetti di Vajushi nelle parole del procuratore Sokol Haxhia «Signorelli lo voleva già nel 2012, è entusiasta del gruppo e dei tifosi»

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LIVORNO. Se ti chiami Armando e tocchi Livorno, il tuo destino è amaranto. Chiedete pure a Vajushi, che nel Chievo era ai margini (nessuna presenza in 6 mesi di Serie A) e qui invece ha stupito tutti. Con dribbling, corsa e sacrificio sulle fasce.

«Così contento – confessa Sokol Haxhia, il suo procuratore – l’ho visto poche volte. Si trova benissimo con tutti, è veramente felice. Ha un grande rapporto con i compagni, con Panucci e con Signorelli. Peccato per come sono andate le cose con lo Spezia, ma il gruppo è unito e si rialzerà subito».

Il primo contatto. Armando Vajushi è arrivato a Livorno nella seconda metà di agosto, ma i primi approcci risalgono a 2-3 anni fa. Sì, alla stagione 2012/13, quella della promozione in A con Nicola. Haxhia ricorda: «Sono in contatto con Signorelli da tanto tempo, visto che ho gestito tanti giocatori della Primavera amaranto. In quel periodo gli proposi Vajushi, che all’epoca era in Bulgaria, nel Litex Lovech. Ci trovammo allo stadio, ma la trattativa si fermò davanti alla richiesta per il cartellino: 2 milioni di euro. L’Udinese arrivò a offrire fino a un milione e 200 mila euro, ma il Litex rifiutò. E il ragazzo rimase lì».

La trattativa. L’Italia e il Livorno erano comunque nel destino dell’esterno albanese, preso lo scorso gennaio dal Chievo con un investimento minimo, visto che il giocatore era in scadenza con il Litex. «A Verona erano tutti contenti di questo acquisto – le parole del suo agente – ma il debutto non è arrivato. Non so se per scelte tecniche o societarie, in ogni caso non è riuscito a dimostrare il suo valore».

E quest'estate? «Il Chievo non mi ha mai detto di cercare un’altra sistemazione, ma io ho parlato con Armando e insieme abbiamo deciso di guardare intorno. Non avendo esordito in A, ho pensato alla B. E a metà luglio ho contattato Signorelli, che ha sempre creduto nelle sue qualità. “Parlo immediatamente con il Chievo e con Panucci”, la sua risposta». Così l’affare è entrato nel vivo. «Sì – prosegue – a Verona non erano così convinti di cederlo, ma io ho spinto per liberarlo. E abbiamo trovato un accordo. È stato determinante anche il parere di Panucci, che lo voleva a tutti i costi. Credo che abbia telefonato a Maran e a De Biasi per sapere qualcosa di più».

Il futuro. De Biasi? Sì, il c.t. dell’Albania. Vajushi è stato portato dall’Under 21 alla Nazionale maggiore proprio dal tecnico italiano, che l’ha convocato 6 volte (anche un gol per lui). Poi la parentesi veneta, le panchine e niente chiamate dalla sua Albania. L’esterno ha quindi scelto la maglia amaranto anche per conquistare un posto per l’Europeo della prossima estate, visto che la sua Nazionale è in corsa per la prima storica qualificazione. «È uno dei suoi sogni – aggiunge Haxhia – io vivo a Montecatini e gli ho sempre detto che Livorno è una grande piazza, quella giusta per ripartire. E l’inizio è stato positivo. Non giocava una partita ufficiale da dicembre, quindi non è ancora al top. Credo che abbia mostrato solo il 60-70% delle sue potenzialità. E anche con la lingua sta facendo progressi: a Verona parlava soltanto con Hetemaj (ha origini albanesi, ndr), qui non ha alternative…».

Sorride Sokol, anche quando racconta un episodio di qualche settimana fa: «Scherzando, Armando ha detto alla società che vuole andare in Serie A con il Livorno, restare e dimostrare le sue qualità qui. Tutto questo fa capire il suo spirito in questo momento». Sì, adesso gli manca solo il gol.

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